In tanti, commossi, per l’addio a Dongi

L’apprezzato biblista don Giovanni Giorgis si è spento a Madonna dei Boschi all’età di 90 anni. Numerosi gli ex-scout degli anni ‘50 e ‘60 da Mondovì attorno all’amico prete della loro giovinezza

Lo scorso 24 aprile aveva compiuto novant’anni. E per lui, in particolare grazie agli amici Scout monregalesi che attorno alla sua figura ed alla sua amicizia erano cresciuti negli anni ’50 e ’60, era stata una grande festa, all’insegna della rimpatriata degli ex-giovani di un tempo che non l’hanno mai perso di vista. Per quella occasione anche un ricordo speciale sulle pagine de “L’Unione”, a forma di inserto per ripercorrere tappe e spunti di una vita spesa per seminare Parola di Dio (da biblista di vaglia qual era, apprezzato in tutta Italia) e per affiancare le persone (da fratello maggiore rispettoso e solerte). Ora, nel cuore dell’estate, anzi proprio il giorno luminoso della Trasfigurazione, il 6 agosto (come avvenne nel ’78 per Paolo VI), l’incontro definitivo con il Signore in cui ha creduto e sperato, sempre. Ci ha lasciati così, attorniato da tanti amici che l’hanno seguito nelle ultime settimane di fragilità e di malattia, don Giovanni Giorgis (Dongi, per molti), nella sua casa – condivisa con don Meo Bergese – a Madonna dei Boschi di Peveragno, poco distante da dove era nato appunto nel 1925, a Montefallonio. Si può dire di lui che era giunto al traguardo “sazio di giorni” (Gen 25, 8). Le sue condizioni di salute si erano aggravate a metà luglio. Dopo pochi giorni di degenza ospedaliera, avvertendo che per lui era giunto “il momento di sciogliere le vele” (2Tim 4, 6), aveva chiesto insistentemente di fare ritorno a casa. Meno di ventiquattro ore dopo ha serenamente “terminato la sua corsa” (2 Tim 4, 7), circondato dall’affetto e dalla simpatia delle tante persone che gli hanno voluto bene.
Ordinato sacerdote nel ’48, inviato a Roma a perfezionare gli studi biblici, dal ’51 al ’66 fu docente di Sacra Scrittura nel Seminario Maggiore a Mondovì Piazza. Nello stesso tempo ebbe l’incarico di assistente della Gioventù di Azione Cattolica e poi degli Scout, nonché di direttore spirituale del Collegio Vescovile. Dal ’66 al ’77 si trasferisce a Torino, anche in ragione di qualche incomprensione in diocesi monregalese, negli anni di guida pastorale da parte dell’arcivescovo Carlo Maccari. A Torino, anche chiamato dal biblista prof. don Giuseppe Marocco, insegna Sacra Scrittura al Seminario di Rivoli e quindi alla FIST (Facoltà teologica degli Istituti religiosi) a Torino, occupandosi anche di studenti universitari che dal resto del Piemonte giungono agli Atenei torinesi. Nel ’77, con il vescovo mons. Massimo Giustetti pastore della Chiesa monregalese, don Giovanni Giorgis è incaricato della guida pastorale della parrocchia di Prato Nevoso, in cui opera fattivamente fino al 2000. All’inizio del millennio, per don Giorgis si apre la intensa stagione – libera da impegni accademici – tutta dedicata all’approfondimento della Bibbia, in innumerevoli incontri, corsi, serate… per cui è cercato ed apprezzato. Insegna anche nei corsi dell’Istituto diocesano “Casati-Trona”, è impegnato nell’Associazione “La Tenda dell’Incontro” che lui promuove con l’aiuto di tanti amici, collabora con la Editrice Esperienze di Fossano al “Giornale della comunità” e con la pubblicazione di una serie fortunata di fascicoli “Incontri biblici” per divulgare la Scrittura in uno stile inconfondibile di approccio al testo sacro.
Gremitissima la chiesa di S. Maria a Peveragno per l’addio cristiano a don Giovanni Giorgis: la liturgia è stata presieduta dal vescovo mons. Luciano Pacomio, che si è rifatto innanzitutto ad un’espressione emblematica dello stesso don Giorgis: “Cerchiamo di essere felici nella vita: è il più bel regalo che possiamo farci. Aiutiamo gli altri ad essere felici: è il più bel regalo che possiamo loro fare”. Ha concelebrato anche il vescovo emerito mons. Sebastiano Dho, amico di vecchia data. Molti hanno espresso riconoscenza nelle intenzioni della preghiera dei fedeli. Al termine uno scritto del già procuratore della Repubblica al Tribunale di Cuneo dott. Alberto Bernardi, ex-scout della prima ora, al fianco dello stesso don Giorgis; quindi un testo fatto pervenire da don Renato Chiera dal Brasile ed infine la testimonianza grata ed evocativa da parte di Andrea Lebra che con don Meo Bergese ha seguito Dongi soprattutto negli ultimi mesi e nelle ultime settimane. Andrea Lebra ha ripercorso le tappe di una vita sulla scia di Dongi che, in tempi complicati, dal ’68 in poi, ha rappresentato un coraggioso e lucido punto di riferimento, su solide basi conciliari, rilanciando sostanzialmente tre parole chiave: la felicità da cercare e da donare, la responsabilità da assumere in prima persona, il servizio in cui spendersi. Commoventi infine le parole del “Canto dell’addio”, intonato dagli ex-Scout di Dongi così come avevano fatto in centinaia di serate ai campi, sotto le tende, in gioventù, attorno al fuoco…
Da parte sua il vicario generale don Meo Bessone ha ringraziato parenti ed amici che sono stati di aiuto a don Giovanni, soprattutto nelle ultime settimane, e Rino e Walter che, con affettuosa dedizione, hanno prestato servizio di assistenza negli ultimi mesi.