Millesimo discute sul ponte ciclopedonale

Investimento di 877 mila euro: 656 mila da Roccamar srl, 200 mila dalla Regione e 20 mila comunali. Aggiustamenti alla convenzione, schermaglie con l’opposizione.

Torna anche da noi – magari in modo non vistoso ma reale – il bisogno di… pane. Come nei primissimi anni del dopoguerra. E’ una delle choccanti contraddizioni della nostra società che spreca inesorabilmente alimenti e poi vede moltiplicate le persone che non hanno di che cibarsi. Più volte vi fa riferimento accorato lo stesso Papa Francesco. Senza essere troppo distratti, su questa urgenza basta poco per essere avvertiti, anche dietro il nostro angolo. La Caritas e pure le parrocchie sono assillate sempre più da richieste di rifornimenti alimentari per famiglie che non ce la fanno. Certo, nei grandi agglomerati urbani, queste derive che inquietano si fanno più pressanti nei numeri crescenti di… affamati. La scorsa settimana, in occasione della Giornata dedicata alla prevenzione dello spreco alimentare in Italia, le Acli di Roma hanno segnalato che nella capitale il 4% della popolazione (114.819 abitanti) si trova al di sotto della soglia di povertà, mentre il 7% (cioè 200.934 cittadini) riesce a mangiare in modo adeguato solo ogni due giorni non essendo in grado di acquisire quanto serve per approntare pasti normali. Qualcuno dirà, con sorpresa, che sembra incredibile, anche pensando a tutti coloro che sono preoccupati di non ingrassare o che sono dediti ad abbuffate senza senso. E, poi, ecco l’altra cifra che sconcerta, nel suo deludente rovescio: infatti sempre le Acli romane hanno documentato che ogni giorno 20 tonnellate di pane restano inutilizzate e quindi vanno sprecate, nella capitale stessa. E si è intorno al 10% della produzione quotidiana di pagnotte. E ancora le Acli non si sono fermate a fare i conteggi, ma hanno attivato un progetto che – con la disponibilità di quindici panifici e con la collaborazione di una sessantina di Associazioni – consente di destinare, ogni settimana, una tonnellata di pane in surplus dirottandolo là dove ce n’è davvero urgente bisogno. Aggiungendo poi un tocco tecnologico, si sta mettendo in moto anche una App per segnalare le necessità alimentari che le Associazioni registrano, per rispondervi in modo tempestivo. Insomma le povertà si battono anche con l’on-line, se ci si ingegna e se soprattutto si parte da una grande voglia di giustizia e di solidarietà.
Mentre sta crescendo il battage pubblicitario per “Expo 2015” a Milano da maggio con l’attenzione rivolta a “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, ecco che, accanto alle tante sensibilità che si coltivano e si rilanciano per la genuinità degli alimenti, per la tutela delle biodiversità, per la compatibilità ambientale, per la sostenibilità dei prodotti che finiscono in tavola…, non si può scordare questo dato paradossale (ed anche un po’ insopportabile) delle eccedenze alimentari che vanno buttate letteralmente. Non mancano iniziative e progetti per evitare questo scarto di risorse che fa male sul piano umano e che penalizza pure sotto il profilo complessivo. Non si può sprecare all’infinito, senza pagarne un prezzo. Anche dal basso, con fantasia solidale, ci si sta organizzando per utilizzare al meglio quanto avanza dai supermercati e nel comparto ortofrutticolo. E la Caritas è in prima fila per offrire la sua rete ed il suo supporto, su questo terreno delicato. Giustamente qualcuno cita questo aspetto come una componente non secondaria di una credibile “economia civile”. Non dimenticando un caposaldo della morale sociale, per cui i beni che la terra offre hanno una destinazione universale, non esclusiva per nessuno (men che meno con l’esito sconsolante di sprecarne pure una parte). Anche soddisfacendo a tutti i passaggi in chiave di giustizia, per chi ci lavora e vi si dedica, non si può accettare che ciò che fornisce madre terra non possa bastare per tutti… E non giustifica il paradosso secondo cui lo spreco sembra già al netto di quanto si è legittimamente guadagnato…
Nel nostro ultimo dopoguerra, in tante case si respirava un profilo quasi sacrale per il pane. Il nonno, burbero, ai nipotini inculcava il rispetto totale per il pane anche nelle briciole. E ciò che avanzava si riutilizzava pure nel formato “secco”, in varie versioni in cucina.
Si potrà infine annotare che non si vive di solo pane. Ma resta necessario, il pane, anche nella sua valenza simbolica e non solo nutritiva. Infatti contiene un plusvalore formidabile in chiave di convivialità, quale prezioso momento della vita personale e familiare e comunitaria. Su questo significato forte, Gesù ha affidato al pane spezzato il memoriale del suo dono totale, nell’Eucaristia. Il pane condiviso quindi, il pane non sprecato, il pane consumato insieme, il pane della fraternità, il pane per tutti… è qualcosa di troppo prezioso, e magari lo è ancora di più in tempi difficili come i nostri.

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