Nadine Gordimer, addio “all’africana bianca”

E’ morta Nadine Gordimer, “l’africana bianca”, premio Nobel nel 1991, il simbolo della lotta contro l’apartheid, una militante amica di Nelson Mandela, una grande scrittrice

E’ morta Nadine Gordimer, “l’africana bianca”, premio Nobel nel 1991, il simbolo della lotta contro l’apartheid, una militante amica di Nelson Mandela, una grande scrittrice, la signora coraggio di una bellezza discreta, di un’eleganza mai spavalda. “Una forza della natura” è il titolo di un romanzo del 1987, dove è una donna particolare, curiosa e trasgressiva, il filo lungo cui si snoda una vicenda di maturazione e impegno politico, in realtà è lei, l’esile e ferrea Nadine, la piccola grande donna a meritare l’appellativo. Capace di fondere le tensioni socio-politiche con le esigenze della sua narrazione, il destino dei singoli intrecciato a quello collettivo, le passioni disperate o feroci nel contesto della storia, amori e tragedie in una prosa “epica e sontuosa”. Simbolo della coscienza inquieta dei bianchi in Sudafrica, con la sua forte determinazione ha collaborato al collegio di difesa di Nelson Mandela. La sua prosa asciutta, senza funambolismi verbali, è tesa all’esplorazione estetica della parola, ha inventato, come solo i grandi sanno fare, un universo personale dove ogni tema ha assunto la sua cifra musicale infrangendo i limiti del tempo. La Gordimer ha incarnato l’essenza dell’arte che dà senso alla vita, altrimenti condannata a disperdersi fra occasioni disparate e incoerenti. La religione dell’arte per lei è coincisa con una tensione amorosa verso le cose, è riuscita ad essere infatti una meravigliosa sacerdotessa. In un saggio-racconto, intitolato “Gregor”, idealmente dedicato a Franz Kafka (Metamorfosi), si domandava: “Può la letteratura influenzarci fino al punto di creare un’immagine che non sappiamo se sia frutto della parola o della realtà?”. Nella sua macchina da scrivere aveva scorto un piccolo inquietante insetto, (scarafaggio). Non è stato importante darsi una risposta, ma interrogarsi sulla singolare esperienza. Lo splendido racconto monregalese “L, U, C, I, E.” tradotto per la prima volta in Italia da Michele Brondino, pubblicato dall’Associazione Culturale “Gli Spigolatori”, presentato ad un pubblico debordante in Santo Stefano, a Breo, grazie alla mediazione della figlia Oriane, è definito da Yvonne Fracassetti Brondino, autrice della prefazione: “Un sofferto viaggio nella memoria dove la lettura del territorio monregalese, fatta attraverso brevi e incisive pennellate, ci restituisce un paesaggio umano, sociale e naturale, ad un tempo realistico e sottile, crudo e profondo. E’ lo sguardo antropologico di chi sa cogliere, in un batter d’occhio, la realtà degli uomini, l’evoluzione della società, dei costumi e dei comportamenti, la forza dei simboli”. Il messaggio di questo intenso racconto, nel sapiente intreccio dei toni dissacratori e delle illuminazioni poetiche, è un invito a trovare il senso della vita nella percezione olistica dell’essere al mondo.
Come i grandi classici, Nadine Gordimer resterà a eterna memoria.



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