Tre verbi per ridisegnare una vita “buona

Accogliere, discernere, procedere… da coniugare come battezzati e come comunità

Ne aveva già anticipato i temi e l’impostazione, nel corso della Tre-giorni pastorale a giugno (chiedendo apporti, suggerimenti, indicazioni ulteriori). Ora è pronta, anzi sta andando in stampa. E’ la Lettera pastorale del vescovo mons. Luciano Pacomio per l’anno di impegno nella Chiesa monregalese 2014-2015. Porta, come sempre, la data dell’8 settembre, solennità della Natività della Beata Vergine Maria patrona della diocesi. Il titolo è esplicativo, per mettere già in sintonia su quanto si troverà nelle sessantaquattro pagine seguenti: “Il nostro ‘buon’ cammino umano e cristiano. Dalla debolezza al Dono”, con un iniziale appunto ad orientare nella lettura: “Incedere nella storia, ‘fissando lo sguardo su Gesù’ (Eb 3, 1) giorno dopo giorno, con felicità possibile”. Le intenzioni del vescovo sono presto esternate, già dalla prima pagina: “Scrivo una lettera ‘buona’ a voi tutti. ‘Buona’ perché propone ciò che Dio, il solo ‘buono’, vuole. Egli intende aiutarci a vivere con gioia le nostre giornate”. Insomma è l’invito a “gustare un ‘buon cammino’, nonostante tutto. Da testimoniare agli altri; a cominciare dalle persone più vicine a noi, in famiglia… Tentando di rendere esperti di vita buona ognuno di noi e di noi tutti, insieme”. Dentro un itinerario che – citando Papa Francesco – veda la Chiesa “in uscita”, andando nelle “periferie esistenziali” di questo nostro mondo, fatto di città, di piccoli paesi, di singoli “cuori”. “C’è in ciascuno di noi – scrive il vescovo – una ‘drammatica periferia’ con veri rischi: il vivere senza senso; sempre in difesa solo di noi stessi ed in attacco verso chi ci snida dal nostro egoismo ed orgoglio. L’inutile e frustrante desiderio di essere felici, individualisticamente coltivato: grazie a chi?, a quale prezzo? Con quali prevedibili esiti? Non possiamo continuare a temere il presente ed il futuro, l’età anziana e la giovinezza disorientata, il non avere ‘un’identità’ ed ‘un nome’, il ‘già detto’ troppe volte e il ‘non ancora vissuto’, l’essere terribilmente retrogrado o il vivere una smania avveniristica incontrollabile”. La strada maestra su cui incamminarci ancora è una sola: “Tentiamo di introdurre in noi le scelte di Gesù, costantemente attestate dalle sue parole scritte, dalla sua profetica preistoria e nelle sue memorie ed esortazioni di vita (Antico e Nuovo Testamento). Gesù è Dono e tutto ciò che è suo è nuovo, creativo, risorgente, vitale e vivificante. Spero vivamente che noi sacerdoti, consacrati/e, mamme e papà, figli e figlie… ci possiamo rivelare ‘Chiesa di Cristo’ nei ritmi di vita, nella ricca e articolata relazionalità, nel bagaglio vitale e mnemonico che ci portiamo appresso. La vita di ogni nuovo credente può arricchirci di luce, di fascino. Ci suscita nostalgia e desiderio efficace di essere un ‘io’, con Lui, in Lui; donando Lui, in un modo sempre nuovo, fedele, sensato”.
Per puntare a quella che il vescovo indica come “la felicità possibile” per ciascun credente, vengono suggeriti tre tempi, tre passi, tre atteggiamenti, tre… verbi (da coniugare): accogliere, discernere, procedere. Così si può delineare “un cammino gioioso nella complessità e nella precarietà” di oggi e di ognuno. In modo del tutto singolare poi questi verbi – che sono l’intelaiatura della Lettera pastorale – si espandono in altri… verbi che ritmano i passi della vita cristiana, alla portata di tutti. In queste settimane, che abbiamo davanti, potremo riprendere appunto tutti questi verbi, per spalmarli nella nostra quotidianità, personale ed ecclesiale, anzi “nella perenne altalena dell’esistenza, mirabilmente rivissuta nella Pasqua, dalla morte alla vita”.

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