Nick Zarbo: «Stiamo bene, ma le nevicate erano fortissime e sull’Island Peak abbiamo rischiato» – Tappa 4

Nicola Zarbo racconta ai lettori dell'Unione la sua avventura sull'Himalaya.

Cari lettori dell’Unione. Con questo piccolo diario cercherò di tenervi informati sulla mia nuova avventura sulle vette dell’Himalaya. Un viaggio che mi porterà su due delle vette più affascinanti della catena montuosa nepalese: l’Imja Tse, meglio noto come Island Peak (6.189 mt.) e l’Ama Dablam, il “Cervino dell’Himalaya” (6.856 mt.). Spero di riuscire a comunicarvi le mie emozioni, che saranno tante, in una sorta di filo diretto (per quanto mi verrà consentito dalla tecnologia) con i miei concittadini monregalesi.

 

Puntata 4 - 22 ottobre

Purtroppo le bufere di neve che hanno colpito le pendici dell’Himalaya, con le tragedie di cui tutti avrete sentito, unite ad una brutta bronchite hanno costretto me e il mio compagno di viaggio Lollo ad interrompere la nostra avventura in anticipo. Penso di rientrare in Italia ad inizio novembre. Il consultivo della spedizione non è comunque negativo, siamo arrivati al campo base dell’Everest (5.350 mt., nella foto sotto) e abbiamo scalato il Kalapattar (5.550 metri, nella foto sopra). L’impresa più ardua, però, è stata l’ascesa all’Island Peak, a quota 6.186 metri. Abbiamo sfidato le abbondanti nevicate, faticando il doppio del previsto e rischiando molto. Per fortuna tutto è andato bene. Informati dalle notizie delle condizioni metereologiche, siamo stati costretti a rinunciare alla conquista dell’Ama Dablam: la situazione al campo base era pessima e il meteo non permetteva assolutamente tentativi almeno fino a novembre, quando poi erano previste altre fortissime nevicate. Abbiamo anche dovuto sbrigarci a tornare a valle, altrimenti saremmo stati bloccati al campo base. Tornati a Namche, ci siamo poi diretti a Lukla, da dove abbiamo poi preso un volo per Katmandu. Comunque sia andata è stata un’esperienza davvero esaltante. Grazie a tutti i lettori dell’Unione per aver seguito le mie vicende.

 

Bufera sull’Himalaya: oltre 40 vittime

Si aggrava il bilancio delle vittime della forte bufera di neve che ha interessato, due giorni fa, le pendici dell’Himalaya, investendo in pieno centinaia di alpinisti ed escursionisti. Le vittime dopo che nelle ultime ore sono stati trovati altri 9 corpi, ma il bilancio potrebbe salire ulteriormente dal momento che vi sono ancora molti dispersi e che le operazioni di ricerca proseguono a rilento a causa del maltempo. La conferma delle vittime è arrivata dall’agenzia Reuters, segno del fatto che le bufere di neve che hanno colpito l’area settentrionale del Nepal e l’Himalaya, provocando numerose valanghe, sono state davvero intense e pericolose. Sono 371 le persone tratte in salvo mentre le ricerche proseguono senza sosta, cercando di far fronte alle avverse condizioni meteorologiche. Intanto nelle ultime ore è stato diffuso un video impressionante, realizzato da un alpinista sopravvissuto alla tragedia costata la vita ad oltre 40 persone, che mostra gli istanti dell’arrivo delle bufere di neve con venti che hanno soffiato ad oltre 100 km/h provocando numerose valanghe. Proprio le valanghe hanno causato la morte degli escursionisti, abbattendosi su diversi gruppi in cammino sul massiccio dell’Annapurna e non lasciando loro scampo. Una delle più violente è quella che si è staccata dal Thorang La, un passo a 5.416 metri nella regione del Mustang, uno dei passaggi più frequentati dai viaggiatori, che collega la città di Manang con quella di Ranipawa. (www.centrometeoitaliano.it).

http://youtu.be/Ceua9zzaRCk

 

 

 

Puntata 3 – 9 ottobre 

Siamo giunti a Periche, 4.200 metri, a metà della Valle del Kumbu. Domani raggiungeremo Gorak Shep, a 5.100 metri, mentre il giorno successivo, per acclimatarci, arriveremo fino al campo base dell'Everest, a quota 5.346 metri e scaleremo il Kalapattar (5.450 metri). Poi ci incammineremo per il campo base dell'Island Peak. Sempre con un occhio alle previsioni meteo: Stanotte ha nevicato sui 5.000 metri. Al prossimo aggiornamento.

 

 

 

Puntata 2 – 5/7 ottobre

Domenica 5 ottobre, tra mille imprevisti ed attese, siamo riusciti a prendere il volo della Sita Air da Katmandu per Lukla, il terzo aeroporto più pericoloso al mondo (nella foto). Dopo aver organizzato il trasporto delle attrezzature ai campi base dell'Island Peak e dell'Ama Dablam, siamo partiti per un trekking fino al paese di Pakding, dove abbiamo pernottato. Lunedì 6 ottobre, da Pakding, dopo 4 ore di cammino siamo giunti a Namche, dove ci siamo fermati due giorni per acclimatarci (quota 3.600 metri). Domani, 8 ottobre, raggiungeremo Tengboche, famoso per il suo monastero buddista, e poi abbiamo variato il programma, di modo da rendere il nostro acclimatamento più rapido. Nel giro di 4 giorni raggiungeremo il campo base dell'Everest (quota 5.300 metri), scaleremo il Kalapattar (5.500 metri) e poi, in altri due giorni, raggiungeremo il campo base dell'Island Peak. Un saluto a tutti i lettori del "L'Unione" e al prossimo collegamento.

