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- 25-07-2012 VALLI MONREGALESI
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Dialogo sulle cave a Villanova
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Quelle cave continuano a fare discutere. Parliamo dei siti di escavazione delle ditte “Giuggia” e “Saisef” di Villanova: le due cave sotto alla collina di Momburgo, per le quali esiste una richiesta di ampliamento da parte delle aziende che ha suscitato qualche perplessità all’interno dell’opinione pubblica. Le parole del presidente del Comitato ambientale sono pacate, ma anche piuttosto ferme: «Dire che senza le cave non si potrebbero asfaltare le strade e preparare il cemento, elogiando il fatto che ciò dura da secoli, non è una “proposta”. Noi, invece, crediamo che sia possibile una strada diversa. Ci basta parlarne».
Un paio di mesi or sono il Comitato aveva lanciato pubblicamente un appello, inviato direttamente a Roma al Ministero: adottare un “vincolo paesaggistico” per la collina e per Monte Calvario che andasse a sostituire gradualmente l’attività di cava con un recupero ambientale completo. In pratica: smetterla di pensare solo a scavare, e iniziare a progettare un ripristino ambientale per il futuro. Una nota che non deve essere sfuggita ai lavoratori delle due cave. Ed ecco emergere, poco tempo dopo, una voce nuova, inedita in casi come questi: quella del sindacato dei lavoratori. Attraverso una lettera, il segretario cuneese di Filca Cisl Gerlando Castelli, aveva risposto al Comitato: «La soluzione che viene proposta è di riconvertire i posti di lavoro in attività turistiche ed ecocompatibili. Soluzione perfetta in teoria... ma in pratica? Garantire il lavoro a persone, molte delle quali over40, proponendo una “clamorosa” riconversione non è cosa facile da realizzare».
Il botta-risposta continua. Per ora solo sotto forma di dichiarazioni: ma entrambe le parti sembrano vedere di buon occhio l’inizio di un dialogo che porti a un qualche risultato. «Del resto, il nostro Comitato non “rivendica“ nulla – spiega Gianni Masia, presidente del Comitato “Ama il tuo paese” – : ha un operato che si fonda e si è sempre fondato su proposte e confronti. Non abbiamo alcuna finalità ostile verso le cave, lo abbiamo sempre detto. Siamo perfettamente consci che, soprattutto in questa fase, il lavoro è un diritto che va tutelato in ogni modo. Nella posizione dei sindacati ci pare che il riferimento all’ambiente sia... un mero esercizio accademico: una sorta di triste “scelta del male minore” tra le conseguenze ambientali della coltivazione mineraria e la temuta disoccupazione che si potrebbe generare se le cave riducessero la loro attività o addirittura la cessassero. Non leggo alcuna proposta alternativa. E si conclude semplicemente con l’affermazione che “tanto bisognerebbe spostarsi a scavare da un’altra parte”». Ritornando sul tema, Masia insiste sulla visione del Comitato: «Noi crediamo che una strada diversa sia invece possibile. Non sarà un argomento “facile da realizzare”, ma va affrontato. Non fosse altro perché altrimenti non stiamo facendo altro che lasciare il problema da risolvere alle prossime generazioni». Ultima precisazione, che Masia fa cadere a mo’ di postilla: «Non siamo un soggetto elettorale, e non abbiamo secondi fini. Siamo un gruppo di persone che ha a cuore il futuro di questa zona... ma non solo: le polveri di una cava non si fermano ai confini comunali, e noi non abbiamo una visione circoscritta al territorio. Ai sindacati diciamo: abbiamo voglia di provare insieme, con tutte le altre parti coinvolte, a creare una storia diversa rispetto a quanto è accaduto sinora. Ci siete anche voi? Noi vi stiamo aspettando».
Invito che, a sentire le parole di Castelli, sembra voler essere accolto senza problemi: «Sederci a un tavolo e discutere? Siamo disponibilissimi – dichiara –. Vorremmo capire come verrà risolta la questione-occupazione, che certo scaturirà dall’eventuale chiusura delle cave. Stiamo parlando, indotto compreso, di oltre 400 posti di lavoro». Interviene però anche sulla questione ambientale: «Noi concordiamo pienamente con quanto sostenuto dall’Associazione: ma il nostro ruolo, soprattutto oggi, ci impone una severa attenzione a salvaguardia dei posti di lavoro. Se esiste la possibilità di conciliare tutti gli aspetti, non solo in teoria ma in pratica, saremo i primi a sostenere questa eventuale tesi e faremo tutto quanto possibile per contribuire ad individuare una soluzione di questo tipo. Altrimenti, con realismo, occorre garantire quanto oggi esistente. Siamo convinti che con una sana e costruttiva discussione tra tutte le parti in causa si possano trovare soluzioni idonee alla salvaguardia dell’attività delle cave, dei posti di lavoro e ovviamente dell’ambiente». Sì a un dialogo, dunque, ma solo se porta a una conclusione vera: «Noi non siamo un organo di stampa, ma un sindacato – conclude Castelli –, che è abituato ad affrontare i problemi praticamente. Per cui, quanto prima, siamo disponibili ad un confronto serio e costruttivo, che certo non potrà avvenire solo sulle pagine dei giornali».M.T.
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