Il mistero del Cavaliere senza sfondo

Chi è l'artista misterioso che ha completato il quadro incompiuto di Edouard Manet? Gli "investigatori" del Centro Studi di Venaria sono sulle tracce del colpevole. Saranno stati la vedova, il curatore, il collezionista o un altro soggetto misterioso?

Parigi, 1883. Edouard Manet, artista noto e discusso, giunto da pochissimo a un successo consolidato e riconosciuto dalle istituzioni (da pochi anni lo Stato francese lo ha decorato con la Legion d’onore) muore, tormentato dalla malattia e dalla cancrena. Nel suo studio, tra vari dipinti, ci sono anche alcune tele appena abbozzate, alcune risalenti a diversi anni prima. Tra queste c’è: “Il Cavaliere, ritratto di Monsieur Arnaud a Cavallo” (come si trova registrato nei cataloghi). Una tela di grandi dimensioni, che ritrae un amico dell’artista in sella, in abiti da cavallerizzo. Quando viene rinvenuta, sulla tela compaiono solo i soggetti: il destriero e il cavaliere, con poche pennellate di fondale appena dietro al torso dell’uomo. Oggi la tela, che si può ammirare a Mondovì in questi giorni, concessa in prestito dalla Galleria d’arte moderna di Milano che l’ha acquisita nel 1960, però è completa in tutte le sue parti. Quale misteriosa mano ha completato la tela e perché? Questa, in estrema sintesi, è la sinossi del nostro giallo. Una storia che appassiona, a prescindere dal valore effettivo del quadro. Il team del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” si è messo sulle tracce del colpevole, sotto la direzione di Paola Zatti e Barbara Ferriani, con il coordinamento della storica dell’arte Sara Abram e di Michela Cardinali, direttrice dei laboratori di restauro; con il supporto, infine, della Fondazione Crc e della Fondazione Magnetto. Come spesso accade nei polizieschi la via principale per scoprire un colpevole è individuarne il movente. In questo caso, quale può essere il motivo che ha spinto qualcuno a completare la tela? La risposta è semplice: venderlo meglio. Un’opera finita si vende più facilmente di un abbozzo. Stando così le cose chi sono gli indiziati principali, quindi? Sicuramente i familiari di Manet, la moglie Suzanne, il figlio Leon e l’esecutore testamentario, il critico Théodore Duret. Sono forse loro ad aver commissionato la modifica? Il dipinto, successivamente, passò di mano a diversi collezionisti e galleristi fino ad approdare alla collezione di Max Liebermann, dove fu fotografato nel 1914. Liebermann era un artista, grande collezionista e studioso delle opere impressioniste. La fotografia mostra che la tela aveva già l’aspetto che ha oggi. Dunque il colpevole va ricercato in qualcuno che vi mise mano tra il 1883 e il 1914: se fosse proprio lo stesso Liebermann? Era un artista, conosceva a fondo gli impressionisti, possedeva tutte le nozioni tecniche necessarie per poter intervenire sull’opera e imitare lo stile di Manet. I ricercatori di Venaria hanno usato tutte le tecniche messe a disposizione dalla scienza e dalla tecnologia per venire a capo del mistero: la fluorescenza ultravioletta, l’infrarosso, le analisi spettroscopiche e diverse tecniche fotografiche, per indagare a fondo la composizione della materia pittorica e le tecniche usate dai pittori che si sono alternati sulla superficie. In questo modo è stato possibile distinguere con più chiarezza le parti lavorate da Manet e quelle aggiunte successivamente come, ad esempio, la firma (un elemento che sembra confermare la tesi del completamento finalizzato alla vendita). Da queste indagini è emerso un elemento interessante: i colori che hanno completato il quadro non sono gli stessi utilizzati per i soggetti e dunque presenti nello studio di Manet. Questo tende a “scagionare” i primi indiziati: con ogni probabilità se avessero voluto far completare o completare in prima persona l’opera lo avrebbero fatto nello studio con i colori presenti. Senza avere certezze assolute, il cerchio sembra stringersi, dunque, intorno al nostro Max Liebermann...

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