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Da iCani a Calcutta. Ecco il nuovo pop

New releases: Aurora e Mainstream

Negli ultimi anni il pop italiano, che nel main stream è sempre più abituato ai fenomeni della tv e di quanto stabilito a tavolino (si scommette su poche cose e facilmente digeribili, vincenti in partenza), ha trovato sempre più spazio anche negli ambienti indipendenti, fino a quel momento appannaggio prevalentemente di fenomeni d’altro genere. Sono rilevanti, ancorché in numero esiguo, le esperienze musicali che ultimamente sono arrivate anche in classifica o alla ribalta, nonostante una piccola produzione. Il fenomeno dei Tre Allegri Ragazzi Morti ne rappresenta uno degli esempi, e tanti altri come Bugo o i Perturbazione sono stati seguiti da uno stuolo di artisti tra cui si potrebbero citare gente come Levante o i Kutso.
Tra la fine del 2015 e il 2016 sono due i fenomeni che hanno segnato il pop e che pare abbiano le caratteristiche giuste per imporsi. Il primo è Niccolò Contessa, che con Aurora, suo terzo album sotto il nome artistico de iCani (affermatosi, specie con “Il sorprendente album d’esordio de I Cani”, come una delle proposte più interessanti nel 2011 del panorama indie), pare abbia voluto fare un importante salto nella propria carriera. Le idee seppur non particolarmente innovative (molti rimandi, come fatto nel 2015 da Colapesce, al meglio degli anni ‘80) sono aperte verso uno stile di musica fruibile, accessibile e godibile da una platea di pubblico ampio e “radiofonico” (la “danzereccia” Non Finirà, l’incalzante Protobodhisattva, la ballata di Una Cosa Stupida). Aurora segna una profonda svolta nella carriera di questo artista, e la volontà di non limitare la propria cerchia di pubblico.
All’interno della parola pop tuttavia si considerano vari significati e storie. Pop “è anche una bella canzone rock dei REM come Loosing My Religion, che concettualmente non è pop”, come ha suggerito un amico, così come pop può essere considerata l’ascesa di un fenomeno come Calcutta, che dalla sua uscita discografica di metà autunno ad oggi si è conquistato una considerevole fetta di pubblico. La sorpresa definitiva è stato constatare il sold out, alla “prima”, in un locale come lo sPAZIO 211 di Torino. Edoardo D’Erme si è così ritrovato da semi sconosciuto a fenomeno di quello stesso Mainstream che canta nell’omonimo disco. La potenza con cui arrivano la voce, i testi e le atmosfere di brani come Cosa Mi Manchi a Fare, Limonata o Del Verde, sono valse a trasformare un fenomeno di provincia in realtà a cui dare ben più attenzione. I racconti di Calcutta parlano di una provincia che vive ai margini delle realtà metropolitane, che non necessita di auto-celebrazione, ma che scandisce un tempo lineare, che scorre, uguale a sé stesso e inesorabile.

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