Paolo Magnino: un addio alla politica? Il discorso delle dimissioni

«Sarebbe ora che questa città venisse governata da altri». Paolo Magnino non le manda a dire a nessuno

Non le manda certo a dire. Paolo Magnino saluta il Consiglio comunale lunedì 11 luglio senza risparmiare critiche, in un discorso finale che pare un addio definitivo alla scena politica. «Domattina presenterò le dimissioni da Consigliere Comunale; una decisione sofferta, maturata per diverse ragioni che proverò ad argomentare ed a spiegare; che mi costa, ma che ritengo necessaria, utile, doverosa ed ineludibile. Non mi piace girare intorno alle cose. Da tempo avevo dichiarato che non avrei più potuto candidarmi a Sindaco. Rispetto a 4 anni fa sono cambiati il mio incarico e il contesto lavorativo in cui opero; il mio ruolo mi impegna sempre di più e non mi consentirebbe l’assunzione di ulteriori responsabilità. Accanto a questa prima ragione, di ordine professionale, si aggiungono una serie di considerazioni politico amministrative, legate ad idealità e principi in cui, nonostante tutto, continuo fermamente a credere. A Mondovì tira già aria di campagna elettorale. Questo vento spira da tempo. Le forze, i movimenti, i partiti, le liste civiche si stanno studiando e posizionando. A 10 mesi dall’impegno elettorale si conoscono già i nomi dei primi candidati a Sindaco. Tutto normale ? Non proprio. Ritengo personalmente che chiunque si accinga a presentarsi agli elettori debba innanzitutto esprimere in modo chiaro, trasparente e netto un proprio giudizio sull’amministrazione che ha guidato la città negli ultimi 10 anni.
Parlo di amministrazione non a caso: essa include il Sindaco, la Giunta e la maggioranza che ha governato praticamente con gli stessi esponenti ma con sigle politiche e civiche diverse la città negli ultimi 18 anni».

Il commento sulla scena politica
«In questi 14 anni ho visto consiglieri eletti in liste che appoggiavano altri candidati a sindaco sconfitti alle elezioni, spostarsi e sedersi fisicamente nei gruppi della maggioranza. Ho visto consiglieri che subentravano a colleghi dimissionari rinnegare la propria lista di appartenenza e sedersi comodamente dalla parte della maggioranza. Giusto ? Sbagliato ? Ne ho preso atto. Recentemente ho visto nascere e fondersi nuovi gruppi consiliari che contemporaneamente pensano al futuro elettorale del 2017, presentandosi come nuovi, diversi ed apparentemente “freddi” verso l’attuale maggioranza ma che, con una mossa da veri contorsionisti, giurano allo stesso tempo eterna fedeltà a Viglione. Non amo chi mediaticamente si presenta nel ruolo dell’opposizione pur votando ogni delibera ed ogni provvedimento della maggioranza, e resta, di quella stessa maggioranza, parte attiva. Questa confusione di ruoli mi spaventa ed è nemica di una regola chiave della democrazia: il principio dell’alternanza di governo. Alternarsi al governo migliora la qualità dei governanti e delle città che essi governano perché negli anni di opposizione ci si prepara, si studia e si cresce per diventare possibilmente, alle elezioni, nuova maggioranza. Con questo meccanismo si evitano le storture, i “sistemi” e le sclerotizzazioni della macchina comunale».

