Plodio rivuole la sua chiesa

Parrocchiani delusi e scoraggiati dall’inerzia degli Enti competenti

«Siamo delusi e scoraggiati dall’inerzia degli Enti competenti; resta incerto il tipo di intervento da eseguirsi (aspetto che, peraltro, ci ha costretti a terminare anticipatamente la nostra raccolta fondi). I parrocchiani e quanti, anche al di fuori di Plodio, hanno risposto alle nostre richieste di contributo devono essere a conoscenza di questa situazione». E ancora: «Se in tempi ragionevoli non si avranno risposte esaurienti su cosa, come e quando si potrà procedere a un consolidamento idoneo a mettere in sicurezza l’edificio e renderlo nuovamente accessibile al pubblico, restituiremo i fondi raccolti a chi vorrà riaverli o, in alternativa, li devolveremo a un’altra iniziativa benefica proposta dai soci aderenti, così come previsto dallo Statuto del nostro Ente». Sono trascorsi quasi tre mesi da quel sopralluogo della Soprintendenza per i Beni architettonici e artistici che ha rimesso in discussione il progetto per la sistemazione della parrocchiale di Sant’Andrea, dichiarata inagibile e chiusa dall’ottobre 2011. Ora il Comitato “Salviamo la chiesa sant’Andrea di Plodio”, per continuare la sua battaglia, ha bisogno di risposte concrete, di capire quanto effettivamente si sta facendo per riaprire la parrocchiale e quanto importi, realmente, la conservazione dell’edificio. E’ di fine maggio la lettera inviata al vescovo Luciano Pacomio e, per conoscenza, a padre Bartolomeo Monge, affissa anche in paese e pubblicata sui giornali. «Ad oggi non vediamo spiragli». Poco dopo la dichiarazione di inagibilità, don Canavese e il Consiglio pastorale avevano contattato alcuni professionisti resisi disponibili a predisporre gratuitamente un progetto sulla scorta del quale il Comitato, nel frattempo istituito, ha reperito fondi che, uniti al lascito dell’ex parroco don Bonino e al contributo regionale ottenuto dal Comune, avrebbero potuto finanziare l’intervento. E una ditta locale si era già resa disponibile per eseguire i lavori praticamente a prezzo di costo. «Gravitavano, inoltre, intorno al nostro progetto – precisa nello scritto il Comitato – stanziamenti regionali e di Fondazioni a cui ci eravamo rivolti e che avevano dato esito positivo. Ora, stando all’attuale situazione, questi ultimi andranno irrimediabilmente persi». Intanto, ad aprile «una scossa tellurica ha provocato il distacco di alcuni calcinacci con un’ulteriore estensione della fessurazioni interne, come constatato a seguito di sopralluogo da noi richiesto e svolto con l’Amministrazione comunale. Ma nessuno ha manifestato il minimo interesse al riguardo». E le cresime, per il secondo anno consecutivo, sono state celebrate sotto i tendoni della Proloco. 

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