Tensione a Lurisia fra profughi e sindaco: «Trasferiteci altrove»

Il problema è degenerato coi consumi dell’acqua: 500 litri a testa al giorno.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso… è stata quella che non è arrivata. Ovvero: quando il tubo dell’acqua è stato chiuso. Serrato "a forza" dalla società idrica, per limitare i consumi che quell’hotel stava registrando. Cifre oggettivamente senza senso: quasi 60 mila litri di acqua al giorno. Cinquecento o seicento litri di acqua a testa, ogni 24 ore. Troppo, perfino per credere che fosse un semplice guasto o uno spreco. Come se una quindicina di rubinetti fossero lasciati aperti a pieno flusso 24 ore al giorno. Il che, forse, è esattamente quello che è successo.

Un caso? Una "disattenzione"? Probabilmente, no. E infatti era solo una delle questioni che i profughi, appena è arrivato il sindaco, hanno sollevato.

Oggi i profughi a Lurisia sono circa 80 e sono alloggiati all'ex hotel "Everest": un albergo di quelli costruiti negli anni d'oro della valle, quando la neve c'era e il turismo andava forte. Oggi quell'albergo è nelle mani della coop "L'isola di Ariel", che ospita i migranti. Sono lì da mesi, alcuni da oltre un anno. Una situazione che col passare del tempo non ha portato – del resto, era impossibile che accadesse – a nessuna vera integrazione. Cosa che i migranti sanno benissimo: «La gente qua non ci vuole – dicono, a tratti urlano –. Lo sappiamo benissimo. perché dobbiamo stare qua? Non c'è nemmeno un bus per spostarci a Mondovì. Noi siamo felici di essere in Italia, ma questa sistemazione non ha senso. Ci sentiamo prigionieri, come degli animali. Non è diverso da quando eravamo in Africa». La maggior parte di loro sono nigeriani, arrivati in Italia scappando dalla Libia.

E da pochi giorni, si sono visti chiudere l'acqua. Una limitazione a un quantitativo di 10 metri cubi al giorno, per ovviare alla crisi idrica in cui era piombata l'intera frazione nelle scorse settimane.

L'emergenza era dovuta al consumo dell'hotel? Impossibile dirlo con certezza: «Ma sicuramente era una parte del problema», ammette il sindaco Paolo Bongiovanni. Un uso  enorme, paragonabile solo a un contesto industriale. Per placare gli animi, il sindaco di Roccaforte giovedì pomeriggio è salito a Lurisia, assieme al vice Gian Mario Raschio, a parlare con uno dei referenti della coop e con i migranti.

Ma la situazione era tutt'altro che tranquilla. I tecnici di MondoAcqua, che da due settimane lavoravano praticamente senza sosta nella frazione, hanno confermato le cifre registrate dai contatori. Il sindaco e i responsabili della struttura hanno escluso che esistano ulteriori perdite. Dopo un sopralluogo, alla presenza anche dei Carabinieri, si è deciso di riaprire l'acqua con le medesime limitazioni.

Il momento più difficile è stato il passo successivo: comunicare ai profughi che la situazione di crisi riguardava tutto il paese e non soltanto il loro albergo. Ed è a questo punto che è venuto fuori tutto il resto del problema: «La nostra cooperativa è in regola con tutti gli obblighi che prevede il contratto con la Prefettura – spiegano da "L'Isola di Ariel" –: svolgiamo regolarmente i corsi di italiano, forniamo assistenza sanitaria per chi deve andare all'ospedale e provvediamo al necessario. Stiamo anche facendo investimenti sulla parte più vecchia dell'edificio».

Ma per i profughi l'acqua è stata solamente la leva da utilizzare per portare all'attenzione pubblica le loro proteste: «In questa località non possiamo restare: ditelo alla Prefettura». Il sindaco si è impegnato a parlarne con la Prefettura e a mettere in atto nuovi progetti per coinvolgerli in attività utili al paese, come il recupero della vecchia scuola elementare, che potrebbe anche essere utilizzata per le lezioni di italiano (che attualmente si tengono nell'hotel).

La sensazione è che il problema non si sia risolto con la riapertura dei rubinetti. A Lurisia non ci sono mai state tensioni, ma la presenza di 70-80 profughi in una frazione di una cinquantina di abitanti è stata ed è tutt'ora una situazione scomoda, difficile, forse problematica. Fino a ieri pensavamo lo fosse solo per i roccafortesi. Da oggi è chiaro che lo è per tutti.

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