Profughi: partono le pratiche di accoglienza

Hanno passato la guerra libica, ora devono affrontare la burocrazia italiana. Per i profughi ospitati a Mondovì all’hotel “Alpi del mare” ora è tempo di aprire le procedure per l’ottenimento dello status di rifugiati. 

Hanno passato la guerra libica, ora devono affrontare la burocrazia italiana. Quella trafila di carte chilometrica anche solo per decifrare un bollettino, figurarsi per chiedere l’asilo politico. Per i profughi ospitati a Mondovì all’hotel “Alpi del mare” ora è tempo di aprire le procedure per l’ottenimento dello status di rifugiati. Alcuni di loro nei giorni scorsi si sono già recati in Questura.
Quasi tutti, fra questi ragazzi, parlano inglese. Ma agli operatori dei Servizi sociali chiedono comunque un mediatore linguistico e culturale: «Perché – dicono – ognuno di noi vorrebbe poter raccontare il proprio caso particolare». E le loro singole storie in effetti saranno importantissime, al momento della richiesta di asilo. Chiedono anche altro: per esempio, vorrebbero poter comunicare con i loro parenti in Africa o in medio Oriente, ma non sanno se i documenti temporanei sono sufficienti a comprare una scheda telefonica. Oppure, domandano: «Ora che siamo qua possiamo far venire in Europa anche le nostre famiglie?».
Oggi i profughi sono solo 23: quattro di loro (tutti di origine pakistana) si sono allontanati volontariamente domenica scorsa, senza tornare in albergo. La struttura che li ha accolti, in contatto quotidiano con la Croce rossa, sta iniziando ad affiancarli nelle procedure burocratiche. Nei giorni scorsi i primi di loro sono stati accompagnati in Questura a Cuneo. Presto cominceranno i corsi di italiano. E lunedì, nella sala da pranzo dell’hotel (nella foto), due addette della cooperativa sociale “Arca” (che lavora col Centro migranti di Cuneo), hanno iniziato a spiegare loro cosa significa essere un rifugiato politico o di guerra: «Hanno molte domande – ci spiegano Beatrice Avanzi e Gentiana Hocxa, della “Arca” –: chiedono in particolare quali sono i tempi di attesa e quali diritti avranno, una volta ottenuti i documenti. Gli abbiamo spiegato come funziona la Commissione nazionale, e su che basi concede l’asilo». Il Paese di origine potrebbe non essere l’unico criterio: si terrà anche conto delle persecuzioni personali o politiche. Pochi hanno chiesto se possono cercare un lavoro: sanno che non è la domanda giusta. Molti di più, invece, sono quelli che vogliono sapere come fare a raggiungere il resto dell’Europa. Forse per loro il viaggio non è ancora finito.