Valli monregalesi: così si spacca l’Unione dei Comuni

La decisione è presa, nessun ripensamento: l’Unione montana a quindici Comuni tra pochi giorni non esisterà più.

La decisione è presa, nessun ripensamento: l’Unione montana a quindici Comuni tra pochi giorni non esisterà più. Una situazione che si era profilata già negli ultimi dieci giorni, ma che adesso si concretizza senza ritorno. Vano l’ultimo appello del presidente Taravello, quasi tutti i Comuni andranno in Consiglio già questa settimana. Nasceranno, in aggiunta a quello esistente, due nuovi Enti: l’Unione montana Mondolè e l’Unione montana Monte Regale. Una nuova partenza, che si carica di rinnovate speranze, ma anche, inevitabilmente, un capolinea, un epilogo sorprendentemente svelto, che non lascia senza rammarico chi, quel 28 gennaio scorso, con la firma dell’Atto costitutivo, aveva creduto di compiere pur tra mille difficoltà un passo storico per le Valli monregalesi.

STORIA DI UNA FRATTURA: le tappe della crisi 1 - 2 

L’Unione montana Mondolè
Ne faranno parte Frabosa Soprana, Frabosa Sottana, Pianfei, Roccaforte e Villanova, territori storicamente legati e già abituati a lavorare in sinergia. La sede legale dell’Ente sarà Villanova, ma ancora nulla di certo sul futuro presidente. «Una scelta in cui credo fermamente – spiega Adriano Bertolino – e che ritengo darà futuro al nostro territorio».

L’Unione montana del Monte Regale
Dell’Unione montana Monte Regale, salvo sorprese, faranno parte Briaglia, Monasterolo Casotto, Niella Tanaro, San Michele e Vicoforte, il cui Municipio diverrà sede legale dell’Ente. «Mi spiace per il presidente Taravello – dichiara Michelotti – che si è sempre dato molto da fare per andare avanti uniti e per i progetti da portare avanti, ma credo che questa fosse l’unica strada da percorrere, non c’erano altre alternative».
di cominciare».

L’Unione montana Valli Monregalesi
«Noi restiamo». All’interno dell’Unione montana già esistente, come già annunciato la scorsa settimana, rimarranno i Comuni di Pamparato, Roburent, Montaldo e Monastero di Vasco, uniti come ai tempi della guerra del sale. Anche se, la sensazione, è di sorpresa: «Non mi aspettavo una diaspora così immediata – spiega il sindaco Vallepiano –, tanto svelta che si ha la sensazione che fosse preconfezionata».