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- 16-04-2012 CULTURA
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Il colonnello che “resistette” a Roma
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E’ appena uscita presso l’editore Dalai una documentata e avvincente biografia del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, un militare d’antica e nobile famiglia monregalese che fu uno dei capi della Resistenza romana, arrestato e torturato dalle SS di Kappler e ucciso alle Fosse Ardeatine. L’ha stesa Mario Avagliano ripercorrendone l’intera vicenda umana con continui riferimenti a brani di diario, lettere, testimonianze e atmosfere d’epoca (422 pagine, 22 euro).
Nato nel 1901, ebbe una rigida formazione a Torino, a 17 anni partì volontario per la Grande Guerra, consentì inizialmente col fascismo, si laureò in Ingegneria, sposò la figlia del medico di famiglia e andò a combattere in Spagna conto i “rossi”. All’entrata dell’Italia nella seconda Guerra mondiale, era a servizio del Comando Supremo, poi in Africa ufficiale di collegamento con i nazisti del gen. Rommel. Ma ormai era assalito dai dubbi sul Regime e sulla guerra di Mussolini, pur restando fedele al giuramento fatto al Re. Così svolse una parte non secondaria in quella sorta di colpo di Stato che il 25 luglio ’43 portò all’allontanamento e all’arresto del Duce e ai 45 giorni di Badoglio, di cui divenne segretari particolare (tra l’altro, fu lui a ritirare da Palazzo Venezia le carte segrete di Mussolini).
Dopo l‘Armistizio dell’8 settembre entrò nel comando di Roma città aperta che tentava di contrastare l’occupazione nazista. E quando i tedeschi arrestarono il gen. Calvi di Bergolo che operava con lui, si diede alla clandestinità, e da quella tirò le fila della resistenza militare a Roma e nella penisola “impersonando al meglio la scelta dei militari rimasti fedeli al giuramento monarchico”.
In quei drammatici mesi, Roma conosceva i rigori della legge marziale, rastrellamenti, arresti, deportazioni di ebrei. E Montezemolo e il Fronte militare clandestino intensificarono il reclutamento e l’organizzazione di forze per una resistenza attiva e passiva. Ma il 25 gennaio 1944, per una delazione, il colonnello e il suo gruppo vennero arrestati per ordine di Kappler, che considerava Montezemolo il nemico più temibile come promotore di una rivolta armata. Mentre era detenuto e torturato nella famigerata prigione di via Tasso, il papa Pio XII e il card. Montini tentarono inutilmente di farlo liberare e i comunisti di farlo fuggire. Poi l’attentato di via Rasella e, il 24 marzo, la rabbiosa vendetta tedesca. 10 italiani per un tedesco, anzi di più: l’esecuzione di 335 ostaggi, partigiani, militari, civili...
“Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata” s’intitola la biografia priva di retorica e coinvolgente come meritava “un eroe italiano di prima grandezza che, se non fosse stato trucidato, sarebbe divenuto un protagonista dell’Italia del dopoguerra” (lo ha scritto Aldo Cazzullo in un’ampia recensione sul “Corriere della Sera” del 10 aprile).
A fine luglio ’44, appena liberata Roma, il gen. Alexander, comandante delle Forze alleate in Italia, aveva scritto personalmente alla vedova marchesa Amalia, con profusione di stima e di maiuscole: “Desidero esprimere la mia profonda ammirazione e la mia gratitudine per l’opera inestimabile e coraggiosa svolta da Suo marito a vantaggio degli Alti Comandi Alleati ed Italiani durante l’occupazione germanica di Roma. Nessun uomo avrebbe potuto fare di più e dare di più alla causa del suo Paese e degli Alleati di quanto Egli fece; ed è ragione di rimpianto per me che Egli non abbia potuto vedere gli splendidi risultati della sua inalterabile lealtà e sacrificio personale. Con Lui l’Italia ha perduto un grande patriota e gli Alleati un vero amico”.
Ora il libro è un nuovo tributo alla memoria di un martire che Mondovì sente anche suo, come testimonia il suggestivo ricordo dedicato a lui e a un altro martire della libertà – il carabiniere Salvo d’Acquisto – in un angolo appartato e suggestivo di Mondovì presso piazza d’Armi. Un monumento salutato ogni anno da giovani, da rappresentanze civili e militari e anche, quando possibile, dai figli del colonnello, il cardinale Andrea, già nunzio a Gerusalemme e ora a San Paolo fuori le mura, e la marchesa Adriana.
ERNESTO BILLò
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Credits: Zirak




