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San Pio V Onlus
- 09-03-2010 LANGHE E PIANURA
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Piozzo: ripulita la chiesa dei “batù naj”
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È stata sgombrata in questi giorni, dal molteplice materiale che ne ostruiva addirittura l’entrata, la chiesa della Misericordia, o di San Giovanni Decollato (i “Batù Naj”), grazie all’intervento di una ventina di intrepidi volontari, “primo” e “secondo” cittadino compresi. Subito l’interno è riapparso in tutto il suo splendore di pitture e decorazioni, con le belle cappelle laterali sormontate da un cupolino, la pavimentazione in marmo bianco e grigio decorato a mosaico davanti all’altare, pure in marmo, e il pregevole coro ligneo del XVIII secolo. È stata rimessa in ordine pure la sacrestia, che conserva ancora nei suoi armadi le cappe nere, ripuliti il corridoio, le scale e le due ampie stanze, al secondo piano; locali che furono costruiti in più riprese e necessari per le attività dei Disciplinanti Neri che, come già si è detto, qui avevano sede e che l’arricchirono, durante i secoli, di ricchezze ed opere d’arte.
Questa chiesa, che delimita con il suo cappellone laterale parte di piazza V Luglio e si affaccia sulla stretta via Roma, proprio nel luogo dove un tempo vi era il ponte levatoio che separava la “villa” (antico centro storico) dalle “ere”, fu edificato su una costruzione pre-esistente, nella prima metà del ‘600. Anche se non ha uno stile ben definito, l’edificio conserva in sé testimonianze di epoche diverse, alcune davvero molto antiche. Basta dare una sbirciatina nei suoi sotterranei: cinque stanze con resti di muratura che risalgono all’XI-XII secolo ed un sesto locale inagibile perché completamente ostruito dal fango accumulatosi durante i secoli dalla “Piozza” che lì accanto scorreva.
Un importante studio su questa fabbrica, concernente la parte storica, il recupero e il suo riuso è stato compiuto da Enrico Chionetti, residente a Carrù, ma di chiare origini piozzesi, con cui ha conseguito, nel mese di febbraio, la laurea in Architettura (Ambiente e Paesaggio) presso il Politecnico di Torino, sede di Mondovì. Ed è davvero un peccato che non si riescano a reperire i fondi necessari per il recupero di questo edificio che, per la posizione centrale e per i molteplici locali, potrebbe essere adibito a sala polivalente e ad ospitare il Museo parrocchiale e l’archivio; mentre mostre ed eventi potrebbero trovare degna cornice nei suoi suggestivi sotterranei.
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Credits: Zirak





