Pubblico mio, dove sei finito?

Si fruisce musica in modo diverso rispetto al passato, per generi e modalità

“L’Unione Monregalese” torna in edicola e agosto volge al termine. Ci si era lasciati con la lettera aperta di Filippo Taricco, “patron” di Collisioni, poi ripresa anche su queste pagine con alcuni argomenti più stringenti la realtà locale, che dopo l’ennesimo successo di pubblico (meno forse in termini di organizzazione) della manifestazione di Barolo faceva presagire nuovi scenari per l’appuntamento più “in” dell’estate piemontese. La notizia è parsa di tale portata che non potrà lasciare strascichi nei mesi a venire.
Dispiace non aver partecipato alla principale kermesse agostana di Fortissimo! (il nuovo evento marchiato Balla Coi Cinghiali e Nuvolari Libera Tribù) di cui si cercherà comunque nelle prossime settimane di dare resoconto. A quanto assistito nell’ultima edizione della lunga rassegna di Parco della Gioventù a Cuneo invece sembrerebbe che la formula sia da mettere in discussione e che si fruisca musica in modo diverso rispetto al passato, per generi e modalità: Nuvolari Libera Tribù continua ad essere una fucina viva di fermento musicale, ha presentato sul proprio palco alcuni live molto interessanti, artisti stranieri di livello internazionale mai ascoltati (il portoghese Frankie Chavez), suoni di echi lontani che tornano attuali (His Clancyness) o realtà dalle grandi potenzialità future (vedi i francesi Colt Silvers), ma in questi anni ‘10 il pubblico pare più “distante”, molto più alla ricerca di spazi dove regni l’intrattenimento che alla ricerca di una serata in cui ascoltare della buona musica mai sentita prima.
Come spesso accade se il nome non è popolare, difficilmente si riempiono platee: è l’annoso problema di questo mestiere, dover mettere in colonna le voci di costo, saper fare bene i conti e far stare in equilibrio, nella scelta di programmi e cartelloni, gusti più “raffinati” o curiosi di novità e pubblici meno pretenziosi. Monfortinjazz ad esempio quest’anno ha avuto nella sua trentanovesima edizione il programma meno “jazz” forse della sua storia (in proporzione anche al numero di live proposti): tuttavia la scelta non è andata a discapito della qualità offerta, varia e ricca di spunti. Sicuramente è un peccato non vedere esponenti del jazz italiano (vien da pensare ai Petrella, Guidi o Bosso) al di fuori della cerchia di quei quattro o cinque grandi nomi che nel corso degli anni si alternano; viene da chiedersi però quanto sia giusto accontentare un pubblico, magari fidelizzato, e quanto – come dimostrato a Monforte – provare a cercarne di nuovi. Si vince sempre quando i saldi sono positivi.



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