Una dea nelle trincee: Wonder Woman

Da Hunger Games a Diana Principessa delle Amazzoni, come una ragazzina ha aperto la strada alle donne nel cinema d'azione

TRAMA

Durante la Grande Guerra il pilota spia britannico Steve Trevor precipita presso l’isola di Themyscira abitata da donne guerriere, viene salvato dall’annegamento da Diana principessa delle amazzoni, costrette ora a difendersi dall’attacco dei tedeschi sbarcati sulla costa a caccia di Trevor. Sopraffatto il nemico le amazzoni imprigionano Steve, che rivela a loro l’esistenza di un grande conflitto che sta sterminando gli uomini, durante la permanenza sull'isola viene a conoscere la natura delle sue abitanti: guerriere volute da Zeus poste a protezione della terra dall’attacco del Dio della Guerra Ares. Diana nata con spirito battagliero, ed educata al combattimento fin da piccola decide di liberare Steve e partire per l'Europa con lui decisa a fermare la guerra dietro cui vede celarsi Ares, che lei sente di essere destinata a sconfiggere.

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Quando nel 1941 il teorico del femminismo William Moulton Marston creò il personaggio di Wonder Woman issandola a simbolo carismatico dell’emancipazione della donna, portatrice di forza e orgoglio a modello per tutte le altre, non poteva aspettarsi che la sua icona entrasse così fortemente nell’immaginario collettivo per tutto questo tempo, senza mai vedere intaccata la sua supremazia, salda sul suo ideale trono senza che nessun’altra delle eroine nate in seguito riuscissero ad intaccarla. Eppure in tutto questo tempo è mancato il coraggio di lanciarla sul grande schermo, monopolizzato da eroi maschili, dando così l’impressione che l’azione non fosse affare per donne, relegandole al ruolo di personaggio indifeso da salvare, proteggere o conquistare, tuttalpiù con qualche concezione si poteva arrivare ad aiutante o spalla dell’antagonista in possesso di qualche arte magica ma niente oltre, ma recentemente c’è stata un’inversione di tendenza che paradossalmente è avvenuta non con un’interprete possente ma con una ragazzina, dalla vita editoriale recente ed entrata in scena in punta di piedi e senza la pretesa di trascinare le masse, stiamo parlando di Katniss Everdeen della serie Hunger Games.

Con Katniss abbiamo il primo esempio di una nuova generazione di eroine, pronte a lanciarsi nella lotta armandosi di arco e spade in grado di poter influenzare ed avere un seguito, mentre in passato si affacciavano timidamente nel genere ora capita spesso di vederle combattere con una determinazione e consapevolezza nuova, trovandosi a proteggere e difendere gli uomini stessi, segnale che il vento è cambiato; infatti dopo l’uscita di Hunger Games si sono spalancate le porte per le eroine: con The  Divergent series, Lucy, fino a ripescare Ghost in the Shell e Alien contagiando i nuovi Star Wars e le fiabe Disney e finalmente Wonder Woman dopo oltre 70 anni di attesa, e con molte altre in programmazione. Ora è giusto chiedersi se questa apertura sia avvenuta ispirata dall’arte (e dal cinema) o viceversa sia avvenuta influenzata dalla società attuale, dando l’impressione che la posizione attuale della donna sia più forte e consapevole, contrapponendola al momento di crisi d’identità che pervade l’uomo, e che si riscontra nel passaggio sul grande schermo dall’inattaccabile machismo ipertrofico anni ’80- ’90 ad individui affossati nei dubbi in cerca della propria virtù smarrita, il fatto che un personaggio femminile possa ora trascinare tutti quanti ed esserne di ispirazione senza creare stupore sta a confermare la seconda ipotesi, dimostrando che questo era il momento adatto, avvalorando la previsione di William Moulton Marston.

Nonostante tutti i buoni propositi di non cadere in un’argomentazione facile, era impossibile non raccontare Wonder Woman in chiave femminista, semplicemente per il valore emblematico che rappresenta; il film invece rimane fedele alle atmosfere recenti della dc comics: cupezza estrema in un clima di tensione costante in cui si respira ogni tanto con brevi sequenze di alleggerimento, giocando sull’alternanza dei due protagonisti che si trovano in momenti diversi in realtà a loro completamente aliene creando situazioni di imbarazzo e ingenuità, tratto presente anche nel carattere di Diana, personaggio forte e trascinante ma dal cuore tenero, consapevole del suo ruolo ma non conscia del suo potere, non è casuale che gli uomini non ne sono troppo meravigliati da esso, a significare che il maschio ha accettato il ruolo della donna oggi ma che essa debba ancora comprenderne del tutto il potenziale, cosa che invece ha capito la regista Patty Jenkins e che in questo modo cerca di volerci dire; per niente sprovveduta la Jenkins in passato aveva abbruttito e portato all’oscar Charlize Theron nel negativo personaggio di Monster ed ora abbellito una guerriera dai nobili principi abbracciando così gli estremi delle sfaccettature femminili. Troviamo nei panni di Diana l’attrice israeliana Gal Gadot già apparsa in Batman vs Superman che per estetica e carisma sembra calata a pennello nella parte e gioco delle coincidenze proveniente da uno dei due paesi che prevede il servizio militare obbligatorio per le donne, evidentemente predestinata per il ruolo, capace di rendere il personaggio combattente in quanto donna e non ad imitazione del modello maschile.

Il film ha il punto di forza nella creazione del personaggio di Diana, innalzata a icona femminista costruita in modo da piacere anche agli uomini, una guerriera positiva che ambisce alla pace, tenace ed empatica, coraggiosa e sensibile, seguita fin dall’infanzia per tutto il percorso di crescita e consapevolezza, più ricca di umanità del genere umano stesso sofferente e brutalizzato dall’evento bellico; altro elemento riuscito è l'ambientazione, in un lungo flashback veniamo trasportati all'epoca della Grande guerra, dove ci troviamo di fronte al forte contrasto nel passaggio dalla paradisiaca e lucente Themyscira, che ricorda la Gran Burrone del Signore degli Anelli fino all’infernale e grigia Europa in battaglia, che può ricordare la Mordor di Tolkien, dove la semidivinità non rimane indifferente ad osservare, ma si tuffa in soccorso del genere umano, sporcandosi le mani e divenendo fonte di ispirazione per tutti quanti; con Logan, Batman vs Superman e Watchmen si è accomiatata la figura dell’eroe, con Wonder Woman si celebra la nascita delle eroine; il resto della sceneggiatura patisce come tutti i cinecomics il raffronto con la trilogia di Batman griffata Nolan, che ha alzato l’asticella a un punto in cui tutti gli altri non riescono ad arrivare, soffrendo in questo caso di una trama che né ricorda molte altre e l’assenza di un villain all’altezza della protagonista.

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