Le periferie ci interpellano

Una rilettura, in chiave “missionaria”, della Lettera pastorale del vescovo

Il tema della Giornata missionaria mondiale, quest’anno, fa spostare il nostro obiettivo dal centro alle periferie, supposto che noi ci crediamo “al centro“. In genere le “periferie”, in tutti i sensi, sono considerati luoghi di dimenticati, esclusi, stranieri, gente ai margini… Quindi lo scopo di questa Giornata è di “farci cambiare prospettiva”, mettendo noi “ai margini“ per scoprire e toccare con mano la presenza di Dio che grida in mille situazioni di disumanità e che parla attraverso le parole e la vita dei semplici. Mi pare a proposito richiamare qui i tre verbi citati dal nostro vescovo nella Lettera pastorale.
Accogliere
Verbo pieno di molti significati… Gli occhi di tutti sono pieni delle immagini dei barconi stracolmi che sfornano quasi ogni giorno centinaia di persone disperate nel lembo sud di Europa per afferrare un qualche filo di speranza. I giudizi sparati su queste immagini sono molteplici. “Ero forestiero e mi avete accolto…”: vedo rivivere questa frase nel momento dell’attracco e della premura nel tendere le mani a gente stremata. Questo è il primo passo; ma c’è tutto un “poi” , non facile da gestire e che richiede attenzione, fatica e responsabilità di tutti (mondo politico e società civile). Accoglienza mi pare voglia dire rivedere il nostro modo di pensare, mettendoci appunto nell’ottica delle periferie, aprire la mente e il cuore per creare rapporti nuovi in una società in rapida trasformazione, rendendoci persone capaci di dialogo e di ascolto. Accogliere quindi è “intraprendere un cammino di condivisione” con le periferie e non sentirsi superiori.
Discernere
E’ il secondo verbo che significa saper fare delle scelte motivate da grandi ideali: per noi c’è il Vangelo di Cristo, ovvero la Parola di Dio. Ciò richiede una formazione costante e profonda nelle nostre comunità, che porti a capire il senso della “missione”, che implica un aprirsi a chi ci sta vicino e a chi sta lontano, per rendere concreta questa Parola, che è per tutti e per ogni cultura. Certe forme di razzismo, velate o meno, vengono dal fatto che non ci si lascia convertire dalla Parola di Dio, così com’è, perché non l’ascoltiamo o la adattiamo alle nostre convenienze. Discernere vuol dire anche non dare giudizi affrettati, ma rendersi conto dei “perché” di certi fenomeni (tipo immigrazione), per creare un’opinione pubblica che influisca poi sulle politiche per un nuovo assetto internazionale fra i popoli.
Procedere
Procedere è sì “andare avanti”, è anche progredire, certamente nel rapporto vitale col Signore (nella fede che spera e che ama), nella qualità della vita, nel “crescere” quindi nell’amore e nel dono di sé; sempre nei limiti, nelle fragilità, nelle miserie anche morali (dalla Lettera pastorale del vescovo). Queste parole fanno eco a quelle di papa Francesco, nel messaggio della Giornata missionaria mondiale: “Rendere visibile per mezzo della carità fraterna l’Amore invisibile del Padre che è nei Cieli… spettacolo della carità che in tutto il mondo, per mezzo delle diocesi, delle parrocchie, delle organizzazioni, delle varie iniziative, unisce i cristiani al sacrificio quotidiano, alle fatiche apostoliche e ai meriti dei missionari”. Le nostre comunità, in questa svolta epocale, sono chiamate a migliorare la qualità della formazione, partendo dalla Parola di Dio, dagli stimoli provenienti dalle altre Chiese delle “periferie” del mondo, dall’ascolto di altri gruppi e realtà impegnate nella promozione della giustizia e della pace, dall’informazione tramite riviste missionarie, di volontariato e di impegno sociale. E’ bene tener presente l’appuntamento dell’Eucaristia domenicale come momento di formazione “cattolica e universale” della nostra gente, non in chiave paternalistica o di solo aiuto economico, ma come occasione di ampliare le proprie vedute ed impegnarsi nell’apertura e nello scambio con altre realtà, soprattutto accogliendo il messaggio delle periferie vicine e lontane. Ci è richiesta una testimonianza radicale, in particolare per noi preti, perché il messaggio sia credibile, nonostante i nostri limiti, perché “andare alle periferie” significa spogliarsi dei nostri schemi e zavorre varie, per andare, poveri e liberi, verso gli altri.
Concludo con le parole finali del messaggio di Papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale: “A Maria, modello di evangelizzazione umile e gioiosa, rivolgiamo la nostra preghiera, perché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo“.

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