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«Grazie all'Italia e a Vicoforte che hanno riaccolto il re e la regina. Oggi è una giornata di famiglia»

Così Vicoforte ha vissuto due giornate storiche. Ma le contestazioni sono arrivate da tutta Italia

«Grazie all'Italia e a Vicoforte che hanno riaccolto il re e la regina. Oggi è una giornata di famiglia»

Non c'è politica. Non c'è memoria storica, né da rivedere ma nemmeno da pesare. «Oggi siamo qua in famiglia», sono le parole dell'ultimo Vittorio Emanuele di Savoia, quello attuale, che non ha mai potuto aggiungere il numero "IV" al suo nome. Parole probabilmente calcolatissime: «Per noi questo è un momento molto commovente – ha detto –. Siamo in famiglia: il re è tornato accanto alla sua amata regina, una cosa meravigliosa». Le tombe dei suoi nonni, Vittorio Emanuele III e della regina Elena sono da ieri una a fianco all'altra,a Vicoforte.

Così, lunedì 18 dicembre, i Savoia sono arrivati a Vicoforte. Quelli vivi, si intende: da Ginevra il principe Vittorio Emanuele con la moglie Marina Doria. Da Montecarlo il figlio Emanuele Filiberto con i cugini Sergio e Michele di Jugoslavia. Sono arrivati verso le due di pomeriggio. Un pranzo veloce a "Casa Regina Montis Regalis" e infine la commemorazione. Sono entrati in Santuario a rendere omaggio alla tomba dell'avo, con una preghiera tenuta dal rettore don meo Bessone. Fuori tutti gli altri: giornalisti, simpatizzanti, fedeli e curiosi - perché il Santiuario ha imposto che si trattasse di una cerimonia strettamente privata. Fuori anche il picchetto delle Guardie d'onore delle Reali tombe del Pantheon, arrivate da Roma.

Una scelta, quella di Vicoforte, che ha fatto discutere i Savoia anche al loro interno: «Perché la sede delle loro spoglie deve essere il Pantheon di Roma - ribadisce il figlio, Emanuele Filiberto –. Questa è una sede sicuramente provvisoria: quella definitiva spero fortemente sia Roma, come è dal 1878. Questa è la... prima tappa. Forse il re voleva rivedere il Piemonte, prima di tornare a Roma». A portare qua le salme è stata la richiesta della sorella dell'ultimo Vittorio Emanuele, Maria Gabriella: «Non ne sapevamo assolutamente nulla», afferma Emanuele Filiberto.  Perché quella battuta sul "Santuario di campagna", riportata dalle agenzie italiane? «Non l'ho mai detto, non mi sarei mai permesso». Ma, appunto, oggi si parla solo di famiglia. E di riconciliazione: «Non c'è nessun sentimento negativo. Oggi non siamo qua per parlare del passato. Ringrazio il presidente Mattarella». Ma, appunto, del passato non se ne parla proprio: non un cenno alla II Guerra, alle leggi razziali, alla fuga. Parole di gratitudine, pacate.

La salma della regina Elena di Montenegro è avvenuta a Vicoforte venerdì pomeriggio. Un trasporto in gran segreto (anzi «in riserbo», ha affermato casa Savoia per via del suo portavoce il conte Federico radicati di primeglio, incaricato da una procura firmata "da tutta la famiglia") dal cimitero di Montpellier, Francia, dove era morta e dove si trovava dal 1952. L’iniziativa di un rientro delle spoglie della stessa regina Elena e del re Vittorio Emanuele III (sepolto ad Alessandria d’Egitto), presa dai familiari di casa Savoia, risale come prima istanza al 2011, reiterata nel 2013, con la dichiarata disponibilità del vescovo mons. Luciano Pacomio a che l’evento potesse compiersi. Come affermato in un comunicato all’Agence France Presse (AFP), la nipote principessa Maria Gabriella ha “espresso profonda gratitudine al Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che ha permesso il trasferimento della salma in Italia”. E la stessa principessa ha aggiunto: «Confido che il ritorno in patria della salma di Elena di Savoia, la Regina amata dagli italiani, concorra alla composizione della memoria nazionale nel 70° della morte di Vittorio Emanuele III (28 dicembre 1947) e nel centenario della grande guerra».

