A Piazza una grande retrospettiva per i novant’anni di Giovanni Gagino

Nelle sue opere, le fatiche del lavoro, ma anche una denuncia delle guerre

Il lavoro, la pittura, la scultura hanno riempito i giorni e le opere di Giovanni Gagino lungo una bella porzione del secolo scorso fino a questo 2014 in cui egli taglia gagliardamente il traguardo volante dei novant’anni. E un’ampia mostra nell’antico Palazzo di Città a Mondovì Piazza voluta dall’Onlus “Cordero Lanza di Montezemolo” lo festeggia dal 6 al 14 settembre ripercorrendo le tappe del suo cammino umano e artistico. Artista lavoratore umile, paziente, coerente, non ha inseguito fantasie e mode, non ha cercato eleganze estetizzanti, non ha strizzato l’occhio né alla critica né al pubblico: ha continuato a trarre dalla vita vissuta, dai ricordi, dagli incontri, dalla materia assiduamente maneggiata, i soggetti, le suggestioni, la ragion d’essere del suo assiduo lavoro creativo.
Nato nel 1924 a Fossano e trapiantato a Cuneo, ma presente anche in più occasioni a Mondovì, Gagino conobbe da giovane il batticuore della guerra navale e la sofferenza dell’internamento in campi nazisti; poi lavorò oltre trent’anni in fonderia a contatto con l’inferno dei forni, le fiamme, i fumi, i vapori, le colate al calor bianco. Grazie a un talento naturale coltivato con umiltà e tenacia trovò nella pittura assai più di una semplice evasione domenicale: trovò un modo per dare senso e valore alle fatiche, ai rischi, alla pesantezza del quotidiano, sottolineandone senza retorica la dignità e la grandezza.
Fin dagli anni ‘60 le uscite all’aria aperta, le prime collettive, le prime mostre personali consolidarono la sua amicizia con altri pittori. Ego Bianchi, Franco Marro, Marco Perotti innanzi tutto lo misero in contatto con gruppi vivaci della provincia e d’oltralpe: il Crogiolo, La Tavolozza, Antischema, “Les Frères d’art”, con Roberto Luciano a fare da tramite. Da quel clima, da quelle amicizie Gagino trasse stimoli e occasioni di crescita e di confronto, fino a sviluppare una sua personalità, suoi modi e un suo mondo.
Certo oggi molto è cambiato nella realtà industriale e nella vita di fabbrica che sono i suoi soggetti ricorrenti. Nuovi problemi e nuove inquietudini sono sorti; ma le vampe e le colate drammatiche e purificatrici dei suoi dipinti di ferriera continuano a dire la fatica e i rischi del lavoro e a rivendicarne la nobiltà. Pure altri temi lo hanno interessato, e li ha trattati con coerenza, in profondità. Se la guerra e la prigionia sono un incubo riaffiorante in crude immagini di binari ingoiati dal lager, di feroci rappresaglie nei nostri paesi; se con analogo sgomento e pietà Gagino ha raffigurato la follia di nuove guerre, di nuovi orrori e distruzioni, il suo sguardo d’artista si è posato però anche sulla natura, i luoghi, i volti, gli affetti di una vita, ricreando emozioni ed esperienze senza rifuggire dal presente, dai problemi, dalle sfide dell’oggi.
I rossi, i gialli, i bruni, gli azzurri accesi che prevalgono nei suoi dipinti derivano ancor sempre dal riverbero dei forni, dalle terre e dalle polveri, dal contatto diretto con la materia; e la struttura stessa delle composizioni risente dello specifico lavoro di modellatore di sagome e di stampi per le fusioni, con un effetto di ordine, di solidità, di concretezza. Ma tutto ciò passa anche nella parallela pittura di paesaggio: dove le tonalità, le linee, le geometrie appaiono tanto più distese e rasserenanti. Rispondono a un comprensibile bisogno di sfogo e di evasione, ma intanto ritrovano non a caso lo stesso fuoco nei tramonti, e si soffermano sulle terre faticose delle colline, sui segni del lavoro paziente, sui silenzi e le solitudini. Specie di fronte alle Langhe, Gagino contempla la bellezza della natura e sente vicini i sudori e le fatiche di chi la lavora.
L’attuale mostra retrospettiva voluta dagli amici monregalesi in omaggio al neo novantenne richiama davvero una lunga vita di lavoro, di contatti, di suggestioni elaborate di continuo, e trasposte anche in sculture ferrigne genialmente assemblate con attenzione ai ritmi e ai simboli.
Inaugurazione, alle ore 16 di sabato 6 settembre. Ingresso gratuito dalle ore 16 alle 19, fino al 14 settembre (escluso lunedì).

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