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- 06-10-2009 MONREGALESE
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50 anni fa “Campanile Sera”
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Non sembra vero, ma questo novembre sarà mezzo secolo dalle quattro mitiche serate di Mondovì a “Campanile Sera”, e la scomparsa di Mike Buongiorno, che fino a ieri ci pareva intramontabile, mi induce – anche per insistenza di alcuni amici lettori – ad anticipare di qualche settimana i ricordi che avevo in serbo. Aggiungeteli alle molte cose che sono state dette in questi giorni, e chi di voi può dire con me “io c’ero” peschi a sua volta nella memoria volti e accadimenti legati a quelle settimane magiche, quando Mondovì, grazie alla sua compattezza e alla sua simpatica sportività fu salutata addirittura come “capitale morale d’Italia” da un fine umorista come Giovanni Mosca.
Propiziata dal prof. Silvio Barelli, musicista monregalese e allora dirigente Rai, la prima apparizione di Mondovì davanti all’Italia tutta avvenne il giovedì 29 novembre 1959 e si concluse con una vittoria secca per 6 a 0 su Montefiascone. Quella del 27 novembre con un altro cappotto su San Miniato, la terza con un sonante 10 a zero su Osimo. Il giovedì seguente, quando il gioco cominciava a pesare, venne la sconfitta sotto la neve a opera di Vasto, complici un rampichino spelacchiato e la coda del Diavolo al Pontelungo. La favola breve era finita, ma non affondò nell’oblio. Anzi assurse quasi a mito, a motivo di rimpianto per una stagione fervida di coesione civica, di fiducioso attivismo.
In quel 1959 scorreva lungo l’Italia un solo canale televisivo, e su di esso galleggiavano sogni in bianco e nero. Se cent’anni prima il Cavour aveva fatto l’Italia, adesso la tivù dava una mano a fare gli italiani. Una tivù da pionieri, senza preoccupazioni di audience, rivolta a un pubblico ingenuo ma non sprovveduto, che pendeva tutto da quell’unico teleschermo.
Dopo le sfide a “Lascia e Raddoppia” che avevano riempito bar, cinema e le case più fortunate già provvedute di costoso televisore, veniva la sfida tra campanili di città piccole e medie. Un’operazione di retroguardia? Giudicatela pure così, se volete, con sufficienza, come del resto con sufficienza Umberto Eco aveva guardato alla “mediocrità” di Mike. Certo la cultura correva e corre su altri binari; ma come operazione promozionale quello fu un altro indubbio successo che aiutò la nascente tivù a decollare.
Al fianco di Bongiorno, Renato Tagliani ed Enzo Tortora, ignaro di un avvenir mal fido.
Giorni grandi, frenetici, coinvolgenti. A Milano, in gara ai pulsanti e in cabina, Nino Manera e Sheila Di Salvo, poi surrogata dal sottoscritto. Particolare curioso: tra Manera e me era in corso qualche accesa polemica giornalistica (Nino, oltre che sulla Stampa, scriveva sulla Gazzetta di Mondovì, ed io, studentello universitario, oltre a dirigere l’Asino Rampante, scrivevo sull’Unione). Ma le accoglienze della colonia monregalese a Milano e la tensione vissuta gomito a gomito in cabina ci trasformarono in alleati pressoché imbattibili.
A Mondovì intanto, nel bel salotto di piazza Maggiore, agli ordini del portavoce prof. Marco Antonio Aimo, vigilavano schiere di esperti sommersi da libri e enciclopedie; nella Biblioteca civica trasformata in “Pensatoio” (una trovata che fece subito tendenza), erano all’erta super esperti segreti, tra cui austere filosofe (la preside Emilia Cordero di Montezemolo), e dotti monsignori (Gasco e Moizo). Appostate nei punti nevralgici, le veloci staffette del dott. Riccardo Crosetti, erano pronte a scovare a richiesta qualsivoglia oggetto, mentre calciatori e ginnasti si scaldavano i muscoli per prove massacranti, e i musici della Banda erano impazienti di dare fiato alle trombe non meno del famoso Turchetti. Il tutto in una cornice di folla colorita, festosa, spiritosa, con gli studenti in prima fila, impegnati a far goliardicamente onore alla loro città di studi, anche “sequestrando” per ore Enzo Tortora, felice di stare al gioco.
Attraverso il teleschermo la simpatia, dilagò in tutta Italia. Forse mai come allora Mondovì provò la gioia di sentirsi circondata – da vicino e da lontano – da tanti vecchi e nuovi amici. Forse mai come allora riuscì a mostrare un volto invitante, fresco, allegro, efficiente.
Giorgio Bocca, inviato dell’”Europeo”, su quella profusione d’impegno fece un po’ d’ironia; ma il Corriere della Sera parlò di coordinamento impeccabile, la Gazzetta del Popolo di organizzazione di prim’ordine, mentre Giorgio Lunt, che allora curava per la Stampa la rubrica “Specchio dei tempi”, grondava nei suoi servizi di affezione per Mondovì.
Regista di tutto, lieto e sorridente come forse non è stato mai più, Memo Martinetti, sindaco fresco di nomina e d’anni. Co-regista di grande polso e di grande intuito, la prof. Adelina Barberi Prinotti,
A Mondovì e alla sua raffica di vittorie non ci fu giornale o settimanale che non dedicasse intere pagine, con grandi foto e titoloni. Bongiorno si fregava le mani: “Finalmente abbiamo il paese campione: non poteva andare meglio”, ripeteva.
E il giornalista Camillo Brambilla riferiva: “Con queste vittorie si delinea l’avvento di un mito televisivo: la città personaggio”.
Insomma, una manifestazione corale che, tra l’altro, rivelò valide disponibilità da utilizzare anche in cose più serie di un gioco televisivo. Il che avvenne, di lì a poco, con un Comitato Manifestazioni e Turismo, con le prime edizioni del Premio “Torri d’oro” e del Premio di Bontà, con le tre borse di studio formate con gli interessi delle vincite a Campanile Sera (tre milioni d’allora) e con centinaia di altre borse raccolte tra la cittadinanza e consegnate durante affollate e vivaci serate cittadine.
E proprio per la rivista “Mondovì… c’era”, allestita al Cine Teatro Corso con la regia di Rina Corbelli, presente Enzo Tortora festeggiatissimo, parodiando il Manzoni sciolse questo cantico che forse non morrà:
“Tivù. Siccome un monito
giunse il ben noto invito:
stette la gente immobile
quasi pensando a un mito;
ne fu percossa, e attonita
rimase la città.
Memo pertanto, il sindaco,
che allor fu l’uom fatale,
in vero campo riordina
la sede comunale:
un’occasione simile
quando mai tornerà?”.
ERNESTO BILLO'
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Credits: Zirak





