La storia di Roberta: «Ho lasciato la città per vivere nella natura»

Roberta Ferraris, poco più che quarantenne, è scrittrice, guida naturalistica, pittrice e oggi anche “contadina”. 

Roberta Ferraris, poco più che quarantenne, è scrittrice, guida naturalistica, pittrice e oggi anche “contadina”. Ha abitato in vari posti, tra cui Milano, Biella e San Josè in California. Ha lasciato la città alcuni anni fa, per vivere a Paroldo, dove oggi risiede, in una cascina isolata, con legnaia, stalla (con capre e asine), fienile, orto, frutteto e con gli interni ancora come un tempo, pur se ristrutturati. Roberta alterna le sue giornate fra il coltivare la terra e lo scrivere guide turistiche e naturalistiche. A volte si assenta per accompagnare – a piedi – turisti per le vie più sconosciute e affascinanti della Langa e di altre regioni italiane.

«Volevo – spiega Roberta – che il contatto con la natura non fosse solo ristretto alla gita domenicale in montagna. Mi immaginavo di poter vivere un giorno in una bella baita di montagna, tutta di legno. Ma erano, appunto, sogni a occhi aperti. A Milano, coltivavo un piccolo orto sul balcone, con i vasi di basilico, la salvia e qualche geranio. Poi le situazioni della vita, e in particolare l’incontro con un compagno, che mai avrebbe potuto resistere, più di qualche giorno, nel caos della città. In due, fare scelte estreme, è più facile: c’è complicità, solidarietà e l’avventura di andare a vivere in un piccolo paese sulle Alpi Apuane fu affrontata senza pensarci troppo».

Roberta, dopo il suo trasferimento ha scritto un libro “Vado a vivere in campagna”, edito da “Terre di Mezzo”, in cui racconta questa sua scelta, ma mette anche in guardia chi vuole cambiare vita: la gestione della terra e l’isolamento non sono facili da sostenere. «Molti – aggiunge – pensano che basti cambiare casa e orizzonte per improvvisarsi contadini. In realtà il contadino è un imprenditore a tutti gli effetti: servono capitali e competenze per fare un prodotto, anche il più semplice. E bisogna essere davvero bravi per riuscire a viverci nell’arco di qualche anno».

Come riesce a conciliare il lavoro da scrittrice con quello della “fattoria”?
«Dedico molto tempo alla mia attività di guida ambientale escursionistica. Ne dedico altrettanto alle varie collaborazioni editoriali. Il tempo che mi resta da riservare alla campagna è davvero poco. Posso essere soddisfatta quando riesco a fare l’orto per il mio sostentamento, fare il fieno a giugno per mantenere i prati che ho, vendere le pesche da vigna a settembre e fare qualche taglio di pulizia nel bosco per cercare di migliorarne la qualità e avere la legna per l’inverno. In questi giorni ho potato i peschi, che già stavano per fiorire, e non tutti. Perché non si riesce mai a fare tutto quello che la terra richiede».

Come riesce a vivere in una casa immersa nella natura, tra i campi, lontano dal centro abitato?
«La cascina, i suoi silenzi, i rumori della natura, dal canto degli uccelli al grugnito del cinghiale, sono il mio porto sicuro al ritorno dai viaggi. Sono il luogo di pace e bellezza dove lavoro. Sono meno lontana dalla civiltà di quanto sembra, però, perché basta una connessione internet per collegarmi con il mondo globalizzato».

La sua giornata tipo?
«Le mie giornate sono molto faticose. La sveglia è tra le 6,30 e le 7, a cui segue, in inverno, l’accensione della stufa e la colazione, abbondante e lenta, con la lettura dei quotidiani on line. Poi un po’ di lavori di casa e il lavoro di scrittura. Faccio pause frequenti, perché non si può stare troppe ore davanti a uno schermo. Vado nell’orto, mi occupo delle varie attività: spacco la legna, taglio l’erba, pulisco il pollaio, mi prendo cura dei miei gatti. Cucino molto, faccio il pane, le marmellate, lo yogurt. La sera, quando tutto tace, continuo il lavoro di scrittura o il disegno. Non ci si annoia mai, insomma».

C’è un nuovo libro in uscita…
«Sì, a breve esce un libro che racconta le mie esperienze di viaggio a piedi, in bicicletta, in giro per il Bel Paese. Si intitola “Il sentiero e l’altrove. L’Italia in cammino”, editore Ediciclo. Ci sono capitoli dedicati alle Langhe, ma anche a Ceva e alla val Tanaro, oltre a racconti delle mie peregrinazioni sulla via Francigena, in Liguria, sui monti Sibillini e al Sud. E’ un racconto leggero, che non vuol prendersi troppo sul serio, che spero farà sorridere e anche venire voglia di mettersi in cammino.

Un sogno e un augurio.
«Mi merito sicuramente una bella vacanza. Prima o poi capiterà: dedicherò un po’ di tempo a non fare assolutamente nulla. Ozio puro e contemplazione della bellezza della natura, buon cibo e tante ore di sonno».