Direttrice dell’ufficio postale a processo, è contemporaneamente accusata e vittima

Secondo le accuse le avevano promesso "ingenti guadagni" e lei, per questo, oltre a versare soldi fece dei falsi.

Secondo le accuse le avevano promesso "ingenti guadagni" e lei, per questo, oltre a versare soldi che sono andati persi, fece dei falsi approfittando della sua qualità di direttrice dell'ufficio postale. L.B., già a capo delle Poste di Frabosa è a processo con il doppio ruolo, contemporaneamente, di imputata e persona offesa. Lunedì, in tribunale a Cuneo, si è tenuta una delle udienze della causa in cui sono coimputati il presunto truffatore M.G., di Genova e, per un’altra vicenda, V.M., tassista monregalese titolare di un’azienda del settore.

Secondo le accuse, tra il 2008 e il 2009, la direttrice diede a M.G. 14 mila euro (un po’ in contanti e un po’ tramite ricariche su carte postepay), il quale le aveva promesso che il denaro le avrebbe fruttato alti tassi di interesse. Un altro monregalese sarebbe stato vittima della stessa truffa messa a segno, secondo le accuse, grazie ai falsi della dirigente delle Poste. La cifra questa volta, è più alta, 46 mila 668 euro, pagati con ricariche postepay. A mettere nei guai L.B. è il fatto che 5 mila euro vennero versati su un conto corrente postale non intestato al presunto truffatore ma su cui questi aveva disponibilità. Per il pm Maurizio Piccozzi, i versamenti sul conto corrente postale furono possibili perché la direttrice certificò che la firma era del vero titolare del conto e che i soldi erano stati effettivamente dati a quest’ultimo.

Il tassista invece è accusato di aver attenuto, alternando piccoli favori a minacce, 15 mila euro da una donna che la Procura considera "facilmente suggestionabile", seppure non interdetta. Formalmente l'imputazione è per circonvenzione di incapace. Lunedì, in aula, la presunta vittima ha detto che, se non avesse dato i soldi a V.M., lui le avrebbe fatto togliere l'affidamento del figlio. La difesa sostiene che quel denaro era legato ai servizi di trasporto (attraverso il taxi) che l'imputato aveva effettuato per la donna. Il 17 ottobre altri testimoni dell'accusa.

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