Un Paese più che altro stanco e insicuro

Rapporto Censis: l’Italia è in grado di reggere nell’attraversare una crisi prolungata e diffusa, ma vede i suoi giovani sempre più in difficoltà, anzi persino più impoveriti

Un orizzonte che tende piuttosto al grigio. Non si parla del meteo, con le sue giravolta e sorprese. E’ lo scenario realistico che riemerge, da dietro le quinte mediatiche cui non si crede più tanto. Lo disegna per noi, con dati e percentuali, il Censis nel suo rapporto annuale a fotografare o, meglio, a radiografare il Paese in profondità. La sostanza del messaggio che ne deriva sembra sintetizzabile in poche battute, magari efficaci ma non molto incoraggianti: l’Italia è in grado di reggere nell’attraversare una crisi prolungata e diffusa, ma vede i suoi giovani sempre più in difficoltà, anzi persino più impoveriti e con minori prospettive per il domani. Un popolo che patisce una sfiducia di lungo corso, abbarbicato al quotidiano in cui comunque cavarsela, stringendo i denti. Una sconfortante diffidenza rispetto agli investimenti o alle scommesse in chiave di futuro: per i risparmi, per esempio, si preferirebbe tenerseli stretti, anzi, se si potesse, si rimetterebbero sotto il classico materasso, come un tempo. Tutti gli sbandierati segnali di ripresa socio-economica (peraltro appesi a percentuali da 0 virgola) sembrano volatilizzarsi nello sbarcare il lunario della gente comune. Da rimarcare che sei italiani su dieci non prevedono passi avanti di crescita per il proprio reddito nell’immediato futuro. Anzi c’è pressochè la stessa porzione di convinti che il tenore di vita attuale scenda più in basso, andando avanti con questo trend. Singolare (e forse preoccupante) il dato riferito ai giovani che oggi – rispetto ai coetanei del ’91 – con un reddito inferiore del 26% dopo venticinque anni.
E poi il peggioramento del grado di affidabilità e di credibilità delle istituzioni su cui contare dentro una società tutto sommato stanca: la fiducia nei partiti è crollata a picco (si è all’1,6%); quella nelle banche ancora peggio (1,5%). Risale un po’ la convinzione di potersi fidare della Chiesa (16,7%) e delle associazioni di volontariato (42%). Con sempre alta la predisposizione degli italiani a farsi solidali, affidandosi ad Associazioni no-profit, ormai autentiche certezze in un panorama molto sgretolato o paludoso altrimenti. Insomma una sensazione allargata di una comunità che si aggrappa a ciò che ha o possiede singolarmente, pur sentendo il bisogno di appoggi là dove si apprezzano le persone per quello che sono e non per quanto dispongono. Già, anche sulle relazioni, l’Italia sembra segnare il passo, con rassegnazione. Il Censis certifica che si ha paura di legami stabili, per sempre. Si preferisce vivere con intensità una relazione che solo temporaneamente può bastare. Infatti sembra prevalere l’input ad “abbassare sempre più le barriere di ingresso ed uscita nei rapporti affettivi”. E’ la società liquida di cui si parla da tempo, che diventa proprio così, nella realtà feriale, dentro le situazioni concrete, nelle nostre case e borgate.
Non tutto comunque è sul versante critico: l’Italia continua ad eccellere nelle sue… eccellenze, nel cosiddetto made in Italy, nella gastronomia, nell’alimentare, nel design, nel bello, nel gradevole… Beh, almeno questo va per il verso giusto.
Resta, nelle nostre mani, la stagione ingrigita che ci ritroviamo. Possiamo limitarci ai piagnistei. Ma non serve un granchè. Possiamo ripartire, su tanti fronti. Con la tenacia, che non fa difetto se magari, dal basso, viene a galla e si collega, anzi si mette insieme.

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