Mondovì
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Il "caso" dei sacchetti Dimar alla prova della bilancia (FOTO)

Abbiamo verificato di persona. La bilancia scala la “tara” di 14 grammi: esattamente il peso del sacchetto più grosso

Il "caso" dei sacchetti Dimar alla prova della bilancia (FOTO)

È vero, abbiamo fatto la prova: al “Mercatò” di Mondovì (gruppo Dimar) il sacchetto non lo paghi. Non ha costo nominale e la bilancia scala la tara – e il peso è proprio quello giusto, abbiamo fatto la prova anche su quello.

Spiega l’ufficio comunicazione della catena che una volta gestiva “Famila” e “Maxisconto”, oggi “Mercatò” (nonché “Mercatò local” e “Big Store”): «L’azienda ha introdotto nei propri punti vendita un sacchetto di carta (pura cellulosa compostabile e/o riciclabile come previsto dalle normative sulla raccolta rifiuti). Sulla confezione le specifiche del materiale, mentre la finestra per il controllo del contenuto è in PLA, un materiale vegetale biodegradabile derivato dall’amido di mais». La bustina non si paga alla cassa perché, essendo in carta (e non in plastica), elude la nuova norma che prevede il pagamento dei sacchetti.

Quando la decisione è stata annunciata sul web, si sono scatenati i commenti: «In realtà si paga lo stesso! – è stata la tesi di qualcuno – Perché pesa molto di più che la plastica, e quindi la pesata aumenta!». Non avevamo altra soluzione che… verificare di persona, e lo abbiamo fatto. 

ECCO LE FOTO

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Il peso della merce nel sacchetto, prima dello scontrino: 0,688 kg

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Il peso della merce dopo lo scontrino: 0.674 kg: 14 grammi in meno

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Una pesata fatta sul solo sacchetto: esattamente 14 grammi

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Lo scontrino finale: 0,674 kg - quindi il sacchetto non è stato conteggiato

Responso: non si paga. Al momento di battere lo scontrino, la bilancia scala una tara standard di 14 grammi dalla pesata. E a una prova ulteriore, il sacchetto pesa esattamente 14 grammi.

«Abbiamo impostato la tara sul sacchetto più grosso – confermano da Dimar –, quindi ribadiamo: non ricade sul cliente. Abbiamo fatto una scelta su misura nel rispetto e per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche per la tutela dei nostri clienti». Ma in questo modo, chi paga? «Abbiamo fatto un investimento – spiegano –. Certamente quei sacchetti, a noi, costano molto più che quelli in plastica». Quanto in più? «Molto di più. Un investimento cospicuo. L’azienda ha scelto di non divulgare la cifra. E ci teniamo a precisare che questo costo aggiuntivo non viene equilibrato da rincari sul reparto ortofrutticolo».

Il "caso" dei sacchetti Dimar alla prova della bilancia (FOTO)
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