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Legittima difesa o legittimo eccesso?

Intervista al sostituto procuratore Chiara Canepa sulla legittima difesa

Legittima difesa o legittimo eccesso?

Roma, 1977. L’uomo entra nella gioielleria con fare ludico. Ventotto anni e volto semicoperto, sotto la giacca ha l’indice teso come fosse un’arma. Il proprietario lo vede. “Fermi tutti questa è una rapina”. Ladro burlone. Di getto, il gioielliere spara uccidendolo con un colpo in pieno petto. Così mori il calciatore Re Cecconi, centrocampista della Lazio e della Nazionale. Bruno Tabocchini, il gioielliere, fu assolto: giustificato dalla legittima difesa.

Dottoressa Canepa, come possiamo definire la “legittima difesa”?
Stando al Dossier 2015 del 4 maggio 2017, la “legittima difesa”, disciplinata dall’art. 52 del Codice penale, rappresenta una sorta di diritto all’autotutela che l’ordinamento giuridico italiano riconosce ad un cittadino nel caso in cui si ritrovi in un’improvvisa situazione di pericolo imminente, da cui è necessario difendersi e non sia possibile rivolgersi all’autorità pubblica per ragioni di tempo e di luogo.

Cos’è cambiato nell’ambito della legittima difesa e perché si è parlato di modificare la legge?
La recente proposta di modifica introduceva un nuovo secondo comma che parlava dei casi di legittima difesa in caso di violazione di domicilio “in tempo di notte” e “a seguito dell’introduzione in casa con violenza, minaccia o inganno”. L’ampliamento così proposto fa riferimento a quegli episodi di cronaca cruenti nei quali si è verificato un uso delle armi da parte di chi, minacciato, ha in qualche modo rivendicato la possibilità di difendersi in casa propria. La Camera dei deputati sembra voler intervenire sull’articolo 52 del Codice penale specificando che si considera legittima difesa la reazione ad una aggressione in casa, in negozio o in ufficio, commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno, e sull’articolo 59, che riguarda la disciplina dell’errore, stabilendo che la colpa di chi reagisce per autodifesa deve essere sempre esclusa quando l’errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione. Tale precisazione sembrerebbe voler escludere quella fattispecie intermedia tra l’omicidio doloso e l’omicidio scriminato dalla legittima difesa, che nel Codice penale viene classificato come “eccesso colposo”.

Secondo lei, potrebbe esserci un collegamento fra legittima difesa e innalzamento dei casi di violenza?
Sicuramente un cospicuo utilizzo e una rilevante presenza, nelle abitazioni private, di armi da fuoco potrebbe inasprire le modalità di aggressione dei criminali dediti a reati predatori: intendo dire, cioè, che, ove il ladro presuma o si aspetti che il proprietario possa difendersi tramite un’arma da fuoco, potrebbe decidere di dotarsi, a sua volta, di una pistola o di un altro strumento di offesa. Non solo per raggiungere il suo obiettivo, ma anche per difendere sé stesso.

Secondo lei, ci possono essere delle pressioni lobbystiche nei confronti delle leggi a favore della legittima difesa?
Purtroppo, il riconoscimento di “nuovi” diritti o, comunque, l’ampliamento di quelli esistenti può sempre prestarsi ad una strumentalizzazione, che talvolta pare dettata da circostanze di fatto e da problematiche sociali specifiche di un certo periodo storico.

Potrebbe raccontarci un fatto legale avvenuto nelle nostre zone?
Nella mia vita professionale mi è capitato, ad esempio, di contestare ed ottenere una sentenza di condanna in primo grado per un tentato omicidio reciproco commesso da due soggetti. Si erano dati appuntamento in una zona periferica del Cuneese per “regolare i propri conti” in materia di stupefacenti, e si erano attaccati a colpi di arma da fuoco. In questo caso non fu ritenuta sussistente la “legittima difesa” neppure per quello che sparò per secondo, dal momento che aveva accettato la “sfida” e che aveva esploso diversi spari nella direzione del proprio avversario, anche mentre quest’ultimo si dava alla fuga. Sono stati giudicati entrambi colpevoli.

Secondo lei, si arriverà mai alla libera vendita delle armi in Italia? Oppure è possibile che cambi la procedura per ottenere il porto d’armi?
Spero che la vendita delle armi in Italia sia sempre regolata da norme severe e stringenti come quelle attuali sul “porto d’armi”. Mi auguro, cioè, che sia sempre prevista la necessità di avere una speciale autorizzazione con verifica di pre-requisti ben definiti per poter acquistare un’arma da fuoco. La libera circolazione delle armi è senz’altro un pericolo per la sicurezza pubblica, a mio parere.

* * *
La risposta della dottoressa Canepa alla domanda sul rischio dell’innalzamento della violenza ci ha colpiti. Violenza che genera violenza, rifacendosi all’antico detto che “il sangue si lava col sangue”. È labile il confine tra la difesa dell’integrità personale e della proprietà privata nei confronti del rispetto della vita umana. Come se il “nido domestico” avesse maggior valore rispetto alla vita del ladro, appartenente ad una “sottocategoria” sociale. In una società in cui le armi sono facilmente fruibili, utilizzabili perché maggiormente legalizzate, violenza e rabbia rischiano di compromettere il senso di civiltà.

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