Rifiuti: a Mondovì bolletta salatissima

A Mondovì l'immondizia costa... cara come l'oro: è la “Tari”, la bolletta rifiuti. È la più cara di tutta la zona. Il nostro giornale vi spiega perché.

Ve la siete trovati tutti, nella buca delle lettere, proprio in questi giorni: è la “Tari”, la bolletta rifiuti. Nella busta c’erano tre moduli “F24”, la prima rata scade il 30 settembre. Quando si parla di tasse, tutti sobbalziamo sulla sedia guardando l’importo: «È cara!», diciamo. Sì, è cara. Non solo: è anche… la più cara. Abbiamo confrontato i dati di Mondovì con quelli degli altri Comuni del Monregalese. Il risultato è netto: a Mondovì la bolletta rifiuti è più alta. A Villanova, Vicoforte, Ceva, Dogliani insomma ovunque… si paga meno. Un dato che ci ha incuriosito e ci ha spinti a fare qualche domanda. E a capire che quello che costa non è “l’immondizia”, ma il servizio. Che è caro, appunto. Anzi: il più caro. Perché?

Qualche confronto

La tassa-rifiuti, oggi che si calcola col nuovo sistema della “Tari”, consente dei raffronti piuttosto precisi fra i vari paesi. Non è difficile: basta scaricarsi le tabelle dai siti Internet. Essendo tutti Comuni del bacino Acem, il confronto ha un suo senso. Lo abbiamo fatto, e i riscontri sono evidenti. Per esempio: a Mondovì una coppia di persone che vivono in un appartamento di 80 metri quadrati, pagano circa 200 euro. Mentre una famiglia di quattro persone in un alloggio da 100 metri quadrati, a Mondovì paga circa 330 euro. Le stesse persone nelle stesse metrature, invece, pagherebbero molto meno se abitassero a Villanova: circa 150 euro nel primo caso, 230 nel secondo. O a Vicoforte (145 euro e 230 euro), a Ceva (140 euro e 227 euro) o a Carrù (175 euro e 270 euro). Differenze a volte anche notevoli, in sostanza e in proporzione. A prima vista, la risposta sembra una sola: a Mondovì, fare rifiuti… costa di più. In realtà, la ragione è un’altra.

Il costo del servizio
«Mondovì ha un servizio rifiuti più costoso – spiega l’assessore Emanuele Rossi –: ma trattandosi appunto di servizio… il costo è proporzionale a quello che si offre». Il servizio in questione, a Mondovì, costa 3 milioni e 700 mila euro. E in questa cifra sono compresi: la raccolta (si paga la ditta che ritira l’immondizia), lo smaltimento in discarica o in impianto (che va pagato ad Acem), la pulizia delle strade, le raccolte speciali e ovviamente i costi della burocrazia. Numeri alla mano, è un bel malloppo: sarà pure immondizia, ma vale tanto.
Di tutte queste cifre abbiamo chiesto risposta sia a Rossi, assessore all’ambiente e alla raccolta rifiuti, che all’assessore Mariangela Schellino, delegata al bilancio. La domanda è una sola: perché a Mondovì l’immondizia costa più cara? Rossi: «Le ragioni sono diverse: per esempio, a Mondovì la raccolta differenziata ha tre passaggi a settimana per i rifiuti umidi durante l’estate. Nel resto del territorio, non è così. Abbiamo un miglior servizio di pulizia strade, interamente meccanizzato. Abbiamo tanti servizi aggiuntivi che altri Comuni non hanno: la raccolta pannolini, quella dei rifiuti ingombranti e la raccolta vetro per i bar, tanto per dirne tre».

Mercati, eventi, manifestazioni
Basta questo? «No, i costi si riferiscono anche ad altri capitoli di spesa – spiega la Schellino –, che ovviamente per Mondovì sono più alti. Per esempio i mercati, a Mondovì ce n’è uno ogni giorno in centro o nei rioni. Poi ci sono le spese cimiteriali. Infine ci sono i costi per gli eventi: organizzare una fiera, un raduno, una manifestazione… vuol dire far crescere i rifiuti».
Non c’entrano invece nulla i costi delle rifiuterie, che si dividono su tutto il bacino Acem in modo uguale, per decisione del Consorzio. Il costo dell’appalto della raccolta (ovvero: la fattura alla ditta che si occupa di ritirare i rifiuti) non varia in base alla quantità dei rifiuti, mentre il costo di smaltimento varia eccome. Vale a dire: meno immondizia si produce, e meno si paga. «Mondovì è in linea con la produzione pro-capite degli altri Comuni – conferma Rossi –, e anche la raccolta differenziata è nella media. Quello che fa la differenza, come detto, è il costo del servizio».

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