L’arte di Matteo Cordero, tra Mondovì, Londra e la Cina.

Alla scoperta dei giovani artisti emergenti del monregalese: il lavoro di Matteo Cordero, tra il mondo e Mondovì.

Chi sono le nuove generazioni dell'arte monregalese? Spesso non è facile coglierlo nemmeno per chi è appassionato alla dimensione locale dell'arte. Perché ormai, nell'era della globalizzazione avanzata, i confini tra "locale" e "globale" si sono attenutati, complici le nuove tecnologie informatiche, ma non solo. "Glocal", diceva Naomi Klein già molto tempo fa, per sintetizzare il motto del No Logo movement: "act locally, think globally". Per amore di paradosso, potremmo dire che uno studio sul locale potrebbe tenere conto di un principio opposto: "act globally, think locally". Autori, cioè, che agiscono su una scena ormai globalizzata, ma pensano in modo (anche) locale. Ovvero, la sfida è di vedere se e quanto le loro radici hanno avuto un'influenza - labile o corposa - sul loro effettivo lavoro. Non magari "locale" in quanto strettamente "monregalese", è chiaro (ma senza escluderlo a priori), ma anche solo per la componente italiana della loro formazione.

Matteo Cordero è uno dei casi interessanti al proposito. Classe 1988, di origini monregalesi per parte del padre, la sua formazione è però avvenuta a Londra, presso il Chelsea College of Arts, e attualmente parteciperà a breve a una residenza d'artista in Cina, assieme ad altri autori emergenti a livello europeo e internazionale.

Nonostante la giovane età Matteo Cordero ha già una vasta, complessa e nutrita produzione, che si può ammirare al suo bel sito professionale, http://matteocordero.com. Colpisce fin da subito la scelta di formati decisamente molto grandi, a tutta parete, unito a un segno solo apparentemente naif, ma in realtà ben studiato per l'effetto che vuole produrre, e l'utilizzo di campiture tendenzialmente piatte, con un netto segno di contorno e una figurazione essenziale, con qualche elemento pop.

Una prima fase della sua produzione, non priva di temi provocatori e radicali (in questo, "poco locale"), ha visto comunque il rimando alla cultura romana, che appare riletta seguendo la diffusa percezione della Roma antica nell'immaginario collettivo hollywoodiano. Vengono in mente certi dipinti art pompier e primo ottocenteschi, come quelli di Karl Pavlovič Brjullov, "Gli ultimi giorni di Pompei", che ispirerà in parte anche la corrente cinematografica del peplum anni '50.

Una seconda fase rilegge invece, in termini diversi, ma altrettanto radicali, la tradizione medioevale e rinascimentale, con dipinti di santi martiri dai corpi variamente deformati e aureolati. Qui, davvero, viene forte una suggestione sul "locale": perché mentre altrove trionfa il Rinascimento, l'arte monregalese vedeva una prospera scuola del tardo gotico, con al centro il più grande ciclo di affreschi piemontese dell'epoca, a San Fiorenzo di Bastia Mondovì. Orbene, qui ritroviamo tutti quegli elementi (segno di contorno, campitura piatta, gusto macabro e truculento affiorante anche nei martiri spettacolari dei santi amati dalla devozione popolare) che ritroviamo - mutatis mutandis - nell'arte di Cordero. Suggestioni? Forse, però intriganti.

Una terza fase, più recente e attuale (sintetizzando molto un lavoro molto più vasto) è quella di opere che vedono al centro la figura del Mago, in uno stilema che ricorda quello più ovvio, infantile, di Merlino col cappello a punta e la veste viola. Non mancano inserti pop, come lo sfondo di fotografie dei principali figuranti della politica mondiale nel dipinto qui sopra; questo elemento può tuttavia essere anche assente.
Non manca nella produzione di Cordero anche un lavoro sul disegno e sulla scultura, come si può cogliere consultando le sezioni del suo sito, cui vi rimandiamo per approfondire la sua arte; senza escludere di tornarci sopra in futuro, in occasione magari di qualche nuovo successo di Matteo nell'ambito del mondo dell'arte.