Tiersen, un infinito di musiche e culture

É il compositore francese che negli ultimi 15 anni (dopo la consacrazione della colonna sonora de “Il Favoloso Mondo d'Amélie”) ha rilanciato l'immaginario della musica transalpina fatta di violini, pianoforte, fisarmoniche e organetti.

Yann Tiersen è il compositore francese che negli ultimi 15 anni (dopo la consacrazione della colonna sonora de “Il Favoloso Mondo d'Amélie”) ha rilanciato l'immaginario della musica d'oltrAlpe fatta di violini, pianoforte e, soprattutto, fisarmoniche e organetti. In realtà la formazione e soprattutto il back ground culturale su cui si poggia la musica di questo artista sono ben più numerosi ed assai variegati e se n'è avuta un'idea molto più chiara in occasione del suo ultimo tour, passato anche sul nostro territorio in occasione della rassegna di luglio di Monfortinjazz.
Se in occasione del live del 2012, sempre a Monforte, l'artista francese aveva proposto una sessione di rock e post rock, domenica 27 luglio il concerto ha avuto come fil rouge la presentazione del disco Infinity (uscito in primavera).

Il viaggio che propone Tiersen è un doppio cerchio che si interseca, un loop lungo un percorso obbligato fatto di accelerazioni e ritorni. Ci si muove, all'infinito lungo momenti lirici, intimismo e fragorosi frastuoni dove gli strumenti deflagrano (decisamente meno però rispetto al tour di Skyline). L'aspetto più interessante è il modo con cui Tiersen fa vivere le sue diverse anime, da artista e (si presume) come uomo: il prologo lasciato ad una donna che parla bretone e l'introduzione in inglese con tipico accento scozzese (dell'ex Arab Strap Aidan Moffat ) di Meteorites danno la cifra di un'intera idea che sta dietro al lavoro di Tiersen. Infinity è un disco che guarda alla tradizione popolare, a ciò che è di frontiera (Tiersen è bretone, ma il suo cognome arriva dalla Danimarca), ma come trampolino di lancio verso un mondo che non si limiti ai propri confini, ma che sappia guardare all'infinito. Così ne è la sua musica, fatta di piccole campane (suonate in Ar Maen Bihan), di Amélie (La Valse d'Amélie, aperta da un caloroso applauso del pubblico non appena accennate le prime note al piano) e di lunghe cavalcate di suoni, cavalloni di onde e folate di vento nella finale Lights (prima di una breve e quasi estemporanea Quartier come encore).