#longdrink Il senso di Chazelle per la musica

Una panoramica sul ruolo della musica all'interno della filmografia di Damien Chazelle, trionfatore agli Oscar 2017 con La la land.

Il musical è l'araba fenice del cinema: è soggetto a periodici cicli di morte e resurrezione. A tratti sembra un genere sorpassato, morto e sepolto, poi puntualmente rispunta fuori un prodotto che fa innamorare critica e pubblico di mezzo mondo, sbanca ai premi internazionali, e galvanizza l'ambiente, causando in genere l'uscita di altri prodotti meno fortunati, che riporteranno la situazione alla stasi.
Stavolta il colpaccio è riuscito a Damien Chazelle, giovane virtuoso del pianosequenza, con La la land, un gioiellino di citazioni, stereotipi e licenze poetiche. Il regista insegue questo progetto da quando ha eletto la macchina da presa a protagonista della propria attività professionale.

https://www.youtube.com/watch?v=teLFKKa7aqU

Il musical è un genere delicato, il margine di rischio per il produttore è più alto. Intanto perché i costi di produzione lievitano, richiedendo l'apporto di molti professionisti in più (occorre coinvolgere un corpo di ballo, tanto per dirne una) e serve più tempo per curare le riprese, provare coreografie e numeri musicali. Poi perché la riuscita del prodotto finale sarà necessariamente frutto di una delicatissima alchimia tra le arti coinvolte. Inoltre è importante che la musica, oltre ad essere di buona qualità, "prenda", catturi il pubblico, si faccia ricordare, canticchiare, riascoltare. Raggiungere questo obiettivo è questione di fiuto e fortuna: bisogna saper leggere l'attualità, intercettare desideri e preoccupazioni degli spettatori, indovinarne i gusti musicali del momento. In questo senso il caso di La la land è particolarmente degno di nota, visto che lo stile prevalente nella pellicola è il jazz tradizionale, non certo un genere mainstream. Non è un caso che, quando il cineasta ha proposto il copione alle case di produzione inizialmente gli era stata posta la condizione di cambiare il musicista jazz protagonista della pellicola in un musicista rock. Su questo aspetto del film tuttavia Chazelle non era disposto a scendere a compromessi. Il jazz è un perno centrale della sua filmografia (finora tre lungometraggi e un corto), oltre che una passione personale. È l'elemento centrale nella vita di entrambi i protagonisti maschili dei suoi film: in Whiplash Andrew Neyman, giovanissimo batterista desideroso di costruirsi una carriera nel jazz e abbagliato dal sogno di diventare il migliore di tutti, in La la land Sebastian Wilder, un musicista rigido e tradizionalista, che sogna di aprire un club in cui far vivere l'atmosfera delle jam session degli anni di Trane e Bird Parker.

Il ruolo della musica in queste pellicole è particolarmente interessante: non è semplicemente un commento sonoro, un elemento che concorre alla resa espressiva della scena, ma una componente fondamentale che muove la trama, quasi un coprotagonista. In Whiplash è il banco di prova, la palestra in cui Neyman sfida sé stesso e il suo maestro, Terrence Fletcher. Proprio lui, con la sua ossessione incarna in fondo il lato più ambizioso e privo di compromessi dell'allievo; il terreno che li unisce, l'unico su cui riescono a trovare un punto d'incontro, un dialogo. In La la land è la voce fuori campo, una narratrice che non si limita a raccontare quello che le immagini non possono mostrare ma a sua volta le controlla, le influenza. Il normale rapporto gerarchico tra immagine e suono si inverte: in diverse scene del film sembrano essere le immagini ad accompagnare la musica e ciò è tanto più evidente nelle sequenze in cui la realtà cede il passo alla fantasia, e in cui la verosimiglianza viene sospesa a beneficio degli innesti di canzoni e coreografie.

