Mondovì: scommettere su una Università privata

Dopo ventisei anni, torna all’attenzione la proposta del sen. Luciano Lorenzi, per dare a Mondovì uno sbocco degno del suo blasone di "Città degli studi".

Dopo ventisei anni, torna all’attenzione la proposta del sen. Luciano Lorenzi, per dare a Mondovì, in questi tempi di crisi, uno sbocco degno del suo blasone secolare di "Città degli studi" (un blasone oggi piuttosto appannato, anche per il progressivo eclissarsi della presenza decentrata del Politecnico, durata, a pieno titolo, appena un ventennio). Sabato scorso lo stesso senatore ha invitato, presso l’Isola di San Rocco al Ponte delle Ripe, ospiti dell’arch. Carlo Pellegrino, un gruppo di persone particolarmente sensibili all’ipotesi di un simile progetto.  Lo spunto – oltreché dalla stagione precaria che vive pure il Monregalese – è venuto da un intervento sulla rivista del Centro Studi Monregalesi, da parte dell’arch. Lorenzo Mamino, proprio sul ruolo delle Scuole e dell’Università a Mondovì, nel passato e nel presente (e magari anche nel futuro). «La Facoltà di Architettura a Mondovì – ha esordio il sen. Lorenzi – ha visto andare in porto ben 800 lauree e tra i vari corsi del Politecnico in vent’anni si sono contati oltre 16 mila studenti. Numeri importanti, che possono indicare come percorribile il sogno di ottenere una Università privata in città, magari con priorità agli studi scientifici ed alla medicina (in relazione pure con il nuovo Ospedale). Abbiamo da imparare dagli errori in cui si è incappati con la vicenda del Politecnico, puntando invece su centri di ricerca che siano innovativi e che scommettano sulle eccellenze che altri non hanno. Il nodo cruciale è quello dei finanziamenti. Purtroppo in Italia non è molto radicata la consuetudine, in voga negli Usa, che fa registrare donazioni da imprese e da privati sul versante appunto degli studi e della ricerca. Dobbiamo trovare sponsor che ci credano, magari con un appello mirato che incida nell’opinione pubblica».
All’incontro, tra gli altri, erano presenti, l’arch. Lorenzo Mamino ed il prof. Giuseppe Griseri, l’astrofisico prof. Piero Galeotti, l’ex-sindaco dott. Aldo Rabbia, il presidente del Consiglio comunale dott. Ignazio Aimo, i consiglieri comunali Paolo Magnino, Stefano Tarolli ed Enrico Priale, quindi la prof. Laura Mosso, il dott. Marco Botto. A più voci si è ripercorso un po’ l’iter che ha condotto ad una quasi dismissione della presenza del Politecnico in città. Tra le ragioni sottolineate per spiegare questo esito deludente, quella di Facoltà praticamente doppioni di quelle torinesi, la difficoltà a dotare il decentramento di una sede adeguata in Cittadella (con carenza di fondi e con "resistenze" in tal senso da parte del Politecnico stesso), le decisioni di politica rettorale da Torino che hanno cambiato trend alle logiche degli studi (non più decentrando in periferia ma proiettando su scala internazionale)… L’intenzione ora sembra quella di andare oltre il Politecnico e di guardare altrove, appunto ad una ipotesi di Università privata. Per coltivare questi input si è costituito un gruppo informale di lavoro,  chiedendo all’ex-sindaco Aldo Rabbia di tenere le fila del discorso. Prossimo appuntamento sabato 22 giugno.



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