Le scrivanie della poesia. Da quella del critico a quella (trasparente) del poeta

In occasione della giornata mondiale della poesia il laboratorio di fonetica sperimentale "Arturo Genre" ha organizzato una giornata di studi di grande interesse, in grado di dare voce a tutti gli aspetti della poesia, dalle analisi e gli studi dell'accademia alle voci degli autori contemporanei.

È possibile emozionarsi a un convegno accademico? Normalmente nelle giornate di studi, con lunghe serie di interventi, di alto contenuto culturale ma per forza di cose più orientate all’analisi razionale, si collezionano spunti e stimoli di grande interesse. L’emozione però, e per certi versi è anche cosa buona e giusta, abita ad un altro domicilio. Eppure, a ben guardare, è stato possibile scorgere qualche ciglio umido, tra quelle dei numerosissimi spettatori che hanno affollato la saletta in cui si è svolto il convegno “La musica della poesia” organizzato da Valentina Colonna e Antonio Romano del Laboratorio di fonetica Sperimentale “Arturo Genre”. È vero che l'iniziativa, nata per celebrare il 21 marzo, la giornata mondiale della poesia, aveva un taglio più divulgativo, rispetto alla maggioranza dei convegni o delle giornate di studi organizzate dalle università, ma va sicuramente rimarcato il suo merito più grande. Quello di aver in qualche modo dato spazio non solo alla critica, agli studi, alle analisi e ai punti di vista sui testi, ma anche agli artisti stessi e a chi la poesia la vive dal punto di vista dell’esperienza artistica. Tutti i relatori che si sono alternati al tavolo, introdotti dalle puntuali presentazioni di Veronica Olivero e Sara Capponi, lavorano sotto la stessa bandiera: quella della letteratura, ma con ruoli diversi. Così dalla mattina alla sera si è dipanata una vera e propria galleria di ritratti e di esperienze. Studiosi, che hanno offerto un profilo sulla vita e sul lavoro di alcuni tra i grandissimi del Novecento, poeti, che hanno letto i loro testi e parlato della loro visione artistica. Tutti, naturalmente, ponendo una particolare attenzione all’aspetto della musicalità del verso, che spesso rischia un po’ di essere trascurato e passare in secondo piano. Ha aperto la giornata Antonio Fournièr, docente di portoghese dell’Università di Torino, parlando di Herberto Helder, forse il più grande poeta portoghese del Novecento. Intervento particolare il suo, perchè non si è trattato di una classica analisi, biografico-letteraria dell’artista, ma del racconto vero e proprio di un incontro e di una successiva amicizia, che li ha legati. Una testimonianza preziosa, di una personalità artistica così interessante. Dopo di lui Liliana Banjanin, docente di letteratura Serbo-Croata dell’ateneo, ha presentato un itinerario tra la poesia d’autore e la canzone popolare slava, Krystyna Jaworska, docente di letteratura polacca, ha parlato della notissima Wyslava Szymborska. Così via con Riccardo Morello che ha proposto un segmento dedicato a Celan, Emanuele Franceschetti che ha esplorato i lavori di Petrassi sulle liriche di Saffo. Ancora Antonio Romano ha proposto una puntuale analisi della lettura di alcuni poeti inglesi, come Wordsworth e Heaney, Alessandro Vitale Brovarone ha parlato della retorica nella poesia francese medievale, Roberto Merlo della poesia di Bacovia. Sono solo alcuni degli interventi che si sono alternati nella giornata, per dar conto della varietà degli argomenti e della capacità di spaziare. Tra questi c’era anche l’intervento, piacevolissimo, del nostro Nicola Duberti, che ha presentato la poesia di Carlo Regis, uno dei più illustri poeti dialettali del monregalese. Con ironia e approfondimento Nicola ha aiutato i presenti ad addentrarsi nel caratteristico suono del dialetto che si parla a Mondovì e dintorni.

Nicola Duberti racconta Carlo Regis

Anche il nostro idioma, grazie a Nicola e a Carlo Regis, è risuonato nell’aula di palazzo Badini, assieme al polacco, allo slavo, al francese, al portoghese e alle tante altre lingue del mondo, in cui si sono espressi i poeti in esame. Eccoci ai protagonisti indiscussi della giornata, quelli che senz’altro hanno dato un tocco particolare: i poeti. Gli artisti, noti e meno noti, più e meno affermati. Tanti percorsi artistici, tanti modi di pensare, scrivere, interpretare la poesia. Persone completamente diverse tra loro, di tutte le età. Uomini, donne; nel fiore della giovinezza o nel pieno della maturità; con i percorsi di vita più diversi, dal direttore marketing alla giovane attrice, dal giornalista allo studioso. Uno spaccato di un mondo composito e vivo di grande interesse.

Reading di Jacopo Ramonda. I suoi testi sono stati pubblicati sul XIII quaderno di poesia contemporanea edito da Marcos Y Marcos

Tra questi naturalmente, c’era anche il monregalese Jacopo Ramonda, con le sue prose brevi. Tra gli interventi più curiosi della giornata ci sono stati sicuramente quelli di Mauro Bersani, direttore editoriale di Einaudi, che ha fatto ascoltare le letture di due poetesse contemporanee (Patrizia Cavalli e Mariangela Gualtieri) e il loro particolarissimo approccio alla lettura, Davide Rondoni, che ha parlato del suo modo di vivere la poesia, soffermandosi sulla “grazia”, necessaria a un buon testo poetico. In sostanza, è un buon testo quello in cui, per usare le sue parole, “non si sente il tavolo”. Non si avverte il lavoro di costruzione sotteso alla composizione, ma il discorso fluisce naturalmente, come se fosse pronunciato in una conversazione quotidiana. Infine, ha destato molto interesse la mini esibizione di Federico Sirianni, che ha parlato del rapporto tra la canzone e la poesia, della sfida del musicare un testo poetico portando il punto di vista del cantautore. La poesia e la canzone sono due arti molto diverse: entrambe hanno pari dignità e possono essere di alto livello qualitativo, ma richiedono un tipo di lavoro diverso, con delle difficoltà molto diverse. Ha accompagnato queste argomentazioni proponendo tre esempi: il "Suonatore Jones", di Edgar Lee Masters musicata da Fabrizio De Andrè, un testo di Caproni musicato da lui stesso e la sua canzone "Ascoltami o Signore".

Foto di Alma Boulevard

Paola Loreto, foto di Alma Boulevard