Mondovì: l’Ospedale si può salvare, parla Moirano

«L’Ospedale di Mondovì? È uno dei pochi che sta crescendo». Parola di Fulvio Moirano, direttore regionale della Sanità. Che respinge ogni teoria secondo cui il nostro Ospedale sarebbe “a rischio” nel nuovo Piano sanitario. 

«L’Ospedale di Mondovì? È uno dei pochi che sta crescendo». Parola di Fulvio Moirano, direttore regionale della Sanità. Che respinge ogni teoria secondo cui il nostro Ospedale sarebbe “a rischio” nel nuovo Piano sanitario. Anzi, ribalta il punto: «Se avessimo voluto declassarlo, potevamo già farlo: invece abbiamo rimandato la decisione, in attesa di vedere lo scenario futuro».
Due settimane fa la Giunta di Chiamparino varava il nuovo Piano sanitario regionale. Una delibera che ha lo scopo primario di far rientrare i conti, dopo gli anni di “disequilibrio” in cui versava la sanità piemontese ai tempi della Giunta Cota. Infatti da diversi anni il Ministero aveva messo il Piemonte sotto il microscopio del Piano di rientro: «Abbiamo l’ambizione che la Regione torni a governare la sanità, a programmare e a controllare – è l’ultima dichiarazione dell’assessore Saitta –. In Piemonte stiamo facendo oggi quello che altre Regioni, dalla Lombardia all’Emilia, alla Toscana, hanno fatto ben 15 anni fa. Scontiamo gli errori della politica inadeguata che è stata fatta dai governi regionali del passato, di Centrodestra come di Centrosinistra, una politica che non si è fatta carico della sostenibilità economica delle scelte, facendo prevalere esigenze locali, interessi di gruppi e di lobby, abitudini consolidare e visioni di parte. Quanti primariati sono nati senza che vi fosse una reale esigenza?». L’assessore ha promesso che i conti saranno sì rimessi in riga, ma senza chiudere alcun presidio: «Lo ribadisco ai consiglieri regionali – ha detto –: nessun Ospedale verrà chiuso».

L'intervista a Fulvio Moirano, direttore regionale della Sanità

A Mondovì però quella delibera aveva suscitato ben più di una preoccupazione: a causa di un… “asterisco”. Un asterisco che era stato piazzato vicino al nome del “Regina Montis Regalis” e che lo classificava come presidio «da valutare». La sua collocazione era ancora quella di Dea di livello 1, ma con una postilla: «Il mantenimento sarà valutato entro il 31 dicembre 2015». Le motivazioni, e finalmente le rassicurazioni, sono arrivate direttamente dal direttore regionale Fulvio Moirano.

Direttore Moirano, perché quell’asterisco?
«Perché se guardiamo ai numeri fissati dai parametri nazionali del Decreto Balduzzi, l’Ospedale di Mondovì oggi non ha i requisiti per essere classificato come Dea di 1° livello. Secondo il Decreto servirebbero 45 mila passaggi all’anno al Pronto soccorso: Mondovì è sicuramente sotto».

Se Mondovì fosse declassificata da “Dea di 1° livello” a “Ospedale di territorio” cosa succederebbe?
«Perderebbe i reparti specializzati, il punto nascite, cardiologia e neurologia».

E lei ritiene che da qui a un anno i numeri di Mondovì possano crescere così tanto da superare la soglia?
«No, questo è impossibile. Però Mondovì è un Ospedale che sta andando molto, molto bene: è in crescita, uno dei pochi in Piemonte che non ha un trend negativo ma positivo. Quasi tutti sono calati in termini di attività, mentre Mondovì è cresciuta nel 2014. Ha dei reparti con numeri molto importanti come Chirurgia e Ortopedia, perché ha capito che vero punto di forza di un Ospedale sono i primari».

Dunque nel 2015 avremo numeri più alti, ma comunque non abbastanza. Significa che la declassificazione è solo rimandata?
«Non è detto, perché in gioco ci sono altri due fattori. Il primo è che da qui a un anno sapremo meglio quali sono i termini di riorganizzazione fissato dal Decreto nazionale, che oggi non sono ancora chiari».

In che senso?
«Se il decreto fissasse come termini non il 2015 ma il triennio 2015-16-17, cambierebbe tutto».

Va bene... ma questo vuol dire solo far slittare la decisione di due anni. Qual è l’altro fattore?
«La decisione non sarà presa solo in base ai numeri di Mondovì, ma tenendo conto di tutto il quadrante: che comprende le due Asl, la Cuneo 1 e la Cuneo 2, l’Aso e le strutture private… perché bisogna tenere conto anche di queste. E guardando a questo panorama complessivo, in provincia c’è “spazio” per un Dea di livello 2, ovvero il “Santa Croce”, e per tre Dea di livello 1. Mondovì deve fare i conti con un territorio con pochissima popolazione, per cui se si guardano i numeri della sola struttura non ce la può fare: ma se si guarda alla provincia intera, un Ospedale come quello serve. E può essere mantenuto, in deroga ai parametri».