- 02-02-2010 ITALIA
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Facce che ci guardano dai cartelloni
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La campagna elettorale, sia pure ancora non formalmente, è già in pista. Lo si avverte dai manifesti murali soprattutto, da un po’ di stampa partitica che giunge a casa, dall’intraprendenza di candidati che inviano lettere ai giornali e dicono la loro su di tutto e di più, presenziano a vari eventi, cercano la consueta visibilità… Presto faremo i conti, forse, con qualche trovata originale, curiosa, inedita… Anche se appare impresa ardua quella di inventare qualcosa di nuovo che dribbli i soliti slogan che dicono tutto (e niente), adatti ad ogni bandiera e ad ogni personaggio. Perché è praticamente impossibile immaginare il contrario di un messaggio fatto apposta per accalappiare consensi… Stando infatti alle frasi fatte, pressoché tutti vogliono il meglio per noi… cittadini. Anche se a noi rimane talora l’impressione di essere un po’ sudditi… corteggiati alla grande quando abbiamo nelle mani un voto da assegnare.
In queste settimane dovremo ragionare sulla Regione, cioè dovremo scegliere le persone a cui affidare la guida del Piemonte. E chissà se riusciremo a farci un’idea compiuta, consapevole, pensata e ripensata? Intanto dovremo averne voglia. Cioè dovremo avere a cuore le sorti della nostra terra. E dovremo chiedere conto ai candidati di scoprire le carte al riguardo. E per questo obiettivo dovremo mettere in campo un po’ di tempo, di pazienza, di intraprendenza. Ci occorre un pizzico di determinazione per riparlare concretamente di politica. Una campagna elettorale “diversa” ha necessità di un interlocutore vivace, attento, reattivo. Se l’elettore è solo passivo e spesso svogliato, il candidato sarà unicamente propenso alla propaganda spiccia, senza troppi ragionamenti, mirata a raccogliere voti e basta (a scatola chiusa!).
Ma chi cerca consensi deve mettersi in gioco in campo aperto, non soltanto con la sua faccia sui manifesti. Come sarebbe intrigante e democraticamente qualificante poter tornare alle campagne elettorali di decenni orsono in cui si dibatteva sulle piazze, nei saloni, sui giornali… quando si viveva con passione il contraddittorio, quando ci si misurava sui programmi, sulle visioni della politica, sulle cose da fare!
Adesso molto (o quasi tutto) si gioca mediaticamente, in Tv, sui nuovi media, negli sms, su Internet, nei social-forum, nelle faccione che campeggiano dai cartelloni, sui bus… E, forse, è comprensibile la nostalgia per il gusto della parola viva, del dibattito, dello scambio diretto. Ma forse, purtroppo, non è più il tempo. E dispiace. Perché questa politica ruspante ci appare decisiva, insieme ad un ritorno coerente alle questioni serie che riguardano il nostro Piemonte bisognoso di risposte concrete e non di troppi slogan. Non basterà ovviamente la comparsa del candidato come fosse un’apparizione, là dove sono radunati i convinti di votarlo. Ci vorrà altro. E sarebbe anche un’opportunità interessante per abbassare i costi della stessa campagna elettorale, facendo più politica e meno propaganda. Diciamo questo per restituire alla politica appunto una sobrietà che la renderebbe sicuramente più dignitosa, meno spettacolare, più alla portata e meno virtuale, più condivisa e meno piazzata come un detersivo… C’è forse del qualunquismo, talvolta, nelle critiche squalificanti alla politica che costa troppo. Ma qualche segnale in controtendenza non guasterebbe. Magari innovando la campagna elettorale, rendendola più semplice, riportandola al contatto diretto, restituendola ad un confronto tra la gente, mentre ormai tutto è ricacciato nei salotti televisivi ed in orbite distanti ed evanescenti.
Chi deciderà sulla sanità regionale, sulla compatibilità ambientale in terra piemontese, sui trasporti e sui collegamenti, sulle linee di sviluppo, sulle politiche di attenzione sociale, sulla sorte della montagna e della periferia… deve spiegarsi “de visu” con chi lo può votare. E chi ha in mano il consenso da esprimere non può limitarsi a sbirciare un santino raccattato al mercato e neppure a reagire con pregiudizi, con sentori ideologici, con umori “di pancia”… come se tutto fosse già colorato, a prescindere. Quindi da mettere in conto c’è anche questa piega, non bella, che spiazza piuttosto.
Si incontreranno lo sforzo dal basso di partecipare con la disponibilità dall’alto a misurarsi senza rete?CORRADO AVAGNINA
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