L’impasse assurda: i profughi vogliono lavorare, ma non possono

Il bello è che non esitano nemmeno a rispondere: «Se il Comune ci lasciasse fare qualcosa, lo faremmo subito». Anche gratis? «Gratis, certo».

Il bello è che non esitano nemmeno a rispondere: «Se il Comune ci lasciasse fare qualcosa, lo faremmo subito». Anche gratis? «Gratis, certo. Non vogliamo stare fermi qua». Difficile spiegare ai profughi che non si può. Anche se in realtà l’hanno capito che c’è qualcosa che non funziona, in questa burocrazia che li accoglie quando arrivano, li “parcheggia” in qualche struttura e poi li lascia lì.
Attenzione: questo articolo parla di un muro di gomma. Un assurdo, intricato e paradossale tunnel senza fine. Oddio: una fine magari l’avrà, ma chissà quando e chissà come.

«Fateci lavorare, anche gratis».
I rifugiati ospitati a “Cascina Martello” lo dicono senza mezzi termini: «Se ci facessero lavorare anche come volontari, lo faremmo subito». Gli chiedo cosa sanno o vorrebbero fare: «Qualunque cosa – mi rispondono –: pulire le strade, togliere la neve, tagliare l’erba. O fare i lavori che sappiamo fare: qui c’è un elettricista, un panettiere, un cuoco…». Sanno benissimo che non possono essere pagati: «Non vogliamo soldi, e ci hanno spiegato che senza documenti non possiamo lavorare con un contratto. Ma non vogliamo essere pagati. Lo facciamo perché non ci piace stare qua fermi, in casa, a non fare nulla. Se solo il Comune riuscisse a farci lavorare per la città, lo faremmo ben volentieri». Poi aggiungono: «Scrivilo, dillo a tutti». Servisse a qualcosa…

Quanti sono i profughi a Mondovì?
I profughi a Mondovì sono un’ottantina: alcuni sono alloggiati in famiglie, ma la maggior parte si trovano in due luoghi: all’hotel “Alpi del mare” (vicino alla stazione), dove sono alloggiati 60-70 uomini per la maggior parte di nazionalità pakistana, e nei locali dell’ex mattatoio di Breo della coop sociale “Cascina Martello”, una dozzina di nordafricani. «Ragazzi quasi sempre tranquilli – ci dicono sia da “Cascina Martello” che dall’hotel –, anche se in un grande gruppo ci sono sempre teste e idee diverse. Non hanno dato problemi… anzi: sono ben consapevoli che qua sono “parcheggiati”».

Perché non possono lavorare o rendersi utili?
I profughi al momento non hanno documenti: quindi non possono in alcun modo lavorare in forma retribuita. Non potrebbero prendere uno stipendio o firmare un contratto. Però potrebbero farlo in modo volontario… se qualcuno si prendesse la responsabilità di farglielo fare. Ma per lavorare in strada, serve almeno un’assicurazione di qualche tipo, e a Mondovì non l’ha fatta nessuno. Se proviamo a insistere, a dire: dategli una pala, capiranno da soli cosa devono fare, senza progetti ma come gesto volontario… non funziona. Ci si schianta contro il famoso muro di gomma. Perché chi gli dà la pala diventa comunque responsabile: e così nessuno lo fa, e i profughi non possono fare altro che stare fermi a guardare la neve che scende e si scioglie da sola.

Cosa fa il Comune?
Il Comune è nella stessa situazione: lo stallo della responsabilità. L’Assessorato alle Politiche sociali ha emesso un bando (scadrà il 21 febbraio) aperto ad Associazioni, Cooperative o altri Enti, che mette a disposizione un contributo fino a 5 mila euro per chi presenta progetti. In questo modo la palla passerà in mano a un soggetto esterno. Nulla a che vedere con la neve, ovviamente, che per la primavera sarà un ricordo lontano: i profughi potranno prestare servizio per pulire i giardini della stazione, o spazzare i marciapiedi. Sempre che si offrano volontari.

«A Roccavignale il Comune l’ha fatto»
Roccavignale, piccolo centro della Valle Bormida ligure già in provincia di Savona, ha risolto il problema con una convenzione diretta fra il Comune e la cooperativa che accoglie i profughi. Il sindaco Amedeo Fracchia: «È stata sufficiente una delibera di Giunta, adottata come indicato da un’ordinanza emessa da una Prefettura della Lombardia. L’assicurazione è la stessa che copre i lavori degli operai comunali, estesa a questi servizi: pulizia strade, piccole mansioni, eccetera. I profughi ovviamente prestano servizio volontario, gli abbiamo anche fatto un corso di formazione».

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