Bormida: «Fusione tra i comuni? Un’eresia»

Fusione obbligatoria dei Comuni sotto i 5.000 abitanti? Secco il “no” del sindaco di Bormida, Daniele Galliano.

Fusione obbligatoria dei Comuni sotto i 5.000 abitanti? Secco il “no” del sindaco di Bormida, Daniele Galliano. Nelle scorse settimane venti parlamentari del Pd hanno presentato una proposta di legge che prevede la fusione obbligatoria per i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. «Si tratta dello strumento più idoneo per superare l’attuale frammentarietà dei Comuni – ha spiegato Emanuele Lodolini, deputato del Pd e primo firmatario della pdl –. La fusione, infatti, a differenza delle altre forme di associazionismo tra Comuni, comporta la costituzione di un unico Ente, nel quale verranno aggregate tutte le risorse umane, strumentali e finanziarie, al fine di ottenere «Da sindaco di uno dei paesi più verdi e belli d’Italia, mi sorge un dubbio: chi visiterà più un’Italia che non avrà più i suoi gioielli, un’Italia senza queste perle uniche che la distinguono dalle altre nazioni, che la rendono unica ed inimitabile? - spiega Daniele Galliano - Che cosa rimarrà di questo mondo autentico, di questa identità che ha fatto la storia, dove finiranno le tradizioni, le nostre ricorrenze, l’amore con il quale ancora prepariamo i piatti con le ricette delle nostre nonne? Diventeremo una squallida periferia dimenticata appartenente ad una altrettanto squallida realtà che già il nome priva di ogni identità: “Area vasta” -”Ambito”. Parole di una tristezza infinita che negano ogni identità già solo nel nome così arido da non stimolare neppure un minimo di fantasia positiva. Non più i ridenti borghi, arrampicati alle colline, visitati dal sole, con le stradine contorte e familiari, non più le finestre ricche di colori e di verde, non più i rintocchi delle campane la domenica mattina, non più le semplici trattorie con i migliori prodotti della nostra terra, non più il rispetto delle nostre origini. Se la politica vuole cancellare tutto questo, io non posso e non voglio appartenere a questa categoria che ha il coraggio di azzerare la nostra storia, svendendo a pochi spiccioli l’Italia migliore, quella ancora vera e autentica».

«Come posso pensare che il disegno politico voglia cancellare per sempre tutto questo, fondendo i Comuni per dar vita ad accorpamenti
anonimi? - prosegue Galliano - Noi sindaci dei piccoli Comuni saliamo sulle ruspe per spalare la neve, ci rimbocchiamo le maniche, curiamo gli eventi, coinvolgiamo parenti ed amici nel volontariato più bello, quello capace di lavorare per il gusto genuino di donare! Quest’Italia ai grandi politici sembra impossibile esistere, ma assicuro c’è!!! Si chiede soltanto di lavorare serenamente per i nostri cittadini, a servizio delle nostre semplici e genuine comunità. Chiediamo di mantenere la nostra identità, di vivere dove siamo nati, dove le stagioni si riconoscono guardando la campagna, senza bisogno del calendario, dove anche ad occhi chiusi riconosciamo le voci ed il passo di tutti, dove i prodotti della nostra terra sono eccellenze dai sapori dimenticati per chi vive nelle città. Dove
possiamo ancora visitare gli anziani uno ad uno bussando alle loro porte, dove comprendiamo il loro dialetto, dove nel cimitero dietro ogni nome c’è per noi un volto ed un ricordo, dove ancora personalmente riusciamo a controllare strade, fossi, frane, prevediamo molte volte i pericoli e con la nostra presenza (che è in fondo la presenza dello Stato), diamo conforto anche a chi vive nei posti più isolati! Questa è la vera Italia. Per capire questo, bisogna parlare con noi sindaci dei piccoli Comuni, quelli che ricevono tutti, quelli che parlano con tutti, quelli che conoscono tutti, quelli come noi che ci mettono la faccia, quelli che nel bene e nel male affrontano tutti i giorni la realtà di chi a fatica arriva a fine mese, di chi ha perso il lavoro, la nostra realtà è condividere, la nostra giornata è essere presenti sul posto in diretta sempre, con le mani sporche, con il fango dei fossi o con i piedi fradici per la neve, che ascoltano direttamente i pensionati che devono scegliere se scaldarsi o comprare i farmaci, e aiutarli disperatamente con quel poco che abbiamo, sembra strano che ci siano ancora questi sindaci?».

«Non dimenticate, questa è l’Italia vera, i nostri Comuni sono le vere fondamenta che verranno a mancare, ogni casa anche la più piccola ed umile senza fondamenta non può rimanere in piedi», conclude il sindaco Daniele Galliano. Una posizione appoggiata da Michele Malfatti, coordinatore della Consulta dei piccoli Comuni di Anci Liguria: «Nel 2015 piccoli Comuni hanno dimostrato grande senso di responsabilità e capacità di promuovere iniziative volte ad ottimizzare le risorse e continuare a garantire i servizi offerti ai cittadini. Dalla Conferenza nazionale di Cagliari dello scorso luglio è scaturito inoltre un manifesto di proposte che è diventato per tutta l’Anci una base di confronto con il Governo e che ha sortito effetti concreti, quali il rinvio al 31 dicembre 2016 del termine per le gestioni associate contenuto nel Milleproroghe. Con il Ministero dell’Interno è stato avviato un tavolo tecnico per superare l’obbligatorietà della gestione associata delle 10 funzioni fondamentali e ragionare sulle nostre proposte. L’avvio di questo percorso condiviso non può e non deve essere inficiato da un’iniziativa come quella di venti parlamentari del Pd, che dimostrano di conoscere poco la realtà delle piccole Amministrazioni locali e riprendono come discriminante il criterio demografico, che sappiamo non essere l’unico elemento da tenere in considerazione nel governo dei piccoli Comuni. Continueremo quindi a lavorare in una logica di condivisione e concertazione, facendo sì
che quella della fusione possa essere una possibilità di scelta nell’ambito di una serie di proposte costruttive e di azioni condivise».

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