Quanto “costano” i profughi?

È una delle cose che fanno più discutere: la spesa per l’accoglienza. Molti “non ci stanno”, a sapere che lo Stato paga per ospitare i rifugiati. 

È una delle cose che fanno più discutere: la spesa per l’accoglienza. Molti “non ci stanno”, a sapere che lo Stato paga per ospitare i rifugiati. Esistono delle convenzioni ad hoc, stipulate tra le Prefetture e le strutture di accoglienza.

La spesa totale è di 30 euro al giorno, per ogni persona.

La conferma ci arriva dalla Prefettura. Girano tante voci (la maggior parte completamente sbagliate) su questa spesa e su cosa comprenda. «La convenzione con le strutture che accolgono i rifugiati – spiega il capo di Gabinetto della Prefettura di Cuneo, la dottoressa  Bambagiotti – prevede che lo Stato paghi 30 euro al giorno all’hotel o alla cooperativa che ospitano i rifugiati. Non un euro di più». E nei 30 euro è compreso: vitto, alloggio, pulizia, fornitura biancheria e abbigliamento, prodotti per l’igiene. I 30 euro non vanno… ai profughi: vanno a chi li accoglie. L’albergatore o la cooperativa deve versare a ogni rifugiato un “pocket money” di 2,50 euro al giorno, che sono sempre compresi nei 30 euro. I profughi hanno diritto a una scheda telefonica con una ricarica da 15 euro solo all’arrivo. La struttura deve inoltre cercare di organizzare (spesso avviene in collaborazione con le associazioni, come la Caritas) corsi di mediazione linguistica, informazione, orientamento all’assistenza per formalizzare le domanda di protezione internazionale; assistenza sanitaria a carico del servizio sanitario nazionale.

Perché l'Italia li deve accettare?

Le direttive di Dublino dicono sostanzialmente che lo status di rifugiato politico può essere richiesto solo nel Paese in cui il profugo è arrivato per primo. Quindi se facessero richiesta in Francia o in Germania, gli verrebbe respinta. Una norma che, come è ovvio, va a gravare molto sui Paesi dell'area bassa del Mediterraneo: Italia, Grecia, Spagna. In realtà l'Italia non è una meta così ambita per chi chiede asilo: i profughi lo sanno anche che le possibilità lavorative qui non ci sono. Ci sono profughi che oggi chiedono di essere cancellati dagli elenchi italiani, così da poter andare altrove. Ma non lo possono fare, con questa norma: se sei stato accolto come rifugiato in Italia, puoi stare solo in Italia. Perché gli accordi di Dublino non vengono rivisti? Se ne parla da molto tempo. Purtroppo non siamo mai arrivati a un punto fermo. Se a un profugo non può essere riconosciuto l'asilo politico (la Commissione prefettizia può farlo solo se il rifugiato è vittima di persecuzione nel suo Paese d'origine: politica, religiosa, etnica, eccetera), gli si può comunque concedere la “protezione umanitaria”, che dura solo 1 anno e non 5 come l'asilo politico. Molti fra coloro che sono scappati dal Nord Africa hanno ottenuto questo “asilo temporaneo”. Il problema dell'accoglienza è che ancora non abbiamo “trovato la quadra”: l'Italia non ha mai utilizzato molto bene i fondi dell'Unione europea. Le soluzioni come quella di “parcheggiare” i profughi in un albergo sono costosissime, improvvisate e senza un vero risultato di integrazione.

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