Dal Santuario dichiarano: «La collocazione delle spoglie della regina nel loculo predisposto nei mesi scorsi – con tutte le autorizzazioni del caso (comprese quelle del Comune) – nella cappella di S. Bernardo è avvenuta in un contesto di riserbo e sobrietà, con la preghiera (a cura del rettore don Meo Bessone) prevista dal Rito delle esequie, per la deposizione nel sepolcro. Nella stessa cappella, accanto al loculo che ospita la regina Elena, è stato anche ricavato quello che accoglierà la salma di re Vittorio Emanuele III. Per ora non si conosce la data di arrivo delle spoglie del sovrano, che fu capo dello Stato dal 1900 al 1946. La cappella di S. Bernardo per adesso resta chiusa, in attesa che si realizzi appunto la traslazione del re. Quindi si predisporrà quanto opportuno per la visita di chi vorrà sostare in ricordo o in preghiera».

Il presidente del Senato: «Esclusa categoricamente la possibilità della tumulazione al Pantheon»
Tante, però, le manifestazioni di dissenso. Forse la più importante di tutte è quella del presidente del Senato, Aldo Grasso. «Un Paese maturo e democratico deve saper fare i conti con il proprio passato. Le responsabilità prima, durante e dopo l'avvento del fascismo, così come la firma delle vergognose leggi razziali, non consentono alcun revisionismo sulla figura e l'operato di Vittorio Emanuele III. Il rientro della salma in Italia, essendo stata esclusa categoricamente la possibilità della tumulazione al Pantheon, è un mero atto di umana compassione senza alcun onore pubblico, gestito con prudenza e sobrietà. Mi auguro piuttosto che le polemiche di queste ore si trasformino in una seria occasione di dibattito e di approfondimento storico, soprattutto tra le giovani generazioni»

Chiara Gribaudo, deputata PD: «Il giudizio della Storia su Vittorio Emanuele III non può dimenticare la legittimazione della marcia su Roma, la firma delle leggi razziali, l’abbandono dei militari italiani al loro destino. Non negheremo ad un uomo la sepoltura nella terra natìa, ma dobbiamo negare qualsiasi tipo di legittimazione a chi si trovò nella condizione di fermare la violenza, di impedire gli stermini, di guidare la riscossa del Paese, e scelse invece sempre di fuggire». fabiana Dadone, deputata 5 Stelle: «Per il re liberale che ha taciuto al fascismo non c’è spazio in tutta Italia, nessun onore, solo i fatti da lasciare indelebili alla Storia per ciò che ha permesso e senza possibilità di riabilitazione».

La Comunità Ebraica: «Questo fatto non può che generare profonda inquietudine. Vittorio Emanuele III fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l'ascesa e la violenza apertamente manifestatasi sin dai primi mesi del Ventennio». L'ANPI: «Esprimiamo il nostro sconcerto e la nostra sdegnata contrarietà alla traslazione nel Santuario di Vicoforte della salma di chi ha dato il 29 ottobre 1922 l’incarico di formare il governo a Benito Mussolini a seguito della farlocca Marcia su Roma. Firmò nel 1938 le abominevoli leggi razziali, indelebile macchia d’infamia della nostra storia; nulla o troppo poco fece per impedire l’ingresso dell’Italia nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale. In nessun caso perdono e pietà cristiana possono equivalere alla cancellazione della storia e alla rimozione della memoria. Soprattutto di questi tempi». Infine, ancora più secca la nota, apparsa su Facebook, del primo cittadino di Alba: «Mi dispiace dover dire che da oggi non metterò più piede nel bellissimo Santuario di Vicoforte di Mondovì. Voglio rispettare la memoria delle migliaia di vittime, soldati partigiani civili prigionieri politici, che a causa dell’incapacità e della scelte scellerate del “re piccolo”, hanno perso la vita».

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