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- 12-06-2012 MONREGALESE
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“Mago” a processo per “rito d’amore”
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Sulle pubblicità delle riviste di annunci si faceva chiamare “il maestro Filippo”, o “il professor Camillo Barzi, esperto in arti occulte”. Ora Filippo Scardi, 43enne piacentino e sedicente “mago” da riti d’amore, è a processo davanti al Tribunale di Mondovì. Deve rispondere di truffa ai danni di un monregalese, da cui si fece dare nel giro di un paio d’anni la somma di 83 mila euro. Quando la Finanza andò a cercare nei conti correnti riconducibili a lui, trovò movimenti per centinaia di migliaia di euro.
Fatti avvenuti fra il 2008 e il 2009. Una brutta storia, con un copione che oggi chiameremmo classico. Questa volta la vittima è un uomo che risiede nel Monregalese: alcuni anni fa, mentre attraversava una brutta situazione di crisi familiare, lesse per la prima volta l’annuncio pubblicitario del “professor Barzi” sulla rivista “Astra”. Prese il telefono, e chiamò. Lo ha raccontato lui stesso martedì mattina in aula, davanti al giudice Alessandra Coccoli e al pubblico ministero Riccardo Baudinelli, sostituto procuratore di Mondovì: «Era un periodo della mia vita in cui mi sentivo disperato – ha detto –, non sapevo più a chi rivolgermi. Non credo nella magia, ma in quei momenti...».
Il “mago” gli promise che si sarebbe occupato del suo caso: «Mi disse che la mia situazione era complicata perché c’erano forze occulte contro di me, e mi chiese dei soldi per poter fare il primo rito. Pagai, e non accadde nulla. Il professore mi disse che non aveva funzionato perché c’era resistenza da parte di un’altra persona, che serviva un altro rito e altri soldi». Fu l’inizio di una spirale. A ogni nuova magia, c’era una nuova richiesta di denaro: sempre via telefono, senza nessun incontro faccia a faccia. L’esperto professore si faceva pagare quasi sempre con vaglia postale. Il “mago” si fece anche spedire un fazzoletto, intriso con il sangue del cliente: serviva per andare avanti con i rituali. E intanto le richieste si facevano sempre più pressanti: «A un certo punto mi disse che la sua magia non era sufficiente, che avrebbe dovuto consultarsi con dei colleghi in Francia – continua l’uomo, rispondendo alle domande del pm – e mi chiese altri 30 mila euro. Un’altra volta mi disse che doveva recarsi da uno sciamano in Marocco, sempre per il mio caso: altri 8 mila euro. E mi disse che se non avessi pagato, lui avrebbe rivolto contro di me la magia nera».
Quando la Finanza iniziò a indagare sul “mago”, scoprì che non esisteva alcun “professor Barzi”: «Tutte le utenze e le pubblicità erano intestate al signor Filippo Scardi – ha spiegato il luogotenente Moreno Emilio, della Finanza di Mondovì –, il quale risultava privo di reddito e quasi nullatenente: i beni erano intestati alla moglie, oppure a una sua parente. Non sembrava neppure che possedesse un’auto, nonostante ci risultò che fosse stato fermato dalla Forze dell’ordine a bordo di macchine di grossa cilindrata come “Porsche” o “Audi”. Sui conti correnti riconducibili a lui risultavano depositate poche somme, ma movimenti frequentissimi: grossi versamenti, quasi sempre in contanti, per centinaia di migliaia di euro nel giro di poco tempo». Dai pochi versamenti effettuati tramite bonifico, si è scoperto che i clienti erano numerosi, e da tutta Italia: due donne, entrambe cadute nella rete della magia a pagamento, hanno reso la loro testimonianza in aula.
L’avvocato difensore, il legale Dodici del Foro di Piacenza, ha chiesto al giudice che vengano acquisiti agli atti i tabulati telefonici, per capire quante telefonate sono intercorse tra la vittima e l’imputato nel periodo in questione, nonché il dissequestro del conto intestato alla moglie. Il pm e l’avvocato di parte civile (il legale monregalese Giancarlo Bovetti), si sono opposti, mentre il giudice si è riservato di esaminare la richiesta prima di pronunciarsi. Il caso è stato rinviato al febbraio dell’anno seguente.
M.T.
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