Ogni musical si trova a fare i conti con questo problema: integrare nella narrazione i numeri musicali. C'è chi la risolve facendoli diventare elementi della trama stessa (Cabaret, Victor Victoria, Chicago, Moulin Rouge tanto per citarne alcuni) e affidandoli a spettacoli nello spettacolo (e spesso i protagonisti infatti sono musicisti, cantanti o ballerini); c'è chi scrive musical interamente cantati (spesso riprese cinematografiche di successi teatrali: vedi Les Misérables, The Phantom of the Opera), c'è chi segue la vecchia scuola, quella dei musical anni cinquanta, stile Gene Kelly, per intenderci, con numeri coreografici inseriti quasi come soliloqui dei protagonisti, situazioni surrealiste ambientate in un mondo giocherellone, sempre pronto ad assecondare la realtà che si fa sogno. Volendo rifare il verso ai musical di quegli anni Chazelle segue questa linea. Si spinge fino a riutilizzare le stesse tecnologie di ripresa (il lavoro è filmato nel glorioso Cinemascope), ma senza per questo cedere alla tentazione di un banale ricalco didascalico, una rievocazione storica attualizzata e ripulita (come ad esempio hanno volutamente fatto i fratelli Coen in alcune scene di Ave Cesare).

Il regista ha scelto alcuni ingredienti da quelle ricette mescolandoli ad altri del suo cinema e della modernità. Tanto per cominciare non c'è traccia del contesto favolistico, da cartolina, condito da umorismo brillante che caratterizza il musical classico. La la land ritrae Los Angeles esattamente com'è, nelle sue caratteristiche principali, che non sono certo la bellezza o il romanticismo. Il musical si apre con una colonna di macchine bloccata in uno svincolo autostradale (come già 8 ½ di Federico Fellini, da cui peraltro è stato recentemente tratto un musical di successo, Nine diretto da Rob Marshall) elemento non certo particolarmente suggestivo, ma situazione tipica della modernità e in particolare di Los Angeles. Allo stesso modo le vicende dei due protagonisti, e i loro caratteri, si discostano dai classici canoni hollywoodiani. Gosling/Sebastian non è certo il belloccio patinato di belle speranze incarnato da Kelly in tanti film, né Stone/Mia è la tipica bellezza ingenua e sognatrice. Sono personaggi complessi e moderni, divisi tra le delusioni e le disillusioni che riserva loro la vita ogni giorno, la precarietà della loro situazione e la volontà di continuare a inseguire, nonostante tutto, i propri sogni. Come spesso accade, tra giovani che devono misurare la forza della loro passione e del loro talento con le durezze del mondo, nei momenti di sconforto finiscono per sorreggersi l'un l'altro. Questo continuo oscillare tra gli elementi favolistici e il realismo di fondo che permea la pellicola crea un'atmosfera dai toni abbastanza insoliti. Ne deriva un curioso senso di straniamento: lo spettatore percepisce che c'è qualcosa che non torna, un ingranaggio fuori posto ma non riesce a capire con precisione di cosa si tratti.

Il modo in cui la musica assolve alla sua funzione è particolarmente interessante: il compositore Hurwitz non si limita a lavorare con i temi, associandoli a situazioni e personaggi (tipico codice espressivo della musica applicata da Wagner in poi), ma sfrutta il materiale sonoro come una proiezione del mondo interiore dei protagonisti, sfruttando i generi musicali e la loro contaminazione come elemento narrativo. In La la land si ritrova, anche se utilizzato in modo sottile, un concetto citato in un'altra pellicola recente: Dio esiste e vive a Bruxelles, surreale ed originale commedia diretta da Jaco Van Dormael nel 2015. Lì si illustrava l'idea che ogni persona avesse una musica dentro di sè, manifestazione del suo spirito più profondo.

