«Scommesse clandestine»: sequestro della Finanza

"Scommesse clandestine": la Finanza sequestra computer e documentazioni da un punto-gioco di Mondovì Breo. Immediata la reazione dei bookmaker esteri collegati al CTD: «Nessun illecito».

Giocate “non autorizzate”: secondo la Guardia di Finanza quel centro scommesse di Mondovì, che aveva aperto da poco proprio nel cuore di Breo nei pressi di via Sant’Agostino, era un punto in cui si raccoglievano giocate “clandestine”. Oggi l’esercizio è chiuso, sulla porta è appeso un cartello: chiuso per ferie. Il punto-gioco, che alla Camera di commercio risultava iscritto come centro trasmissione dati e internet point, non era stato autorizzato dall’Aams, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il titolare è stato denunciato e tutti i giocatori che lo frequentavano, potenzialmente, potrebbero aver commesso un illecito. L’esercizio era collegato a un allibratore estero: l’austriaca “SKS 365 Group”, titolare del marchio PlanetWin365.

 

L’illecito, secondo le Fiamme Gialle, sarebbe legato a una questione di normative. «La legge attuale – spiega la comunicazione della GdF – , puntando a rendere più competitivo il sistema legale rispetto a quello illegale». Un punto-gioco non autorizzato dall’Aams potrebbe quindi, in teoria, fornire ai clienti la possibilità di giocare con quote più alte oppure scommettere su eventi o risultati non autorizzati Aams. Il titolare dell’esercizio di Mondovì, nonostante il diniego all’autorizzazione, ha aperto comunque. La Finanza quindi è intervenuta sequestrando tutto: i computer utilizzati per la raccolta e la trasmissione delle giocate, le stampanti, le somme incassate, i palinsesti relativi alle quote relative agli eventi proposti agli avventori e tutta la documentazione.

Immediata la dichiarazione della “SKS365 Group: «Il titolare del centro di trasmissione dati non era impegnato in alcuna attività illecita – dicono dal loro ufficio legale –, considerando come avesse richiesto la concessione dell’art. 88 TULPS alla competente Questura e come l’attività fosse assolutamente visibile e riconoscibile». E spiegano l’intero contesto: «C’è una profonda e fondamentale differenza tra l’attività del bookmaker, attivo in virtù di una regolare concessione austriaca, e il CTD, libera attività imprenditoriale impegnata nel mettere a disposizione dell’utente un percorso telematico utile a offrire i servizi a marchio “PlanetWin365”.

 

I centri di trasmissione dati, completamente indipendenti da PlanetWin365, operano con il fine ultimo di mettere a disposizione dell’utenza un percorso telematico utile a favorire l’incontro tra domanda e offerta. Non accettano scommesse e non effettuano alcun tipo di intermediazione». I CTD, secondo l’azienda bookmaker, ricoprirebbero anche “un ruolo fondamentale nella denuncia degli episodi collegati al calcio scommesse”. «Un ruolo così importante – dicono – da meritare un invito ufficiale, da parte dell’Avvocatura della CGE, a riconoscere anche in Italia i CTD come unico vero e fondamentale presidio per il contrasto al gioco illegale. Tre bandi di gara consecutivi, dal 1998 in poi, sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte di Giustizia Europea: tre bandi che hanno sempre difeso con forza le posizioni di dominio commerciale di alcuni specifici operatori italiani, escludendo o limitando le possibilità di ingresso e affermazione sul mercato degli operatori esteri. È ancora oggi possibile invocare un controllo diretto dello stato nell’amministrazione del gioco in virtù di una presunta limitazione dell’offerta?». Infine, dall’azienda austriaca stigmatizzano il comportamento dello Stato italiano: «Patria del gioco di stato mascherato da Superenalotto, Gratti&Vinci venduti nelle aree di servizio autostradali, VLT capaci di accettare 500 euro a singola giocata, sale slot, casinò elettronici, betting Exchange e tante altre forme di gioco. In un CTD collegato a PlanetWin365 l’importo minimo per una scommessa corrisponde a 10 centesimi. In un’agenzia “di stato” l’importo sale a 50 centesimi. Quale sarebbe il gioco responsabile?».

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