Operaio morto cadendo dal tetto: chieste due condanne

Condanna per entrambi gli imputati: questa la richiesta del pm nel processo per la morte di un operaio che cadde dal tetto della Fomec.

Condanna per entrambi gli imputati: il vpo Alessandro Borgotallo ha chiesto al giudice una pena di 10 mesi per Mario Gussago e di 15 mesi per Daniele Aragno. Si tratta, rispettivamente, del manager della Fomec e del titolare dell’impresa che otto anni fa stava eseguendo i lavori sul tetto dell’azienda monregalese. Un operaio di 50 anni, Ahmed Kharbouch, cadde dal tetto e precipitò a terra morendo sul colpo.
La penultima udienza si è tenuta in Tribunale a Mondovì: il processo è stato aggiornato al 24 giugno, quando il giudice Coccoli pronuncerà la sentenza. L’incidente avvenne nel 2006. Kharbouch stava svolgendo un lavoro di impermeabilizzazione sul tetto del capannone Fomec, catramando le travi, quando si accese un piccolo incendio. Stando alle perizie, l’operaio, forse indietreggiando, mise un piede su una lastra di plexiglas che fungeva da lucernaio: la lastra si ruppe e l’uomo precipitò a terra, morendo sul colpo. Kharbouch era un lavoratore autonomo, a cui erano stati subappaltati i lavori dalla ditta di Aragno. Un aspetto mai chiarito però durante il processo riguarda la presenza di un secondo lavoratore, che sarebbe stato presente sul tetto al momento dell’incidente: diversi testimoni hanno riferito della sua presenza, ma questo non è mai stato identificato.
Il pubblico ministero ha chiesto la condanna di entrambi gli imputati, a giudizio con l’accusa di omicidio colposo, mentre i due avvocati difensori hanno sostenuto l’innocenza dei rispettivi assistiti. «La Fomec ha fatto tutto quello che poteva per tutelare la sicurezza – ha sostenuto l’avvocato Martinetti, che difende Gussago –: spettava ad Aragno disporre le misure durante i lavori». Alessandro Viglione, difensore di Aragno: «Il Kharbouch era un lavoratore autonomo con una propria partita Iva: non spettava alla ditta di Aragno controllare».