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- 09-03-2010 VALLI MONREGALESI
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Condanne per sindaco ed ex sindaco
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Condannati a un anno: il sindaco di Roccaforte, Renato Occelli, e il suo predecessore Francesco Salvadori. E insieme con loro quattro ex assessori e due tecnici. Il Tribunale di Mondovì ha sentenziato: colpevoli di falso ideologico e abuso d’ufficio, per aver piazzato l’agriturismo “Santa Lucia” in una classe acustica non idonea, a vantaggio della cava che sorge di fronte. L’indulto fa decadere la pena, ma la condanna è un dato di fatto. Però gli imputati ricorreranno in appello, e il sindaco chiarisce: «Non mi dimetto».
Ancora una volta un Tribunale guarda a quella frazione di Roccaforte, con una cava e i suoi impianti che sorgono a qualche decina di metri di distanza da un agriturismo e da un gruppo di case. Un agriturismo che, nel “Piano rumore” fatto dal Comune nel 2004, era stato classificato come “allevamento industriale”. Due sentenze avevano già stabilito che quel “Piano” non era valido, che un agriturismo non poteva essere “industriale”. La differenza è che ora il Tribunale ha stabilito che non si è trattato di un errore, ma di un atto voluto.
Giovedì 4 marzo il collegio, composto dai giudici Fiorello, Boccaccio ed Elefante, ha confermato la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero, il sostituto procuratore Riccardo Baudinelli: condanna per Renato Occelli (attuale sindaco di Roccaforte e vice all’epoca dei fatti), Francesco Salvadori (ex primo cittadino), Riccardo Somà (ex assessore, ora vicesindaco), Marco Vivalda (ex assessore, ora consigliere), Igor Violino (ex assessore, ora consigliere) e Manuela Taricco (ex assessore), oltre ai due tecnici che redassero il Piano, il dottor Alfredo Sacchi e la dottoressa Angela Fusca del Politecnico di Torino. A tutti sono stati riconosciuti i due capi di imputazione: falso ideologico in atto pubblico, e abuso d’ufficio.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane. Ma la sostanza è che, secondo il Tribunale, gli imputati hanno redatto quel “Piano” sapendo che si trattava di una violazione della legge, a vantaggio della cava e a svantaggio dell’agriturismo. Classificato l’agriturismo come “industriale”, l’Interstrade ha potuto mantenere il suo impianto di bitumazione a pochissima distanza dalle case.
La vicenda è vecchia di anni: il titolare dell’agriturismo, Fausto Stralla, aveva denunciato il Comune dopo l’approvazione del “Piano”, e il gup aveva deciso per il rinvio a giudizio nel 2007. Già nelle motivazioni del rinvio a giudizio si poteva leggere che, secondo il gup, la classificazione avrebbe causato «un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società proprietaria della cava (l’esonero dalle opere di risanamento acustico) e un danno al titolare dell’azienda agricola-agrituristica (nell’assoggettamento all’inquinamento acustico». E negli anni si affiancarono due verdetti, prima del Tar nel 2007 e poi del Consiglio di Stato a fine 2009.
«Questa è una sentenza che ci soddisfa in pieno – commenta l’avvocato Dal Piaz di Torino, che assiste Stralla –. Il pm stesso ha ripreso più volte, durante l’udienza, passaggi della recentissima sentenza del Consiglio di Stato che dichiarava illegittimo il “Piano rumore”. Ora penseremo alla causa civile, con la richiesta dei danni per il mio cliente»M.T.
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Credits: Zirak





