L’altra Lucca Comics 2017

Uno sguardo a Lucca Comics dall'altro lato dello stand.

Come ogni anno ormai da tempo immemore, a cavallo tra ottobre e novembre, anche in questo 2017 che volge al termine si è rinnovato il rito del Lucca Comics & Games. Per la gioia dei paninari, la delizia dei commercianti (per l’occasione reinventatisi paninari) e il dolore dei pochi residenti che non sono riusciti (o non hanno potuto) sfuggire in tempo, la città dalle imponenti mura si trasforma nella Mecca presso la quale ogni appassionato di comics che si rispetti è precettato a recarsi almeno una volta nella vita. In quanto appartenente alla suddetta categoria ho partecipato al pellegrinaggio più di una volta in passato, ma quest’anno è stato diverso.

Quest’anno ho avuto la fortuna di essere ammesso al circolo di coloro che indossando l’ambìto braccialetto azzurro possono entrare nei padiglioni dalle uscite, e uscirne dalle entrate. In questa Lucca a sensi pedonali unici (geniale trovata per trasformare gli intasamenti in confusione) si è rivelato un vantaggio non indifferente. Da dietro le quinte ho potuto vivere la Lucca del Sottosopra, e osservare da vicino quella realtà parallela che si vive dall’altro lato degli stand. Questa Lucca sovrapposta, apparentemente così vicina, si risveglia quando quella ufficiale va a dormire, e cala il sipario quando quella apre i battenti. Se per un appassionato di fumetti Lucca Comics rappresenta una festa grandiosa, per chi lavora nel settore è il culmine della stagione, il luogo dove si tirano le somme dell’anno passato e si comincia a lavorare per quello nuovo.

Il lunedì successivo al Comics è il capodanno fumettistico per eccellenza.

Durante il Comics decine di editori, artisti, addetti ai lavori, venditori e investitori si radunano, parlano e decidono quello che sarà il mondo del fumetto nel futuro prossimo. Centinaia di giovani artisti passano le giornate in fila presso l’area Pro, dove professionisti del settore prendono in visione i loro proposal e vagliano i lavori e le idee cercando nuovi talenti da arruolare nelle proprie scuderie. Sono giorni di grande fatica e immenso lavoro per tutti.

Non appartenendo né all’una né all’altra categoria ho impiegato la maggior parte del tempo dedicandomi a quella che a Lucca Comics è l’impresa più ardua: mangiare bene senza farmi fregare.

Evitare il cartone pepato precotto in sciacquatura di piatti che chiamano ramen è abbastanza facile: più difficile è non cadere nella trappola di un qualsiasi “Menu Comics”. Un tipico “Menu Comics” consiste nello stesso menu del resto dell’anno, ma è stato stampato di fresco con l’aggiunta di un Goku o un Lupin in copertina, e i prezzi sono stati aumentati in media di 3-4 euro. Vi svelo un trucco che ho imparato con l’esperienza e che potrete utilizzare l'anno prossimo: seguite gli autori. Vi consiglio di aspettare che un autore famoso, uno qualunque (ma meglio se straniero), finisca la sua sessione di firme. Quando si alza e abbandona lo stand, seguite lui e il suo entourage dalla distanza. Non importunateli (davvero, lasciateli stare poveretti!) ma guardate bene dove vanno a mangiare: lì è dove dovrete andare anche voi.

Gli autori, per i ristoranti a Lucca Comics, sono come i camionisti per gli autogrill. 

Pausa pranzo a parte, la tipica giornata scorre caotica e frenetica per tutti gli espositori; ma non pensate che stiano sempre solo da quel lato dello stand! Ho visto artisti in coda al banco accanto per farsi fare un autografo da un collega, e venditori andare a farsi abbindolare da altri venditori, gli stessi che a loro volta avevano abbindolato poco prima. Ma è quando cala la sera, quando i visitatori vengono fatti uscire dai padiglioni e gli addetti sistemano tutto per la notte, che comincia l’altra Lucca. Senza un accordo preciso, senza nessun passaparola o evento social, si finisce tutti in piazza dell’Anfiteatro. Dopo il rito del "peschino" (credo ci siano pesche e alcool, ma la ricetta è segreta, non chiedetemi di più) al Bar del Mercato, dopo cena e fino a notte inoltrata si è tutti lì, fianco a fianco con autori incredibili, per vedere i quali fino a poco prima era necessario attendere per ore, e che magari ora scambiano due chiacchiere o ti offrono da bere, per una sera senza parlare di lavoro e senza barriere, a scaricare la fatica della lunga giornata, a ridere e salutarsi e a “ci si vede una volta all’anno, sempre qui” - magicamente e incredibilmente senza stuoli di fan alle calcagna. E quindi puoi trovarti a parlare a tu per tu con i tuoi idoli, e sapere che quando sorgerà il sole tornerete ai due lati diversi della barricata, e il tuo è quello con la coda. Ma non la sera, non in piazza Anfiteatro, dove tra un amaro e l’altro passano le ore.

Brevemente amici per sempre, come tutti gli ubriachi nel cuore della notte.

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