Il sogno antirazzista e ambientalista di Luc Besson: Valerian e la città dei mille pianeti

Luc Besson porta nelle sale il suo fumetto d’infanzia, e lo propone con sequenze visivamente sbalorditive e profonde riflessioni

Quello di Luc Besson è sempre stato un cinema d’impatto e di visione, caratterizzato da figure femminili dal forte carattere, donne votate all’ azione nei polizieschi degli inizi, e icone dall’ immensa personalità nei biografici “Giovanna D’Arco” e “The Lady”; un regista poliedrico che ha esplorato praticamente tutti i generi: dai documentari naturalistici alla fantascienza, dalla violenza esasperata all’ animazione per l’infanzia, sempre pronto a rimettersi in gioco.

TRAMA

Anno 2740 gli agenti speciali Valerian e Laureline vengono mandati in missione sul pianeta mercato Kirian allo scopo di salvare l’ultimo convertitore Mül rimasto; in un sogno Valerian vede l’estinzione della popolazione nativa del pianeta Mül , popolo che in realtà risulta non essere mai esistito. Terminata la missione i due raggiungono Alpha,  la città dei mille pianeti: una stazione orbitante composta da migliaia di specie diverse provenienti da ogni parte dell’universo, che mettono ognuna a disposizione le proprie risorse, ma nella città c’è qualcosa che va storto…

https://www.youtube.com/watch?v=PY2Cne1WhCk

In Valerian e la città dei mille pianeti (tratto dal fumetto francese” Valèrian et Laureline” di Christin e Mezières e qui ottimamente analizzato da Lorenzo Barberis) c’è un po’ tutta la carriera del cineasta transalpino, quasi un momento in cui voltarsi e guardare a ritroso e ripercorrere tutto quello che è stato il suo cinema, per poi concludersi con Valerian il fumetto, dove tutto è cominciato, letture d’infanzia, fonte d’ispirazione destinata ad essere omaggiate con quest’opera fortemente voluta. Il progetto è infatti rimasto chiuso nel cassetto per molto e tempo, in attesa del momento giusto, e per l’occasione Besson non ha badato a spese (la produzione è infatti la più costosa della storia del cinema europeo), forse la sua opera più personale, montata come un puzzle che prende pezzo dopo pezzo elementi dai suoi lavori precedenti, restituendo così, alla serie di racconti che l’hanno spinto a divenire cineasta, qualcosa dai film che grazie ad essi hanno potuto vivere. Questo aspetto è presente come metafora anche nelle prime sequenze, in cui il popolo dei Mül restituisce le perle magiche di energia alla natura, che essi stessi avevano pescato nelle acque del loro pianeta, in quanto cacciatori di perle sottomarine,  questo si può facilmente associare anche alla vita subacquea di “Atlantis” e le “Grand bleu” degli esordi del regista, la ricostruzione ad effetti visivi digitali del loro mondo ricorda inoltre quella della trilogia di animazione “Arthur e il popolo dei Minimei”, le scorribande nello spazio e le atmosfere portano inevitabilmente a “Il quinto elemento”,  che riprende la coppia di protagonisti uomo e donna riproposti  in Valerian, dove lui eroe dongiovanni è affiancato dall’ennesima donna di carattere del mondodi Besson.

L’apparenza inganna, sotto la superficie di un cinecomics di fantascienza, si nascondono tematiche e riflessioni di spessore, rivolte ad  educare soprattutto i giovani, senza troppo esitare, cominciando da quelle esterofile, infatti quella di Alpha city è una società multietnica, un miracolo di tecnologia costruita nel tempo e in piena simbiosi, dove ogni etnia costituisce una risorsa per il bene di tutti. Con la popolazione del pianeta Mül passiamo alle tematiche ambientaliste: il rispetto per la natura e la riconoscenza per ciò che è stato ricevuto, un Eden di pace primordiale travolto dalla guerra, e dalla tecnologia, da una parte beneficio e dall’altra distruzione, il cui utilizzo corretto spetta all’intelligenza dell’uomo. Ricco di umanità è distante dall’approccio attuale ai comics e alla fantascienza, in controtendenza, più vicino al modo di esporla negli anni 80/90, vede la luce forse un po’ troppo tardi, in un tempo in cui creature bizzarre e curiosi marchingegni spaziali non attirano più gli appassionati, e lo diciamo con un pizzico di nostalgia in più, in quanto il film di Besson funziona, coinvolge, e riesce a far trascorrere le più di due ore di durata alla stessa velocità con cui viaggia l’astronave dei due protagonisti, avvalendosi inoltre di una sequenze iniziale da brividi; ma sarà difficile in un periodo in cui buonismo, ecologia e volontà di sorprendersi non vanno molto di moda, che la pellicola sognata dal giovane Besson possa riuscire a far breccia nel cuore del pubblico, ma laddove ci riuscirà non lascerà indifferenti.

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