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Si cerca il pretesto per il peggio?

La voglia di far salire la tensione sembra percepibile a fiuto immediato. Pare che ci si ritrovi, da più parti, ai bordi di una polveriera che sta crepitando ad intermittenza

Si cerca il pretesto per il peggio?

L’intrecciarsi di notizie preoccupanti da più fronti, nei giorni complicati che stiamo vivendo, spinge più d’uno a domandarsi con forte inquietudine se non si stia cercando, a tutti i costi, un pretesto per far deflagrare un terzo conflitto mondiale. Anche se già in atto ci sono guerre più o meno striscianti, più o meno evidenziate dai media, più o meno attenzionate dai più… al punto da far dire, in più occasioni, a Papa Francesco, che un terzo conflitto mondiale è in corso a spezzoni, qua e là, a dispetto di tutte le diplomazie per altro non sempre credibili. Da una parte la Corea del Nord sta allertando lo scacchiere dell’estremo Oriente, mostrando i muscoli di una strategia rischiosa a colpi di missili e di imprevedibili mosse a sorpresa. Dall’altra parte il medio Oriente resta in fiamme per le guerre al cosiddetto Califfato dell’Isis, con l’incognita del popolo curdo che non si rassegna ad essere sacrificato nelle spartizioni prevedibili di quei territori senza pace. Tornano ad innalzarsi i muri, tra Usa e Messico, tra Turchia e Siria, tra Israele e territori palestinesi… L’Ucraina ed il Donbass restano una ferita aperta, per nulla suturata, che può riesplodere da un momento all’altro. Avanzano o pensano di avanzare i movimenti nazionalistici, xenofobi, di estrema destra… contagiando un’Europa sempre più in affanno, se non disorientata ed indebolita nei suoi pilastri portanti di tolleranza, di democrazia, di solidarietà… Adesso si è aggiunta la tensione tra Turchia ed Olanda, con parole pesanti, che da Ankara hanno rievocato il nazismo riemergente e con la replica de L’Aia per respingere al mittente una posizione inaccettabile: il tutto a margine del veto olandese alla presenza del ministro degli esteri turco a Rotterdam per la campagna referendaria tra i connazionali presenti nei Paesi Bassi, con l’intento di convincerli a dire sì ad una riforma costituzionale che cambia un po’ la antica pelle democratica e laica della stessa Turchia. Insomma la voglia di far salire la tensione sembra percepibile a fiuto immediato. Pare che ci si ritrovi, da più parti, ai bordi di una polveriera che sta crepitando ad intermittenza.
Forse c’è da ricordare a tutti che non si può scherzare così improvvidamente con il fuoco. Poi il peggio rischia di farsi inarginabile. E saranno baratri per tutti, senza troppe eccezioni. Non ne sentiamo proprio bisogno. Meglio, molto meglio tenere i nervi saldi fin che c’è il tempo di farlo.

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