Sul sindaco e sull'Amministrazione
«Sbaglia chi dipinge Stefano Viglione come unico responsabile delle scelte amministrative degli ultimi 10 anni. Il sindaco, persona preparata, determinata e risoluta ha avuto la sfortuna di governare Mondovì dal 2007 in poi esattamente in corrispondenza degli anni della crisi più nera del dopo guerra. La sua amministrazione ha più ombre che luci. Non è sicuramente stato un innovatore; ha improntato il suo governo sull’uso puntuale del manuale Cencelli per le nomine di assessori, cda e Fondazioni; lascia una città con più contenitori “vuoti” di come l’ha trovata; Mondovì è più vecchia, più debole, sempre più incapace di governare un territorio circostante mai come oggi frammentato, con un Polo Scolastico in più, ed un piano regolatore purtroppo ancora uguale a quello votato da quella stessa maggioranza a cui lui (come vice sindaco prima di diventare Assessore provinciale) già apparteneva nel 2004. Ma non è stato un solo uomo al comando; una maggioranza “granitica” l’ha sempre sostenuto nelle sue decisioni e convinzioni, senza se e senza ma. Francamente penso che sia arrivata l’ora di una svolta, che sia arrivata l’ora che quella maggioranza, tutta quanta, si accomodi in panchina e, se gli elettori lo vorranno, consenta ad altri, realmente diversi, di governare. Mondovì deve smettere di essere un feudo, nel quale gli incarichi politici si trasmettono per successione ereditaria,laddove sembra quasi primario dimostrare ad altri, che con la città c’entrano poco, la propria forza; e questo per rivendicare altrove nuovi incarichi o riconoscimenti. Non esiste, ad esempio, che al suono della campana, o più modernamente al trillo di un telefono o di un tweet 5 consiglieri si muovano all’unisono mossi come burattini dal Mangiafuoco locale».

Sull'opposizione
Per vincere, l’altra parte, l’attuale opposizione, dovrebbe assumere, a mio avviso, comportamenti diversi. La logica vorrebbe che la stessa minoranza andasse insieme alle prossime elezioni. Non ci sarebbe partita, stando ai risultati elettorali nazionali. Ma la cosa è troppo semplice ed il mondo è in realtà più complesso e complicato. I 5 stelle, da statuto o regolamento, non possono stringere alleanze con chiunque non sia benedetto a Milano da Grillo e Casaleggio jr. Dividendo il mondo in buoni e cattivi, in onesti e disonesti qualsiasi alleanza metterebbe naturalmente in discussione la loro semplice ragione d’essere. Non conta, purtroppo, il lavoro comune di questi 4 anni di opposizione, prevalgono altre logiche nazionali di sopravvivenza. E quindi correranno da soli.
Bovetti, il candidato a Sindaco con cui mi sono apparentato nel 2012, ritiene il Sindaco in carica e di prossima scadenza come unico responsabile di scelte amministrative sbagliate ed è pronto a costruire un’alleanza civica con il Ministro della Repubblica Enrico Costa, uomo politico locale al top della carriera politica nazionale , al minimo dei consensi elettorali (i dati delle Regionali del 2014 anche a Mondovì lo confermano) spodestato a livello locale dall’albese Cirio (vedasi anche la vicenda delle recenti nomine della Fondazione CR Cuneo). E’ lo stesso Costa che ha scelto e preferito Viglione a Luciano Mondino nel 2007, che aveva accettato il secondo Vaschetti ed il primo governo Rabbia. Sempre lui. Così è. Non mi sembra proprio il nuovo».ù

Sul MoMo
«In ultimo arrivo alla mia parte politica. Sono stato candidato a Sindaco indicato e scelto dalle primarie di Mondovì in Movimento. Rappresentavo come candidato il punto di sintesi e di unione di 7 liste con caratteristiche diverse. Sono stato eletto in Consiglio Comunale dall’intera coalizione di Mondovì in Movimento e non da una lista specifica, diversamente da Stefano Tarolli e Giovanni Gambera. Mondovì in Movimento ha fatto la scelta, assembleare, di dialogare con il 50 % della maggioranza consigliare alla quale mi sono sempre contrapposto per stile, scelte politiche, amministrative e di programma. Mondovì in Movimento è andato oltre, molto oltre… Mondovì in Movimento ha compiuto quella scelta senza neanche pretendere un gesto e dei voti di vera discontinuità da quella parte di maggioranza. Non sono capace e non voglio fare opposizione a Viglione in Consiglio Comunale e contestualmente trattare, come se nulla fosse, con il 50% della maggioranza che lo appoggia. Sono ben consapevole di quanto sia logorante, demotivante, stressante fare opposizione in Consiglio Comunale in un sistema elettorale, quello delle amministrative, nel quale se sei sconfitto conti poco o nulla. Ma non si può essere disposti a tutto pur di entrare nella “stanza dei bottoni”. Per correttezza e coerenza non posso che dimettermi. Sono stato di fatto sfiduciato dal gruppo di cui facevo parte, ne prendo atto e vado a casa».