 

 

Puntata 1 – Sabato 4 ottobre

Partiti da Milano il 1º ottobre siamo arrivati qui a Katmandu il 2 ottobre, alle 21,30, dopo aver fatto scalo all’aeroporto di Doha completamente ristrutturato. Arrivati a Katmandu, solite code per le formalità di immigrazione, abbiamo ottenuto un visto di 90 giorni alla modica cifra di 100 dollari. La giornata del 3 ottobre è stata dedicata al relax e allo shopping degli ultimi materiali necessari per la scalata (bombole del gas, corda dinamica, batteria e cibi liofilizzati, pentola ecc…). Abbiamo, inoltre, provato a montare le due tende necessarie per i campi d alta quota... In Nepal è giorno di festa per gli Indu e, pertanto, tutti gli uffici pubblici erano chiusi. Oggi, finalmente, siamo riusciti ad ottenere i permessi di trekking e climbing per le due montagne che dobbiamo scalare. Se tutto fila liscio domani mattina, alle 7,30, dovremmo avere un volo per Lukla (l’aeroporto più pericoloso al mondo...): da lì inizieremo il trekking di avvicinamento ai campi base...
(Nella foto, Nicola in un ristorante a Katmandu)

 

La scalata all’Ama Dablam

La via normale di salita qui descritta si svolge lungo la cresta sud ovest dell’Ama Dablam. Per l’ascensione occorre dapprima raggiungere il campo base, 4.480 mt., posto direttamente sotto la parete nord ovest, e quindi salire al campo base avanzato o campo 1, situato sulla cresta sud ovest a 5.650 mt. di quota. Questa prima parte dell’ascensione avviene quasi per intero su sentiero, a meno di un km dal campo 1, dopo un’accidentata zona di boulder, dopo la quale occorre salire gli ultimi 100 m di dislivello su corde fisse, non indispensabili, per arrivare in cresta. La salita dal campo base al campo 1 richiede dalle 2:30 alle 4:30. Dal campo 1 si continua a salire lungo il filo di cresta, che ora diviene di misto, in gran parte da evitare lungo il lato sinistro. La cresta di granito si raddrizza tra gendarmi strapiombanti molto esposti. È questa la parte tecnicamente più impegnativa della salita, una cresta aerea ma divertente che può richiedere arrampicata su roccia fino al IV grado con alcuni interessanti traversi che in caso di neve residua sulle rocce e nessuna corda fissa possono diventare insidiosi. Appena prima del campo 2 situato su di un aereo torrione alla quota di 5960 m, si deve affrontare quella che è considerata la maggiore difficoltà tecnica della salita: la “torre gialla”. Si tratta di una parete strapiombante alta circa 25 m che occorre risalire per ritornare sul filo di cresta. In libera presenterebbe passaggi di VI, molto esposti, ma quasi tutti fanno uso di corde fissa e di una jumar per rimontare la parete. Il campo 2 è molto piccolo e scomodo: offre 3 o 4 piazzole al massimo e si usa solo per sistemare le fisse sino al campo tre.
Subito dopo il campo 2 si scende sino ad una sella, posta davanti alla “torre grigia”, la seconda maggiore difficoltà della via. Si supera generalmente affrontando una difficile fessura, ma certi anni la neve permette di attraversare sulla destra in parte sud sino a un couloir di ghiaccio tenero e neve. Benché relativamente semplice, questa parte è impressionante a causa dell’esposizione sulle ripide rocce sottostanti. Il couloir è alto 150 m, e presenta una pendenza media di 65º (70º max). Per proseguire occorre attraversare sulla sinistra fino a ritornare sul filo di cresta. La cresta termina alla base della parete della torre che occorre attraversare sulla sinistra fino a una parete di 20 m che riporta in cresta poco oltre la torre grigia. La via ora prosegue sul filo della cresta nevosa a fungo, che costituisce una bella sfida per l’equilibrio sino al Dablam inferiore, che si raggiunge superando un crepaccio perpendicolare alla cresta che la divide in due e consente di raggiungere il plateau. Il campo 3 (6.230 mt.) si pone sull’ampio e piatto spiazzo nevoso del Dablam inferiore. La salita dal campo 2 al campo 3 richiede dalle tre alle quattro ore e ha uno sviluppo di 1000 m per un dislivello di 260 m.
Al di sopra del campo 3 occorre affrontare una parete di ghiaccio alta 150 m, con una pendenza media di 40°. Posta sotto l’estremità destra della barriera dei seracchi strapiombanti del Dablam, il pendio conduce sopra di esso. Nella stagione autunnale è probabile che questa parete sia costituita da ghiaccio duro, che richiede ramponi bene affilati. Superati i seracchi sulla destra, si accede al Dablam superiore. La crepacciata terminale che segue non è di solito aperta. Infine, occorre superare le canne dell’organo: alte trecento metri e con un’inclinazione media di 50° (60° max) sono pendii di ghiaccio, facili solo se coperti da un abbondante strato di neve. Dal campo 3 alla vetta occorrono 3 ore e mezza.

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