https://www.youtube.com/watch?v=zL1aDWiGZv8

Allo stesso modo in La la land il jazz esprime in qualche modo le vibrazioni interiori dei protagonisti e la loro maggiore o minore intesa, la loro armonia. Non è un caso che Mia inizi ad apprezzarlo dopo aver conosciuto Sebastian: quel battito, quel suono è il loro terreno d'incontro. Il primo litigio che hanno, nel film, nasce dal compromesso che il pianista accetta, entrando in una band di grande successo che suona jazz “sporcato” dalla musica elettronica, dai ritmi della modernità.

https://www.youtube.com/watch?v=ftaFCm-vt8s

Allo stesso modo, in Whiplash, Neyman e il suo mefitico insegnante Fletcher, a dispetto di tutti i conflitti, le incomprensioni, i rancori e l'odio, alla fine del film si intendono, comunicano alla perfezione in quella sottile condizione che i musicisti chiamano interplay, ovvero l' alchimia che si crea tra un gruppo di strumentisti che suonano, in punta di sguardi e d'orecchie. Neyman si scontra con Fletcher, lo detesta, lo respinge ma poi ricasca sempre sulle sue scarpe. Perché in fondo Fletcher è il suo alter ego, è la parte più oscura, ossessiva e ambiziosa di lui. È il colonnello Kurtz che lo costringe a esplorare fino in fondo il suo cuore di tenebra, mettendolo di fronte alle proprie contraddizioni, spezzando il perbenismo e l'ipocrisia della didattica che vorrebbe l'allievo sempre bravo, incoraggiato, elogiato anche nell'errore. Bando a sentimentalismi e tenerezze: No pain no gain è la sua legge, non fermarsi a nessun costo finchè non si è sulla vetta, qualunque cosa essa sia, con l'ambizione cieca e la dedizione assoluta come unici mezzi per raggiungere l'obiettivo.

https://www.youtube.com/watch?v=mIABSdupWdI

Esattamente come Kurtz in Apocalipse Now vagheggiava la creazione di soldati in grado di essere “ottimi padri e mariti e spietati combattenti” e rilevava l'assurdità di impedire ai propri soldati di scrivere parolacce su aeroplani progettati per bruciare viva la gente a grappoli. Osservazioni lucide, impietose, tutto sommato anche vere, eppure fallaci. I Kurtz e i Fletcher nei loro ragionamenti precisi trascurano sempre una componente, che alla fine sballa i loro calcoli: l'umanità, una condizione con cui bisogna sempre fare i conti, per non smarrirsi. È la dura lezione che alla fine Neyman apprende da Fletcher, più che la tecnica batteristica.

https://www.youtube.com/watch?v=SGyBvvbC_Mg

Whiplash non è un film facile: mette sul tavolo tanti elementi e tanti problemi a cui non dà una soluzione. Molti lo hanno letto come una critica al sistema educativo americano, sempre più ossessionato dalla competizione, perfino nell'arte, dove a rigor di logica non dovrebbe applicarsi. Per altri è una favola di formazione, una riflessione sulla didattica, sul ruolo degli insegnanti, con un personaggio complesso e meraviglioso come quello interpretato da Simmons. Tutto sommato credo che il senso di Whiplash, prima che in tante speculazioni, stia nell'eterno assolo finale, in quel lungo sguardo tra i due musicisti. La loro intesa si pone su un piano altro rispetto a quello umano e professionale. Per quanto possano essere lontani i loro modi di essere e di pensare, e per quanto odio possa essere intercorso tra di loro alla fine solo nella musica trovano un linguaggio e in un terreno d'incontro. Tanto lavoro, tanto dolore, tante frustrazioni, errori, sacrifici, rinunce, tutto per arrivare a quell'istante, per molti unico e irripetibile, in cui la performance musicale raggiunge l'eccellenza: questa è la condizione del musicista, di ogni musicista, e Chazelle, batterista egli stesso, l'ha raccontata alla perfezione.

https://www.youtube.com/watch?v=Tkh5I9w4ySY

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