Sui profughi allarme a Plodio

Ma era solo un prelievo del dna 

Sono circa le 10.30 di giovedì mattina 11 settembre quando a Plodio, nel cortile della villetta indipendente concessa dal privato proprietario in affitto alla cooperativa “Il Faggio” per accogliere profughi che chiedono asilo politico, parcheggiano quattro auto della Polizia. Dalle vetture scendono uomini in tuta bianca e mascherina. Una scena decisamente inusuale per il piccolo paese valbormidese che, incredulo, comincia a interrogarsi. Chi ipotizza una strage all’interno dell’appartamento, chi l’epidemia di una malattia, magari l’ebola... Scatta l’allarme e un cittadino chiama il sindaco. «Ero in Comune impegnato in una riunione sul bilancio quando ho ricevuto la telefonata che mi ha colto di sorpresa – spiega Gabriele Badano –. Immediatamente, insieme all’ispettore capo della Polizia municipale Maurizio Oniceto, ci siamo diretti sul luogo e lì ci è stato riferito che quel dispiegamento di forze era dovuto alle operazioni per l’identificazione, attraverso il prelievo del dna, dei diciotto profughi giunti nella notte dal Ghana». Operazione di cui il Comune non aveva ricevuto informativa e che pare essersi svolta nel cortile dell’abitazione, davanti agli sguardi increduli dei vicini di casa. «Ci rendiamo conto di quanto sia difficile per la Polizia operare in emergenza su una questione così delicata – precisa il sindaco Badano –, ma riteniamo che il compito dei tutori dell’ordine e degli amministratori risulterebbe più agevole se supportato da un’efficiente rete comunicativa e d’informazione, senza generare preoccupazione o spavento fra i cittadini con azioni inutilmente spettacolari che in un paese piccolo e tranquillo come Plodio sono ancora più eclatanti e possono portare al diffondersi di notizie incontrollate». Da circa un mese anche Plodio, come altri Comuni, ospita profughi che, generalmente trasferiti in orario notturno, restano qualche giorno in villetta e poi ripartono. «Nelle ultime settimane – commentano dal paese – le abitudini e la quotidianità di chi abita vicino al luogo di accoglienza dei profughi sono state un po’ stravolte, con conseguenti comprensibili malumori. Nessuna polemica nei confronti di chi arriva a Plodio e chiede aiuto, ma si dovrebbe avere un po’ più di considerazione anche per i plodiesi».

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