Sgominata la banda dei furti notturni

In manette sette persone, responsabili di oltre 100 furti e due rapine in abitazione. Indagate altre sei persone per riciclaggio, ricettazione e furto aggravato

Giovani, spregiudicati e all’occorrenza violenti. Con disponibilità di alloggi, autovetture, utenze telefoniche intestate a terzi e la complicità di familiari e conoscenti disposti a coprirli, o a custoidire e rivendere la refurtiva. Rubavano gioielli, e non solo. I Carabinieri del reparto operativo provinciale sono riusciti a sgominare una banda, composta da cittadini albanesi e rumeni, che in orario serale e notturno si introducevano in private abitazioni anche in presenza dei proprietari, scavalcando recinzioni, arrampicandosi sulle grondaie, forzando gli infissi o praticandovi fori nelle intelaiature per introdurvi ferri sagomati idonei ad azionare le maniglie interne. L’avevano chiamata “Operazione Bisanzio”.

I militari del Reparto operativo di Cuneo nei giorni scorsi hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere (emessa dal gip di Cune), di 11 persone: 10 cittadini albanesi ed una cittadina rumena. Su di loro pendono le accuse di associazione per delinquere, rapine e furti pluriaggravati in abitazione, riciclaggio e furti/ricettazioni di autovetture, oggetti e preziosi. Le indagini hanno preso il via da un fatto apparentemente banale: «Un normale controllo di un’auto – spiega il tenente colonnello Gonella, del R.O. provinciale – lo scorso ottobre, da parte della Questura di Varese. Sono stati identificati due albanesi (Zenel Beshi, 34 anni, e Lacio Murrani, 27 anni, ndr). A bordo dell’auto avevano un pc e un tablet rubati a Saluzzo e a Manta. I due sono stati denunciati in stato di libertà per ricettazione e da qui i nostri uomini, coadiuvati dai colleghi di Saluzzo, decidono di svolgere più approfonditi accertamenti».

Inizia un’indagine (coordinata dal sostituto procuratore Attilo Offman) che si fa via via sempre più complessa. I due albanesi, domiciliati nella “Granda”, vengono sorvegliati con estrema circospezione. In breve emerge che facevano parte di un più ampio gruppo di malviventi che “batteva a tappeto” tutta la provincia di Cuneo e quelle limitrofe perpetrando un’impressionante serie di furti. L’apice della loro azione criminale viene raggiunto il 20 aprile, la domenica di Pasqua, con una violenta rapina pluriaggravata con sequestro di persona nel Saviglianese: la banda si introduce in una casa accanendosi contro i proprietari, minacciandoli di morte e legandoli con un cavo elettrico. Non era la prima rapina: nel novembre 2013 erano stati sorpresi dal proprietario di una casa di Ceva a fine “lavoro”: erano scappati, dopo avergli puntato un coltello allo stomaco.
Nei numerosissimi raid predatori è consolidato il loro modus operandi: si avvicinavano agli obiettivi accompagnati in auto da un complice, entravano nelle case a piedi, colpivano e si facevano recuperare dallo stesso conducente o da altri complici, che giravano in auto nella zona per verificare l’eventuale presenza di Forze di polizia. A volte si spostavano addirittura coi mezzi pubblici, per poi farsi venire a prendere dopo i colpi.

Il blitz dell’Arma è scattato la scorsa settimana: uno degli arrestati è stato preso a Bari, mentre si stava imbarcando per il paese d’origine (Blerim Doku, 19 anni), altri 5 sono stati arrestati a Savigliano e Torino e l’ultimo, Mario vani, 26 anni, nei pressi di Rimini). Altri quattro componenti della banda, che nel frattempo si sono allontanati dall’Italia, risultano irreperibili ed attivamente ricercati. Nel corso dell’operazione sono state sequestrate quattro autovetture (funzionali usate per i furti), computer, televisori, orologi e preziosi in oro di che i Carabinieri contano di poter restituire ai legittimi proprietari.

Al centro dell’inchiesta, oltre al Beshi (a tutti gli effetti il capobanda) e al Murrani, altre due persone (Mariana Asmarandei, 23 anni, e Jonus Xheta, 22) che dovranno rispondere della pesante accusa di riciclaggio; altre 4 persone (una donna rumena ed una italiana, nonché due uomini albanesi ) sono accusate di ricettazione e concorso in furto aggravato. Le indagini si rivelano particolarmente complesse poiché di volta in volta ad agire sono “squadre” diverse, che si spostavano tra le province di Cuneo, Savona, Alessandria e Torino, disponendo di diverse dimore, utenze telefoniche ed autovetture, rientrando periodicamente nel paese di origine per trasferirvi i profitti del “lavoro”. Gonella: «Il quadro indiziario è schiacciante per sostenere nei confronti di 11 persone l’adozione della custodia cautelare in carcere. Una struttura stabile funzionalmente destinata alla commissione di una serie indeterminata di delitti e di un vasto programma criminoso: risultano contestati complessivamente oltre 100 delitti: oltre alle due rapine ed ai numerosissimi furti pluriaggravati in abitazione, sono loro addebitati anche un furto in un insediamento produttivo nonché furti e ricettazioni di almeno sei autovetture. Complessivamente, si tratta circa del 25% dei furti in abitazione in arco serale e notturno denunciati ai Carabinieri in quel periodo, tra la fine del 2013 e il maggio 2014».
Tra le zone colpite: Cairo Montenotte, Ceva, Cengio, Cosseria, Magliano Alpi, Niella Tanaro, Pallare e Trinità.

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