L'Unione Monregalese |
Contatti |
Redazione |
Redazione Sportiva |
Dove Siamo |
Abbonamenti |
Diocesi |
Pubblicità |
San Pio V Onlus
- 12-06-2012 VALLI MONREGALESI
-
La storica vetreria di Chiusa torna all'antico splendore
-
In questi giorni sono terminati i lavori che hanno riportato all’antico splendore le facciate del monumentale edificio che un tempo ospitava gli uffici e gli appartamenti della Regia Fabbrica dei Vetri e Cristalli della Chiusa. Si è concluso così il primo lotto di un intervento che trasformerà una parte dell’enorme palazzo della “Regia Fabbrica dei Vetri e Cristalli” in un albergo con ristorante ed otto camere da letto. L’importo complessivo dell’intervento ammonta a 1.166.000 euro, finanziato per 707 mila euro dalla Regione Piemonte e coperto per la restante dal Comune di Chiusa Pesio con l’attivazione di un mutuo. Al termine dei lavori di ristrutturazione, la gestione della struttura alberghiera sarà affidata a privati attraverso un bando pubblico. L’ingresso dell’albergo verrà realizzato a destra dell’androne carraio, posto sul fronte dell’edificio che si affaccia verso il sottostante abitato di Chiusa Pesio, mentre la restante porzione del piano terreno, un tempo adibita a cinematografo, per il momento non sarà interessata dai lavori. Proprio questa parte della struttura, qualora la gestione dell’albergo desse buoni frutti, potrebbe essere utilizzata un domani per un ampliamento della struttura ricettiva. La storia dell’edificio affonda le proprie radici nell’epoca in cui la monarchia sabauda individuò la Valle Pesio, ricca del patrimonio boschivo dei Certosini, come sede ideale per la localizzazione di una fabbrica che avrebbe dovuto mettersi in concorrenza con le già affermate vetrerie veneziane e boeme. Nel 1760, con capitale stanziato dalle Regie Finanze, venne quindi formata una società che acquistò alcuni edifici in regione Paschero, stipulò un contratto con i Padri della Certosa di Pesio per una somministrazione ventennale di legname e diede inizio alla costruzione degli edifici destinati ad ospitare la vetreria. La struttura della vetreria comprendeva al piano terreno i due “casoni” delle fornaci, i magazzini di calce, sabbia, salino e dei prodotti finiti, i locali per le varie lavorazioni, il laboratorio del fabbro e del falegname, la scuderia e la cappella con annessa la sacrestia. Ai piani superiori erano ubicati invece gli alloggi delle maestranze, serviti da un ballatoio interno, i locali dell’amministrazione e l’alloggio del direttore. Vi era inoltre il canale derivato dal torrente Pesio a monte dell’abitato che consentiva l’approvvigionamento del legname attraverso la flottazione dei tronchi dall’alta valle alla vetreria e alimentava il movimento delle macine dello stabilimento. Per garantire una manodopera qualificata, le maestranze inizialmente furono in massima parte costituite da operai boemi, francesi e veneziani.
Nel 1773, con decreto di Vittorio Amedeo III, le Regie Vetrerie vennero affittate a privati. La produzione venne interrotta nel 1799 per l’occupazione della fabbrica da parte delle truppe francesi ed austriache. Superata la crisi, la vetreria riprese comunque a pieno ritmo un’attività produttiva di alto livello, a coronamento della quale i suoi prodotti vennero insigniti, nell’Esposizione di Parigi del 1806, della prestigiosa medaglia d’argento. Quattro anni dopo, in seguito alla “Alienazione dei beni nazionali”, la vetreria passò alla proprietà privata dei Saroldi e Avena. Nel 1856 la fabbrica cessò completamente l’attività produttiva.
Abbattuti i “casoni” delle fornaci, l’edificio civile venne smembrato in due lotti: una parte venne adibita a sontuosa abitazione degli Stuaut - Avena con la costruzione di un monumentale scalone in marmo. Ora questa ala dell’edificio, venuto in possesso delle Suore Missionarie del Sacro Cuore nel 1968 e da loro utilizzata per lunghi anni prima come orfanotrofio e poi come Casa di riposo, è sede della comunità “Cenacolo” di suor Elvira. L’altra parte dell’edificio, che prospetta verso l’abitato di Chiusa Pesio, dal 1878 alla seconda guerra mondiale, venne utilizzata come caserma degli Alpini per essere poi negli anni ‘70 ristrutturata dal Comune nell’ottica di una conversione in “case popolari”. I lavori vennero però sospesi per un dissidio scoppiato fra il Comune e l’impresa costruttrice. L’edificio rimase così per lungo tempo incompiuto sino all’attivazione di questo intervento che ha riportato l’aspetto della facciata a come appariva in un dipinto ottocentesco nel quale spicca centralmente l’armonico campanile della confraternita della Santissima Annunziata.EZIO CASTELLINO
PRIMO PIANO
Allarme Duomo, la facciata si sta “staccando”,MONDOVI' E DINTORNI
Ennesima buca alla rotonda in via DurandoVALLI MONREGALESI
S. Michele: giovane muore in motoLANGHE E PIANURA
Bene. I Carabinieri sequestrano un cantiere abusivoCEBANO E VALTANARO
San Bernardo: «Vogliamo chiarezza»VALBORMIDA
«Sono vivo per miracolo»VITA ECCLESIALE
Il perimetro della famiglia è quello della società
Credits: Zirak




