Cultura? All’ultimo stadio!

Certo, in un titolo si esagera: le notizie in merito alla terza edizione di “Aspettando Collisioni” meritano alcune riflessioni

Certo, lo sappiamo, non state nemmeno a dircelo: nel titolo abbiamo esagerato. Si parla della terza edizione di “Aspettando Collisioni” a Mondovì – ed è vero, siamo stati lapidari, bisognerebbe aspettare almeno la fine della terza edizione per valutare, non si può generalizzare, tutto vero. Ma vogliamo dire la nostra, anche in modo provocatorio, partendo proprio da qui: dal concetto di cultura, da dove si parte per farla e da come si può trasformare la volontà di cultura in una effettiva esigenza per il singolo cittadino.

Ripercorriamo la storia di “Collisioni” a Mondovì.

Il primo anno è andata, con la bagarre delle fazioni che si creavano tra chi era a favore e chi contro; i segni di cedimento di una comunità che non è riuscita ad aggregarsi neanche attorno ad un evento capace di portare dei nomi di rilevanza nazionale in paese sui palchi. Così nel giro di una stagione o poco più è finito l’innamoramento per un’idea che poteva essere e poi, forse, è stata, solo a metà: le basi erano troppo fragili per reggere all’urto di queste critiche, troppo facilmente alimentate, sulle ali dell’entusiasmo, dalla voglia di mettersi in mostra piuttosto che dalla volontà di creare qualcosa che lasciasse un segno. Così, il secondo anno, al momento di raccogliere i frutti di quanto seminato nell’edizione pilota, quei capitali che avrebbero permesso allo stesso evento di mantenere le aspettative create sorreggendosi sulle proprie gambe (o quasi) sono venuti a mancare, gli ospiti e la realizzazione dell’evento hanno mostrato qualche pecca (il palco “OFF”). Alla soglia della terza edizione e con un’elezione da preparare ecco che “Aspettando Collisioni” a Mondovì è passata in secondo piano per molti dei soggetti interessati in primis dall’evento e l’annuncio è parso quasi come la voglia, questa volta sì, della comunità intera di chiudere con questa esperienza. Ci abbiamo provato, è andata com’è andata, in alcuni momenti ci siamo divertiti, in altri abbiamo riso e scherzato, è stato bello finché è durato, la vita va avanti. Già, finché c’è vita c’è speranza. E intanto però troviamolo qualcuno che, dopo un’esperienza del genere, avrà ancora voglia di cimentarsi nell’immaginare un’esperienza come questa.

Mettiamo i carri davanti ai buoi... forse! Magari l’evento di luglio sarà un successo in termini di raccolta di sponsor, personaggi partecipanti, pubblico, e si potranno poggiare le basi del futuro. Ce lo auguriamo tutti. Ma magari, se così fosse, toccherà fin da subito cominciare a immaginarsi il futuro della manifestazione. Perché a partire dal 2018, qualora si decidesse di continuare, si dovrà fare i conti con un portafoglio ridotto, visto che in tre anni sono stati spesi 120 mila euro del lascito del “Premio Fracchia” destinati alla promozione della cultura e del buon giornalismo in città (perché a questo doveva servire quel “tesoretto”).

A valle di tutto questo, poniamo qualche domanda (nuovamente: perché su queste colonne e su questi spazi a più riprese si è cercato di porle): si è fatta cultura? La si può fare in questo modo? Come la si può fare? Come fare affinché l’esperienza di “Aspettando Collisioni” a Mondovì non resti una mosca bianca? Difficilmente, in un paese come il nostro si riuscirà a proporre qualcosa se non si trovano le modalità per ripartire dalla comunità, tutta. Coinvolgendo le menti più giovani e quelle più inclini, per capacità di progettazione o perché bravi a raccogliere pubblico, ad impegnarsi in prima persona, ancorché con idee diverse, per trovare un minimo comune denominatore capace dare sfogo a tutte le declinazioni fruibili che la parola Cultura può avere nel nostro territorio. E forse, con qualche cappello in meno da mettere sulle poche torri di questo paese, e con qualche idea in più da mettere prima in circolazione. E solo dopo, forse, si troverà il modo per ripartire.