Assalto a missionario monregalese: 20 proiettili contro l’auto

«Sono vivo per miracolo, è la verità. Il Signore mi ha risparmiato». Parla don Gianni Martino, da Nova Iguaçù in Brasile. L’auto su cui viaggiava è stata bloccata e gli hanno sparato venti colpi di pistola contro il parabrezza.

«Sono vivo per miracolo, è la verità. Il Signore mi ha risparmiato. Ha ritenuto che non fosse ancora la mia ora. Altrimenti non sarei qui a raccontare questo drammatico episodio che mette i brividi». È il 73enne don Gianni Martino, al telefono da Nova Iguaçù in Brasile, a spiegare quanto gli è successo venerdì sera: quando l’auto su cui viaggiava è stata bloccata da qualcuno che ha sparato venti colpi di pistola contro il parabrezza.
Il tremendo episodio è avvenuto la sera del 18 luglio, erano circa le 23,30. Don Gianni stava rientrando appunto a Nova Iguaçù, popolosa e problematica periferia di Rio de Janeiro dove lui era giunto nel ‘66 con il compianto don Aristide Perotti, per iniziare l’esperienza dei preti “fidei donum” dalla nostra Diocesi in terra brasiliana, dentro un legame missionario che è durato quasi mezzo secolo. Don Gianni era a bordo di un’auto guidata da un amico di vecchia data, sul sedile posteriore c’era una terza persona. Rientrava da un incontro, dopo aver cenato coi suoi ex parrocchiani, quando l’auto si è trovata la strada sbarrata da altre due vetture. È sceso un uomo, con la pistola in pugno puntata all’altezza del finestrino. L’amico di don Gianni che era alla guida, con una prontezza di reazione formidabile, è riuscito ad innestare la retromarcia ed a sfilarsi dal blocco, dirigendosi verso una stradina laterale. Nel frattempo però dalle due auto degli assalitori – intenzionati probabilmente a mettere a segno una rapina – sono partiti colpi di pistola a ripetizione: una ventina di proiettili hanno centrato di striscio la carrozzeria ed il parabrezza dell’auto. Il vetro non era antiproiettile, ma i colpi non sono penetrati nell’auto e i passeggeri sono stati solo feriti dalle schegge.
La stradina in cui si sono rifugiati è risultata essere, dopo una sessantina di metri, un vicolo cieco chiuso dalle case. L’auto si è fermata, ma è riuscita a restare nascosta agli occhi della gang. «Ho passato cinque minuti terribili – ci ha confidato lo stesso don Gianni Martino –: aspettavamo l’arrivo degli assalitori, che in questi casi non hanno pietà o remore. Avrebbero sparato per uccidere. Ho pensato che fossi giunto al capolinea della mia vita. Un’esperienza che mi ha segnato. Ma incredibilmente gli assalitori, chissà come mai, si sono dileguati e non ci hanno inseguiti. Con molta cautela siamo poi usciti dal vicolo, siamo riusciti a raggiungere la strada principale e a metterci al riparo». La voce di don Gianni Martino al telefono è molto accorata, e risente di una grande e comprensibile paura.

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