Nasce “Caffeina”: «Diamo la sveglia a Mondovì»

Un mese fa è nata una pagina Facebook dal titolo “Caffeina”, per discutere dei problemi di Mondovì. La nostra intervista all'ideatore.

La prima immagine pubblicata era quella di una Mondovì vista dall’alto con una frase che campeggiava sopra la Torre: “In foto è bella, vero?”

«Volevo lanciare un messaggio: a Mondovì c’è un problema, ed è il decoro della città». Chi parla è Marco Maccagno, il titolare del “Bistrò Caffè” di Breo. Un mese fa ha aperto una pagina Facebook dal titolo “Caffeina”: ha raccolto oltre 650 adesioni in poche settimane. Senza alcuna pianificazione quella pagina è diventata non solo un luogo di confronto su alcuni problemi della città, ma un sito seguito dalle “stanze dei bottoni”. Un piccolo fenomeno locale. Da dove viene, e dove vuole andare?

Marco, partiamo dal titolo: perché “Caffeina”?
«Volevo evitare a tutti i costi un nome di quelli classici, “Parliamo di Mondovì” o robe del genere. Pessimi e non efficaci. Ci stavo pensando proprio qua, nel mio locale, quando mi è caduto l’occhio sulla macchina del caffè e mi si è accesa la lampadina. È semplice, una sola parola, e ha un significato preciso: qualcosa che dà la sveglia».

Perché un gruppo Facebook? Non è una piazza “rischiosa”, per fare discussioni serie? Non si rischia di degenerare?
«Forse sì. Ma prima di tutto, è gratis. Non chiedo tessere. E poi io seguo le discussioni: se i toni si infiammano… li spengo, cercando di scherzare e riportare il discorso sui binari».

Quali binari? Che messaggio vuoi lanciare?
«Che è ora che ci si dia una mossa, se vogliamo che questa città torni a essere bella. Io non ho la pretesa di risolvere la crisi nel mondo: ma sono convinto che, se volessimo, potremmo cambiare le cose qua. Migliorare davvero la qualità di Mondovì, per chi ci vive. E penso prima di tutto al centro storico di Breo».

Qual è la ragione per cui è nata “Caffeina”?
«Essere un luogo di confronto delle idee: nulla di più. Non abbiamo etichette politiche, non abbiamo connotazioni, non siamo un gruppo omogeneo. L’utente-tipo non esiste, si sono iscritte persone di ogni fascia d’età e categoria lavorativa. Anche amministratori pubblici. Non nasce per trasformarsi in associazione ma per portare a galla alcuni problemi».

In poche settimane si è parlato di tutto: centro storico, ztl, rifiuti abbandonati, iniziative… con tanti utenti connessi. Te lo aspettavi?
«No. Di alcuni problemi che sono emersi non sapevo neppure l’esistenza. Purtroppo però mi rendo conto che, su 600 e più utenti, sono pochi quelli “attivi”, che scrivono e dibattono. C’è un po’ di timore a farsi avanti. Tanti mi scrivono, o mi dicono, di persona che hanno letto i dibattiti, ma che non sono intervenuti. Quando chiedo loro perché sono stati zitti, mi rispondono che non hanno voluto esporsi. È un peccato».

A volte però i temi diventano… spinosi. Sono stati pubblicati tanti messaggi di rabbia, soprattutto sulle questioni che riguardano gli immigrati…
«Sì, è vero. Io non voglio nemmeno sentir parlare di razzismo, l’ideologia non c’entra nulla. Purtroppo però quello è un tema di discussione: non possiamo far finta di niente e tacere sui problemi della città, solo perché sono problemi scomodi. Ce ne è un altro, su cui penso che prima o poi inizieremo a dibattere: quello delle manifestazioni».

Cioè?
«Vedo un totale immobilismo. Non è semplice incapacità di evolversi: manca proprio la volontà di farlo. E mi chiedo: come mai?».

“Caffeina” è nata dal basso, ma oggi viene letta anche… dai piani alti. Qual è il prossimo passo? Diventerete un soggetto attivo, un gruppo di lavoro?
«Il passo è quello di raccogliere le istanze in una sorta di “documento”, che riassuma i problemi, e cercare di portarlo all’attenzione di chi governa. So che ci leggono, mi aspetto che prima o poi il confronto diventi faccia a faccia. Se mi chiedessero di formare un gruppo, lo farei. Ma sia chiaro che io non detto regole: non formerò mai un gruppo elitario fra gli utenti, non escluderei nessuno».

Hai aperto questo gruppo in piena campagna elettorale. Anche se a Mondovì non si è votato per il sindaco, non temi che il dibattito possa trasformarsi in scontro politico?
«Non ci avevo neppure pensato. In ogni caso, non è successo».

Parliamo del tema-cardine: il centro storico e la sua riqualificazione. Quali sono i problemi?
«Il centro di Mondovì non è più un luogo a misura di famiglia. Di recente si è parlato della pedonalizzazione: per me è fondamentale, senza l’isola pedonale i negozi moriranno uno dopo l’altro e sono sbalordito che qualcuno non lo abbia ancora capito. C’è chi si lamenta della presenza di Mondovicino: ma si sono mai chiesti perché la gente si reca nei centri commerciali? Hanno mai visto un outlet con le auto parcheggiate a fianco dei negozi? Breo non è più fatta per i bambini: non possono giocare in strada, i giardini pubblici sono indecenti».

Va bene. E le soluzioni?
«Riqualificare Breo, farla diventare il salotto di Mondovì e far tornare le residenze. I problemi spariranno di conseguenza. Il primo passo è invogliare le famiglie a frequentare Breo. Qualche idea? Eccone qua: pedonalizzazione, prima di tutto e assolutamente. Adottare l’avviso di “ravvedimento” al posto della multa per chi parcheggia senza tagliando. Fare un progetto per l’arredo urbano coinvolgendo i professionisti della città attraverso un contest».

Cosa farai quando qualcuno vi chiederà di passare alla politica? O di votarlo per portare in Comune i vostri progetti?
«Gli dirò: grazie, ma non siamo qua per questo».



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